Omicidio Jamal Khashoggi, il consolato saudita pone il veto sulle indagini

Il team delle Nazioni Unite è stato frenato per le indagini sull'omicidio di Jamal Khashoggi. Il giornalista saudita è stato ucciso a Istanbul.

Jamal Khashoggi
Il giornalista Jamal Khashoggi

Il consolato di Istanbul dell’Arabia Saudita off limits per la delegazione Onu giunta a raccogliere elementi sull’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, ucciso il 2 ottobre del 2018 in maniera barbara quanto funzionale, secondo una linea investigativa accreditata, al suo essere un personaggio scomodo e poco gradito al principe ereditario Mohamed Bin Salman.

Indagine a titolo personale

È di oggi la notizia del diniego, da parte delle autorità saudite, a ché il team guidato da Agnes Callamard potesse svolgere la sua indagine. Indagine che, è bene chiarirlo subito in base alle dichiarazioni della stessa Callamard, è atto di iniziativa e non figlio di un atteggiamento ufficiale delle Nazioni Unite in termini di persecuzione penale del crimine commesso nel consolato saudita di Istanbul.

Il caso del giornalista morto nel Consolato

L’unico risultato che la Callamard potrebbe portare al palazzo di vetro è quello delle risultanze di un incontro calendarizzato con il procuratore capo di Istanbul, Irfan Fidan. Il magistrato aveva condotto indagini utili ad invididuare i presunti membri del commando dei servizi sauditi che aveva rapito e poi ucciso, mutilandolo, Khashoggi.

Sui suoi componenti pende, inevasa, una richiesta di estradizione. A fine ottobre Riad aveva ammesso che l’uccisione del giornalista era avvenuta all’interno del consolato in terra turca.

Chi era Kashoggi

Khashoggi era un po’ tutto: inviato del Washington Post, collaboratore della Bbc, già redattore di Al Watan e compagno di gioventù della versione globe trotter e business man di Osama Bin Laden. Prima di entrare in consolato aveva disseminato messaggi un po’ dovunque e con chiunque, dalla compagna fino all’entourage dello stesso Erdogan, di attivarsi se dalla sua visita in consolato non fosse tornato in tempi utili.

Così era stato: privato del cellulare all’ingresso e dopo essere stato filmato mentre vi entrava, non aveva fatto più ritorno. Né per le strade di Istanbul né nel mondo dei vivi.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.