4 luglio 2019, attivisti bruciano le bandiere americane davanti alla Casa Bianca

Il 4 luglio 2019, festa dell'Indipendenza in America, alcuni attivisti hanno bruciato delle bandiere davanti alla Casa Bianca per protesta

4 luglio 2019, proteste davanti alla Casa Bianca
4 luglio 2019, proteste davanti alla Casa Bianca

È il 4 luglio 2019, e in America è la festa dell’Indipendenza dalla Gran Bretagna. E il Presidente Trump, nel discorso dalla Casa Bianca, rivolge quello che sembra essere un appello all’unità. L’America “è più forte di quanto non sia mai stata“, dice.

4 luglio 2019: le proteste davanti alla casa Bianca

Eppure, poco prima c’erano stati scontri proprio davanti alla Casa Bianca: un gruppo del partito rivoluzionario comunista aveva dato fuoco ad una bandiera americana proprio lì davanti. I militanti erano guidati dall’attivista Joey Johnson, e mentre bruciavano la bandiera hanno cominciato a gridare lo slogan “l’America non è mai stata grande”. A quel punto però si sono scatenate le reazioni dei sostenitori di Trump, e per sedare gli scontri è dovuto intervenire il Secret Service. Alcune persone, pare, sono state fermate.

Il discorso di Trump per il 4 luglio

E mentre tra la folla accadeva tutto questo, Trump nel suo discorso ricordava le personalità che hanno reso “grande” l’America, tra successi e conquiste, citando le forze armate e i diritti civili.“Molto presto pianteremo la bandiera americana su Marte”, ha promesso il Presidente. Quella stessa bandiera che i sui connazionali avevano appena bruciato. Trump ha parlato della “storia epica di una grande nazione la cui gente ha rischiato tutto per ciò che sa essere il giusto e la verità“, e le battaglie giuste come quella per l’abolizione della schiavitù, con riferimento, anche, a Martin Luther King.

Nessun accenno alla poltica

Nessun tema politico però. L’avvertimento dei democratici deve essere stato sufficientemente chiaro: se avesse approfittato del discorso per citare i suoi slogan, i democratici lo avrebbero ritenuto un comizio. E allora, le spese non sarebbero più state a carico dello Stato ma del Presidente stesso. Spese che non sarebbero state certo modiche, se si considera che i quasi 50 minuti di discorso del Presidente sono stati inframezzati dal passaggio dell’Air Force One e dei bombardieri B-2, che come ricorda Repubblica, costano “140 mila dollari per ora di volo“.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.