Guerra in Libia, continuano i problemi nel Paese: oltre cento le vittime

Incontro diplomatici per evitare che la guerra in Libia si estenda a macchia d'olio in tutto il Paese. Previsto un incontro anche a Roma.

Guerra in Libia, le strategie delle due fazioni
Guerra in Libia, le strategie delle due fazioni (foto AdnKronos)

La situazione della guerra in Libia peggiora di giorno in giorno. Il numero delle vittime ha superato le 100 unità e oltre 500 sono i feriti; questo è il bilancio parziale da quando il comandante Khalifa Haftar ha lanciato l’offensiva per impossessarsi della città di Tripoli. La notizia è stata fornita dal quotidiano “Ahram” che ha citato fonti dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Guerra in Libia, la situazione

Oggi è il dodicesimo giorno di conflitti. Intanto Haftar si è recato a il Cairo in cerca del sostegno del Presidente dell’Egitto Abdel Fatah al Sisi. Il Qatar, invece, è impegnato nell’azione diplomatica al fianco del Governo di Tripoli.

Le contromosse di Serraj e le varie alleanze

Secondo fonti estere la visita di Haftar in Egitto evidenza chiaramente la debolezza della missione. Ed è proprio a tal proposito che il generale si sarebbe rivolto a un altro Paese per ricevere il sostegno necessario nell’azione militare. Intanto il Governo, guidato dal Premier Fayez Serraj, fa sapere di voler riprendere il dialogo. L’obiettivo è quello di evitare un peggioramento della situazione e un ulteriore spargimento di sangue. Non è escluso, però, che la tensione possa determinare il rischio di un conflitto a livello regionale. Appoggio del Governo di Tripoli per Qatar e Turchia mentre Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi si sono schierati con la fazione opposta.

Il ruolo del Qatar

Il Qatar, nonostante tutto, ha intenzione di avviare un’azione diplomatica. In questi giorni si sono tenute alcune missioni a Parigi e Berlino: oggi toccherà all’Italia. Il Ministro degli Esteri Mohammed bin Adbulrahman al Thani incontrerà il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’intenzione è quella di coinvolgere la comunità internazionale al fine di evitare una guerra civile. L’altro rischio, invece, è ancora più pericoloso. Si vuole evitare, infatti, la cosiddetta regionalizzazione del conflitto.

Redazione CiSiamo
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