Silvia Romano rapita in Kenya, la Polizia ferma un cooperante privo di autorizzazioni

Un cooperante italiano è stato fermato nella zona dove è stata sequestrata la giovane Silvia Romano. Ancora non risolto il caso in Kenya.

Silvia Romano
Silvia Romano, cooperante italiana in Kenya (foto Facebook)

La Polizia di Ngao, in Kenya, sta organizzando battute a setaccio nella zona del fiume Tana: gli agenti del bush coordinati dal comandate Marcus Ochola stanno cercando Silvia Romano ed avrebbero una pista “interna” che sconfessa una prima lettura per cui la cooperante rapita poteva essere stata portata in Somalia dalle task force straccione di Al Shaabab.

La dinamica del rapimento di Silvia Romano

La ragazza era stata condotta via con la forza da malviventi forse a trazione integralista due mesi fa; di lei non si hanno notizie certe da troppo tempo. Gli agenti stanno però incontrando non poche difficoltà perché quella zona off limits continua ad essere frequentata da volontari che, con sacrosanti appetiti umanitari, non tengono conto della pericolosità del contesto e soprattutto non danno comunicazione ai governi di provenienza.

Parla un volontario italiano presente in Kenya

È di pochi giorni fa la delicata vicenda che aveva visto protagonista un altro volontario italiano fermato in Kenya nella zona del fiume Tana, la stessa dove secondo la polizia che ho operato il fermo dovrebbe trovarsi Silvia. Il fermato in questione, il 24enne milanese Gian Marco Duina, è anch’egli un cooperante, volontario nella stessa associazione con cui prestava opera Silvia, Africa Milele.

Proprio Gian Marco aveva rilasciato, tempo fa, dichiarazioni in merito al misterioso rapimento della giovane concittadina; secondo il suo parere il villaggio di Chakama, dove era stato fermato, era un luogo relativamente sicuro in cui la sorveglianza armata era superflua. Con un’amica italiana, l’uomo era stato fermato nella zona di Ngao, dove vige un coprifuoco rigidissimo, innescato anche dalle pressioni internazionali che la vicenda del rapimento di Silva aveva innescato.

La situazione attuale

I due erano risultati in possesso di un solo visto turistico, privo cioè di qualsivoglia documento che attestasse la funzione di cooperante di Duina. Ma il luogo non ha alcuna connotazione turistica: è un ginepraio senza strutture ricettive e solcato in maniera costante da bandacce armate di ceffi che con l’Ak M80 kalashnikov ci dormono abbracciati più che con le “mogliere”.

L’unico modo per cavarsela da quelle parti, se le cose precipitassero, è segnalare ad organizzazioni autorizzate, a quelle locali ed alla Farnesina la propria presenza, motivandola secondo i protocolli operativi delle associazioni sotto il cui cappello si agisce e, nel caso della zona di Ngao, sapendo già che neanche quelle autorizzazioni serviranno.

Zona altamente pericolosa

Oggi la zona è definita “sensibile e pericolosa”, un range che un po’ fa il paio con la necessità del Kenya di non farsi trovare di nuovo con le braghe calate, un po’, magari, per oggettiva rispondenza a parametri di rischio elevatissimi. Insomma, nel dubbio uno proprio non ci va, da quelle parti.

Duina, globe trotter con screziature da cooperante autonomo, lo è di fatto: il sito malindikenya.net cita sue azioni in Tanzania e Zambia, il suo coinvolgimento in progetti calcistici e la sua presenza proprio nel villaggio di Chakama con la onlus Africa Milele, quella di Silvia, per un progetto chiamato “Crediamoci United”.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.