Muro Messico-Usa: “Paghiamolo con i soldi del Chapo”

L’idea di Cruz è stata postata in un tweet subito dopo la notizia della condanna inflitta al "Chapo". "La giustizia degli Stati Uniti ha prevalso nel condannare Joaquin Guzman Loera, noto anche come El Chapo".

Confine Usa-Messico
Donald Trump ha deciso che la barriera al confine tra Usa e Messico sarà di pali di ferro nero per assorbire il calore e acuminati in cima per scoraggiare le scalate dei migranti

Il muro di Trump? Lo pagheranno i soldi sporchi del “Chapo”. Arriva da Ted Cruz, senatore repubblicano del Texas intervistato da Jimena Tavel per El Nuevo Herald, l’ultima rivelazione sul modo di sostenere i costi del muro che Donald Trump vuole erigere al confine con il Messico: utilizzare lo sconfinato patrimonio del padrino messicano di Sinaloa, condannato poche ore fa all’ergastolo da una corte federale di Brooklyn, per finanziare una struttura che sta dividendo le parti politiche, l’opinione pubblica e quella internazionale da tempo.

Ma in America quello di The Wall è innanzitutto un problema di danè, prima ancora che di etica, e il pungolo dei democratici sul nervo scoperto dei finanziamenti all’opera sta facendo penare non poco il presidente.

ne parliamo in pausa pranzo

L’idea di Cruz

L’idea di Cruz è stata postata in un tweet subito dopo la notizia della condanna inflitta al “Chapo”. “La giustizia degli Stati Uniti ha prevalso nel condannare Joaquin Guzman Loera, noto anche come El Chapo – ha scritto il senatore -. I pubblici ministeri federali chiedono il sequestro di 14 miliardi di dollari, provento del traffico di droga e relativi ad altri beni illegali del boss. Questi beni dovrebbero essere utilizzati per finanziare il nostro muro”.

Cruz mette subito in chiaro, con quel “nostro”, che non si tratta di una boutade da social e che probabilmente Trump era già stato messo al corrente dell’idea lanciata sul web.

Il budget per i fondi all’opera è ancora latitante, nel senso che non è stato ancora approvato e i 4 miliardi di dollari necessari ad avviare le infrastrutture base (5,7 per l’opera completa) sono ancora bloccati nel lungo braccio di ferro con l’ala oltranzista dem che fa capo a Nancy Pelosi.

Il primo blocco dei beni del Chapo aveva già fruttato quasi 80 milioni di dollari, quando gli investigatori federali avevano fermato Pedro e Margarito Flores, proconsoli di Guzman in Illinois, ma il bottino totale del padrino sarebbe stato stimato in tutto in oltre 14 miliardi di dollari. Con somme simili e prescindendo dal giudizio etico con la faccenda, Trump potrebbe raccordarsi con la Muraglia Cinese, a volerlo.

Commenta su Facebook
Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.