Crisi Venezuela: cos’è il Sebin,il braccio armato di Maduro

Radiografia del Sebin, il braccio armato del regime di Nicolas Maduro in Venezuela. Il Sebin è accusato dalle organizzazioni per i diritti umani di torture e persecuzioni

Nicolás Maduro
Radiografia del Sebin, il braccio armato del regime di Nicolas Maduro in Venezuela. Il Sebin è accusato dalle organizzazioni per i diritti umani di torture e persecuzioni
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E’ il terrore dei cittadini del Venezuela, e da qualche mese è alla ribalta delle cronache mondiali con i suoi blitz, l’ultimo dei quali ha portato i suoi membri, poche ore fa, a cinturare il Parlamento.

Chi sono gli agenti del Sebin

Chi sono davvero i duemila diavoli di Maduro? Radiografia del Sebin, il Servizio Bolivariano di Inteligence Nazionale, il braccio occulto, braccio armato, del Presidente chavista, che ha nella sua polizia politica uno dei contrafforti del suo potere e l’argine principale, assieme all’esercito, alla rivoluzione di Juan Guaidò.

ne parliamo in pausa pranzo

Le attività del Sebin

Secondo lo statuto fondativo, la funzione principale di Sebin è “eseguire attività di intelligence e controspionaggio per neutralizzare le minacce reali o potenziali allo stato”. È stato creato con mansioni allargate e di facciata il primo del 2010 dal presidente Hugo Chávez per sostituire la direzione dei servizi di intelligence e prevenzione (Disip). Chavez, che è morto nel 2013, aveva promesso che sarebbe stato “vitale” contro gli attentati alla sicurezza dello Stato.

El Presidente” aveva via via potenziato l’intelligence elettronica, gli armamenti personali (quasi tutti tedeschi HK ed austriaci Steyr, non russi), creato un battaglione snello di incursori “para silvas” e con prerogative anti terrorismo omologhe alle teste di cuoio, edificato uffici sotterrenei ed eliporti nelle zone a margine degli Ilanos ed aumentato le prerogative politiche ed operative del servizio, fino a rasentare l’incostituzionalità militante e militare.

Le accuse da parte delle organizzazioni per i diritti umani

Il Sebin è stato classificato dalle organizzazioni per i diritti umani come “strumento di persecuzione politica” ed oggi di fatto dirige l‘offensiva contro i parlamentari venezuelani accusati dalla fallita ribellione militare guidata dall’avversario Juan Guaidó. I difensori dei diritti umani denunciano arresti arbitrari, torture e persino omicidi legati alle attività del reparto.

La mission originaria del Sebin e il suo campo di azione era a due binari: lotta al traffico di droga ed alla criminalità organizzata, un “paravento” creato da Chavez per giustificare una polizia che aveva tutte le brutali prerogative del famigerato BOPE brasiliano, ma in salsa socialistese e con connotazioni politiche molto più marcate. “Fin dagli esordi il Sebin è stato uno strumento di persecuzione per ragioni politiche”, ha dichiarato a AFP Gonzalo Himiob, direttore dell’ONG Forum Penale.

I dati sull’attività del Sebin

Il numero di “prigionieri politici” in Venezuela è stimato oggi a 857 persone. Si stima che dal 2014 al 2017, nell’arco temporale delle proteste post chaviste ed anti maduriste il Sebin abbia fatto circa 170 morti, con le tremende celle di detenzione del servizio – dove la tortura con stracci imbevuti di solventi è un must e il manuale Kubark della Cia ha trovato una paradossale applicazione allo stato dell’arte – che hanno accolto migliaia di manifestanti.

Il numero di agenti che fanno parte del Sebin è riservato. L’ONG “Una Ventana a la Libertad”, sostenitrice dei diritti dei prigionieri, stima che ci siano circa duemila funzionari tra agenti e personale amministrativo. I documenti della vicepresidenza, di cui è subordinato, dettano la linea d’azione che passa per “la garanzia di continuità” della “Rivoluzione Bolivariana”. A capo del Sebin, secondo recenti informative dei servizi Usa, ci sarebbe il generale Gustavo González López, già direttore del servizio richiamato in carica da Maduro per i suoi metodi spicci dopo il fallito golpe del 30 aprile scorso.

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Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.