Speaker del Parlamento si fa fare una magia benefica ma non paga la “fattura”

Uno sciamano guaritore sostiene che la politica si era fatta fare una fattura benefica da lui grazie alla quale il suo successo sarebbe stato inarrestabile.

Speaker del Parlamento si fa fare una magia benefica
Speaker del Parlamento si fa fare una magia benefica

Ha trascinato in giudizio la speaker del Parlamento dell’Uganda e prima donna a ricoprire questa carica nella storia del paese, l’avvocato e già ministro Rebecca Kadaga. Lui è uno sciamano guaritore e sostiene che la politica a suo tempo si era fatta fare una fattura benefica da lui grazie alla quale il suo successo sarebbe stato inarrestabile.

Saldato solo parzialmente

Ma a suo dire la Kadaga non ha rispettato i patti e lo ha saldato solo parzialmente della somma pattuita. La surreale vicenda, surreale e vera come il sorgere del sole vede protagonista, nella veste di ispiratore della causa di risarcimento, Damiano Akunze, di professione guaritore, che ha depositato istanza presso l’Alta Corte di Jinja esattamente il 28 gennaio, tre giorni fa.

Nel documento depositato in cancelleria, secondo Daily Monitor, l’uomo sostiene che il primo settembre del 1990, quando la Kadaga era una 34enne già lanciata in politica ma affamata di successi come un barracuda, la stessa lo aveva raggiunto nel suo santuario di Buwanda, parrocchia di Lulyambuzy, distretto orientale di Kamuli, chiedendogli di attuare su di lei pratiche di medicina tradizionale per garantirle successo e fama.

L’accusa

Insomma, la madama, che proprio cartesiana cartesiana non doveva esserlo, gli avrebbe chiesto una fattura bianca. Estrapoliamo una fetta significativa di quell’accusa: “La convenuta (la sig.ra Kadaga) ha chiesto al querelante (il sig. Akuze) di lavorare su di lei in modo da ricevere un grosso incarico nel governo e di giungere a far parte dell’entourage presidenziale (ad onor del vero la Kadaga sarebbe poi diventata ministro della Cooperazione regionale, vacci a capire – ndr)”.

Ancora: “L’imputata non aveva denaro per pagare il querelante in quel momento. Quindi il querelante ha accettato di operare su di lei a condizione che avrebbe pagato Mr Akunze non appena ha ottenuti benefici. Il querelante ha operato sull’imputata per due notti, dal primo settembre e per tutto il due settembre 1990, e l’imputata ha successivamente riconosciuto il buon esito delle prestazioni che l’attore le aveva dato”.

Le promesse non mantenute

Surreale, se non fosse che stiamo citando atti giudiziari. Ma a quel punto accade qualcosa. Kadaga si dimentica del suo “santone benefattore” e, malgrado gli avesse promesso in pagamento soldi, tanti a dire il vero, più una casa, un appezzamento di terra e quattro mucche, lo scarica come un beccafico.

La genuinità giurisprudenziale di quel contratto, fattuale anche se esoterica, starebbe secondo il querelante in due dati citati in atti: La Kadaga venne chiamata subito dopo la “cura”, il 3 settembre 1990, dal presidente Museweni e nominata ministro e, attenzione dice il Gandalf equatoriale, lei avrebbe iniziato a pagare il conto.

E’ la prova provata questa, secondo il denunciante che sarà pure uno che magari abbaia alla luna da un montarozzo ma di certo non è un grullo, che la signora Kadaga aveva accettato i termini generali del contratto, altrimenti non avrebbe proprio pagato attribuendo il suo improvviso successo ad altri fattori più empirici.

“Il rifiuto del convenuto di pagare l’attore – sostiene Akuze nel documento – è in violazione del contratto in quanto l’attore ha fatto tutto il suo lavoro e ha amministrato la medicina tradizionale (traducibile in ‘ha tenuto vivi gli effetti della macumba’) fino a ottobre 2017 come contrattato dalla convenuta, ma quest’ultima ha, senza motivo, violato il contratto”.

La legge contro i gay

Fino ad oggi la speaker del Parlamento non ha risposto alla convocazione in tribunale, che è già attiva e valida.

Giova ricordare, magari per dare un po’ di sugo terragno alla vicenda, che Rebecca Kadaga è la promotrice della controversa e famigerata legge contro gli omosessuali in Uganda, iniziativa questa che fece scoppiare un casotto quando la parlamentare, alla guida di una delegazione, venne a parlare di Diritto Internazionale a Roma, prendendosi la benedizione di Papa Benedetto XVI che la ricevette in Vaticano.

Quell’episodio venne poi smentito fermamente dall’allora portavoce vaticano Padre Lombardi. Quella legge prevedeva l‘ergastolo o la pena di morte per i gay. Forse il santone ha sbagliato macumba.

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Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.