Crisi Venezuela: spunta il dossier su Juan Guaidò

Dan Cohen e Max Blumenthal, scrittori Usa, hanno messo insieme un "dossier Guaidò" sull'autoproclamato Presidente venezuelano. Ne è emerso un quadro in cui a giocare un ruolo di primo piano sono proprio gli Stati Uniti.

Juan Guaidò
Crisi in Venezuela: è guerra tra gli ambasciatori di Nicolas Maduro e di Juan Guaidò a colpi di dossier e accuse di frode

Lo hanno chiamato “dossier Guaidò”. Nella delicatissima situazione attuale del Venezuela proprio non poteva mancare, in un gioco delle parti dove Maduro pare tiranneggiare anche nel ruolo di “cattivo” ma che vedrebbe distribuiti un po’ meglio responsabilità, intenti e occultismo politico internazionale. Al di là della partigianeria di chi quel dossier lo ha imbastito (il Manifesto ci ha tirato su un gran bel pezzo) spunti di riflessione sul suo protagonista, auto proclamato Presidente di uno Stato che invoca la democrazia forzandone uno dei principi cardine, ce ne sono.

Guaidò, il “guarimbero abusivo”

Dan Cohen e Max Blumenthal, due penne che negli Usa e all’estero hanno fatto le pulci ai peggiori scenari possibili, su Juan Guaidò si sono fatti qualche domanda e trovato anche qualche risposta. In buona sostanza Guaidò sarebbe un “guarimbero abusivo” creato appositamente per incarnare il ruolo di liberatore del Venezuela, tutto questo malgrado il fatto che lui, con libertà e numeri per invocarne il ripristino, avrebbe poco a che fare.

Gli esordi con “Voluntad Popular”

La “guarimba” è un gioco di strada caraibico da cui, a metà degli anni 2000, venne tirata su la parola chiave per descrivere i movimenti anti chavisti, prima intellettuali, poi di piazza. Guarimba è letteralmente “rifugio”. Il giovanissimo Juan è membro attivo di questo movimento ma defilatissimo. E’ figura di terzo piano – un po’ come il coordinatore provinciale di un partito italiano – ma appartiene alla generazione di quei “2007” che, in Venezuela, hanno preso la patente dell’anticomunismo. Lo stesso partito di Guaidò, “Voluntad Popular”, si inquadra in una destra che le grandi opposizioni liberali hanno messo in imbarazzato cantuccio; i suoi militanti sono particolarmente violenti e nelle guarimbas degli anni passati hanno fatto scialo di botte e vandalismi assortiti.

L’incontro in Florida con Scott e Rubio

Ma Guaidò è anticomunista, piccino al punto da non essere monitorato nei suoi movimenti e – dicono i due reporter – ambizioso come pochi. Abbastanza da suscitare le attenzioni di Washington. Guaidò ama la Florida – chi non la ama? – e dal 2014 in poi compie viaggi a Miami, dove compra una casa nella zona di Collins Avenue, a South Beach. Guaidò è ingegnere e si infila nei lavori per il rifacimento di Indian Creek, a due passi da casa. L’appartamento è a due passi da una sede della TD Bank, al 6048, molto molto frequentata dai due grandi ciambellani di Washington DC del sunshine state, il governatore Rick Scott e il deputato Marco Rubio.

Guaidò “paladino dello Zio Sam”

Sono costoro a introdurre Guaidò nelle stanze della vice presidenza Usa. Mike Pence ha un progetto in testa, un progetto e un dossier: Guaidò ha frequentato quasi tutti i corsi politici a trazione Cia che gli Usa mettono in campo in mezzo mondo per formare paladini dello Zio Sam; loro, da sempre, per certe cose si attrezzano prima, perfino la crotalissima Russia di Putin arriva seconda in questo gioco dove a vincere, se non sono gli Usa, è Israele. E’ stato a Belgrado e ha studiato con quei matti di Optor, serbi che si specializzano in sovvertimento di regimi comunisti. Convocato a Washington, Juan viene incoronato “uomo ideale” e non dalle Playmates, ma da coloro che cercano il candidato giusto per infilare il piede nella porta del post chavismo di Maduro.

La scalata politica

Ecco che, improvvisamente, Guaidò diventa, da scolaretto politico, Presidente dell’Assemblea Nacional, del Parlamento, ma senza elezione, per investitura, della serie in Venezuela “cianno” il vizio di bypassare il voto, ad ogni livello. Il suo partito passa, in un lampo, dalla sua truzzissima veste di “Movimento sociale caraibico” a quella più paciosa e rassicurante di una specie di “Casa delle Libertà al guacamole” e lui stesso scavalca ben quattro candidati più di peso nell’arrivare a ricoprire la carica di capo del Parlamento, cioé di persona che, se poi fa il salto della quaglia e si inventa Presidente, ha almeno la giustificazione di una base alta, per quello zompo. Insomma, in pochi mesi e grazie alla ghenga della Florida e ad un piano ben congegnato dal vice di Trump, Juan diventa stella di prima grandezza in un universo che prima, al più, lo annoverava fra gli asteroidi vaganti. Il resto è storia recentissima, storia di questi giorni in cui le ragioni della libertà “abusiva” e quella della tirannia “legittima” stanno cozzando con immenso fragore sulle teste, e nella pancia, dei venezuelani.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.