Silvia Romano, cosa sta facendo il Governo italiano per trovarla?

Silvia Costanza Romano è stata rapita in Kenya quattro mesi fa. Cosa sta facendo il Governo italiano per ottenere (nella speranza che la ragazza sia ancora viva) la liberazione della volontaria italiana?

Silvia Romano
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Silvia Costanza Romano è stata rapita in Kenya quattro mesi fa. Da allora nessuno ha avuto più sue notizie. Il governo del Paese africano, dopo aver diffuso dei comunicati che avevano ridato un po’ di speranza ai familiari, e dopo aver arrestato degli uomini che parrebbero coinvolti nel rapimento, non ha dato più notizie. Di più, proprio ieri, mercoledì 27 marzo, la notizia che il Kenya ha respinto per l’ennesima volta gli investigatori italiani. Ma cosa sta facendo il Governo italiano per ottenere (nella speranza che la ragazza sia ancora viva) la liberazione della volontaria italiana?

Silvia Costanza Romano rapita in Kenya

“Amo stringere i denti ed essere una testa più dura della durezza della vita”, aveva scritto la giovane cooperante di appena 23 anni su un post su Facebook. Silvia Romano si era laureata con una tesi sulla tratta degli esseri umani ed era in Kenya per conto della Onlus Africa Milele. In pratica, stava facendo quello che per una parte del Governo è un vero e proprio mantra da anni. Stava aiutando quella gente a casa loro.

Eppure, dopo un primo tempo dove discorsi (anche sinceri, a dire la verità) si erano susseguiti a raffica per ottenere una rapida liberazione della ragazza, per un po’ tutto è taciuto. C’era stato bisogno di un messaggio su Twitter da parte dell’ex calciatore della Juventus Claudio Marchisio per riaccendere le telecamere colpevolmente spente di noi giornalisti. Il messaggio era arrivato in occasione dei 100 giorni della scomparsa della giovane.

In quell’occasione le telecamere si erano riaccese, ma per poco. La batteria doveva essere scarica. O forse, più semplicemente, quelle stesse telecamere hanno deciso di puntare i loro obbiettivi su qualcos’altro.

Ultime news dal Kenya

Negli ultimi tempi, poi, in Kenya sono iniziate a circolare alcune voi, spacciate come ultime news sulla vicenda. Tra i media locali, qualcuno ha iniziato a sostenere tesi abbastanza strampalate, forse ispirate direttamente da qualche film mal sceneggiato di spionaggio. La prima: Silvia sarebbe stata uccisa in uno scontro a fuoco tra i suoi rapitori e gli islamisti somali di al Shabaab a cui i sequestratori avrebbero voluto venderla. Secondo questa tesi, i due gruppi si sarebbero messi a litigare per non si sa quale motivo e a farne le spese sarebbe stata la giovane.

La seconda tesi dei media locali, ancor più strampalata, dipinge Silvia Romano come una trafficante di avorio infiltrata in Kenya. La sua uccisione, dunque, sarebbe stata organizzata da altri trafficanti suoi concorrenti. Queste sono tutte falsità che servirebbero più che altro a coprire l’incapacità degli investigatori locali africani.

Cosa sta facendo il Governo?

Ora, ci poniamo una domanda: cosa sta facendo il Governo italiano per ottenere la liberazione della ragazza? Difficile dare una risposta. Sicuramente in Kenya sono stati mandati diversi solleciti, almeno 12, per chiedere di poter fare entrare nel Paese investigatori africani. Però il Kenya gli ha sempre respinti, e non si sa bene il motivo. Inoltre, a parte questo, il Governo ha fatto poco niente. Anche i comunicati dalle più alte cariche istituzionali si sono fatte rare come la neve nella giungla.

Proprio ieri, il Premier Giuseppe Conte si è lamentato dell’ostruzionismo del Kenya. Accogliamo con piacere le sue lamentale, ma chiediamo: a parte lamentarsi e dare la colpa a qualcun altro, si può fare qualcosa di concreto?

Inoltre, preoccupano ancora un po’ le prime dichiarazioni di qualche politico in merito alla vicenda. Qualcuno aveva infatti detto che la ragazza era la “solita oca che invece di occuparsi degli italiani poveri era partita per l’Africa”. Speriamo che chi può veramente fare qualcosa per fare luce su questa brutta storia non sia della stessa opinione.

Potremmo anche essere d’accordo, infatti, nel dire che sia meglio aiutare chi è più vicino a noi, perché di quella persona è più facile conoscerne i problemi e quindi arrivare a una soluzione. Però questo è proprio quello che stava facendo Silvia. Lei aveva studiato per questo. Stava aiutando veramente chi conosceva bene, quindi chi in un certo senso le era più vicino. Lei, in un mondo dove tutti seguono mode intellettuali – si “combatte” un po’ per la liberazione del Tibet e poi con la nuova stagione si passa a “combattere” il surriscaldamento globale -, aveva scelto la sua battaglia, e la stava combattendo. Quindi non merita di essere dimenticata, soprattutto dal Governo del suo Paese.

Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.