G20, i veleni tra Theresa May e Vladimir Putin sul caso Skripal

G20, May contro Putin sul caso Skripal
G20, May contro Putin sul caso Skripal
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L’appena cominciato G20 in Giappone fa già registrare le prime faville fra i protagonisti, faville letteralmente “al veleno” fra la premier britannica uscente Theresa May e il leader russo Vladimir Putin. A margine dei preparativi per giungere alle fasi tecniche  e specifiche del mega vertice mondiale, la May ha gelato il clima con Mosca affermando che “i sospettati dell’attacco di Salisbury Novichok dovrebbero essere consegnati alla giustizia”.

L’attacco di Theresa May al G20

L’attacco è diretto e per niente allusivo. La premier Uk ha affermato senza mezzi termini in una intervista alla BBC che a parere dei suoi servizi il Regno Unito è convinto in maniera granitica che dietro quella torbida spy story ci siano due agenti del GRU, il famigerato ed efficacissimo servizio di intelligence militare russo, erede di quel KGB nelle cui file lo stesso Putin aveva militato con gli anni di stanza a Dresda in piena Guerra Fredda. In quell’occasione vennero avvelenati l’ex spia Sergei Skripal e sua figlia Yulia.

Il caso Skripal

Era il 4 marzo 2018 e Skripal venne avvelenato con un agente nervino già in uso all’esercito sovietico e “censito” dal MI6 durante la Guerra Fredda, quando le spie del Politburo lo usavano nei bar intorno al famigerato Check Point Charlie. Dal canto suo il Cremlino aveva sempre negato ogni suo coinvolgimento, fin da quando la May aveva calato il suo primo affondo poco più di un anno fa. Skripal, che sopravvisse all’avvelenamento (che invece uccise una donna entrata in contatto con lui) era una ex spia russa che, come il mitico Kim Philby ma invertendo il percorso, aveva saltato il fosso e si era messo al servizio del Regno Unito.

Scotland Yard e il CPS sostengono che “ci sono prove sufficienti per accusare i due russi, Alexander Petrov e Ruslan Borishov, di quel blitz al veleno”, ma Putin ha smentito proprio in queste ore per l’ennesima volta, affermando che quei suoi due agenti “non sono criminali”. Una risposta che fa il paio con la proverbiale verve bizantina di Putin, che non ha affermato la loro estraneità ai fatti, ma solo che non sono criminali. A voler leggere fra le righe potrebbe anche significare che lui non ritiene la punizione per un traditore un crimine. Il primo incontro bilaterale fra i due leader nel G20 ha comunque tenuto pienamente fede all’argomento che lo ha caratterizzato: il veleno.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.