Crisi in Venezuela, repulisti di Maduro fra i pretoriani: arrestati diversi ufficiali

Prove di forza per Nicolas Maduro che ha fatto arrestare diversi ufficiali ritenuti responsabili dell'instabilità della sicurezza nel Venezuela.

Nicolas Maduro
Nicolas Maduro

Nicolas Maduro mette al sicuro il fronte interno e lo fa alla sua maniera: ha fatto arrestare 12 ufficiali della sua Casa Militar, l’unità che ha sede nel Palazzo presidenziale di Miraflores e che fornisce gli addetti alla sua sicurezza personale e ha diramato un ordine di servizio alla sua intelligence per monitorare ogni contatto fra i dissidenti politici che fanno capo a Guaidò e gli ambienti militari “sensibili”. In realtà, il numero sarebbe intorno alle venti unità.

Prove di forza per Nicolas Maduro


Sensibili a cosa? Alle lusinghe dell’avversario di Maduro e, soprattutto, a quelle economiche del bancomat che Guaidò ha a disposizione. Una relazione consegnata alla Seguridad chavista infatti citerebbe esplicitamente contatti economici fra persone fiduciarie di Guaidò e alcune società di prospezione geologica con sedi in Scandinavia e Portogallo: tutte hanno nel cda o in organico societario cittadini Usa.

I motivi degli arresti

Tornando agli arresti, Maduro ha fatto partire quella che El Nuevo Herald chiama, forse un po’ troppo avventurosamente, una “caccia alle streghe”. La strategia del presidente chavista invece è concreta ed empirica: nel momento più delicato della sua battaglia contro gli avversari, con le diplomazie nazionali che metteranno la stessa in agenda domani a Montevideo, l’intenzione è quella di stroncare ogni possibilità che il bubbone esploda dall’interno e dove fa più male, fra i cittadini in divisa cioè con velleità di putsch. Maduro ha un quadro chiarissimo delle forze e degli equilibri in campo e vuole che restino così.

Cresce la tensione nel Paese

L’ordine all’intelligence di monitorare chiunque sia in contatto con disertori o personale delle forze armate in congedo ha portato a scoprire una cellula di dissidenti che aveva come base logistica Miami.

Lì abita il generale in pensione Antonio Rivero e da lì quest’ultimo teneva i contatti con una ventina di ufficiali inferiori e sottufficiali delle trasmissioni, coordinati da un tenente colonnello con incarico di stato maggiore divisionale, uno che può mettere in chiavetta usb informazioni di peso. «Quel gruppo – ha denunciato Rivero – è composto da più di 12 persone; sono almeno 20, e credo siano state arrestate tutte».

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Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.