Sito di uncinetto banna Trump e i suprematisti bianchi

La più grande web community degli Stati Uniti di amanti dell'uncinetto, con più di otto milioni di iscritti. ha deciso di bannare tutti i suprematisti bianchi.

Donald Trump
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Può la democrazia sconfessare la sua stessa natura ed escludere da un sistema coloro che su quel sistema sono critici e che ne vogliono la morte? Certo che si, ma rischia di essere democrazia incoerente e farlocca. E’ un dilemma antico come antica è questa controversa forma di governo, il dilemma per cui, secondo un paradosso irrisolto, chi si oppone ai sistemi anti democratici è costretto a volte a far tacere gli sponsor di questi ultimi.

Sito di uncinetto banna Trump

Tuttavia, nel momento stesso in cui lo fa, sconfessa la stessa democrazia nel nome della quale agisce. Insomma, per un democratico c’è sempre uno svantaggio in più: quello di dover far parlare comunque tutti per principio, uno svantaggio che non tocca invece, per esempio, un suprematista, che invece può permettersi di non dar voce alle minoranze e nel farlo ci guadagna anche in coerenza ideologica.

Il dilemma in questione sembra però non aver minimamente toccato gli amministratori di Ravelry. Che sarebbe? Semplice: è la più grande web community degli Stati Uniti di amanti dell’uncinetto, con più di otto milioni di iscritti e ha deciso di bannare dalle sue pagine tutti i contenuti suprematisti bianchi che emergono in particolar modo nelle chat, tecniche in partenza e sempre più soloneggianti e politicizzate dopo un po’. In parole più povere quelli di Ravelry hanno bannato senza se e senza ma Donald Trump e la sua biancodottrina da Mosè arianoide che “hoseparatoquestecazzodiacque”.

La decisione della community

In buona sostanza – come informa Linkiesta – la community ha deciso di “non tollerare più sulla sua piattaforma contenuti di sostegno alle idee del presidente e del cosiddetto white supremacism”. Sferruzzando sferruzzando, fra un punto croce e una ravanata nei gomitoli, questi signori che hanno ampie aderenze nella comunità Wasp degli Usa hanno deciso che manifestazioni, messaggi, allusioni di intolleranza razziale su un sito che ha fatto dell’inclusione il suo mantra non dovranno essercene più.

Sarà pure inclusione nel nome delle bavettine fatte in casa per i bebè, sferruzzando sulla poltrona come l’archetipo di tutte le nonne del mondo, ma sempre inclusione è. “Non possiamo offrire uno spazio che vuole essere inclusivo per tutti e, allo stesso tempo, fornire una piattaforma per il suprematismo bianco”. Così recita una nota social ufficiale della community, e a chi non piace tanti saluti e vada a far calza altrove.

Dato sociologico

Il dato sociologico è più importante di quanto il contesto “leggero” faccia supporre: negli States a trazione multietnica la percezione netta che con questa storia della supremazia si stia davvero esagerando è fortissima e tutti, ma proprio tutti, sentono che è giunto il momento di fare qualcosa, ciascuno secondo la sua indole, parte, club, loggia o gruppo di bevute al bar il venerdì sera.

Da Ravelry fanno comunque sapere che “non ci saranno provvedimenti retroattivi. Chi in passato ha fatto propaganda sul sito per Donald Trump sarà graziato. L’importante è che non lo faccia più. Al tempo stesso, anche gli utenti Dem dovranno essere, di fatto e non solo di nome, democratici. Non vadano ad attaccare i sostenitori di Trump e non cerchino di intrappolarli obbligandoli a esprimere le loro idee (e quindi a essere bannati)”.

La faccenda è dunque bipartizan ma prende ovviamente l’abbrivio dalla parte più “fegatosa” fra quelle che usa(va)no la community per esprimere le loro idee politiche. Parte che è, manco a dirlo, la parte che osanna piglio e condotta del capo aranciato della Casa Bianca. I media si interrogano in queste ore sul sottilissimo limite fra affermazione forte di un diritto tropo spesso represso e censura elegante di un diritto altrettanto forte, quello al dissenso, anche se dissenso becereggiante, trucido e innestato su valori in negativo. Ma a loro, a quelli di Ravelry, non frega nulla. Loro sferruzzano a maglia, e quando trovano un gomitolo arancione, magari per dispetto, ci fanno un poncho messicano.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.