Viaggiare in aereo in sedia a rotelle: esiste una normativa?

Abbiamo provato ad andare in aeroporto per capire come si fa e se ci sono regole per viaggiare con una sedia a rotelle. Quello che è venuto fuori è qualcosa di agghiacciante, ossia che manca totalmente una normativa per far viaggiare le persone disabili.

Fonte Foto: https://it.finance.yahoo.com/notizie/la-sedia-a-rotelle-si-rompe-durante-il-volo-easy-jet-obbligata-a-risarcire-il-disabile-130937053.html?guccounter=1&guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&guce_referrer_sig=AQAAAHHxktmjdqqb-GsHivETZA3XeO77QPxBd68ctX6Y1KqRkvPdaT4XFnvGPB7JsIbjJa1nX_dOqCgQICYiGJhb3aaoAUmeaUlAYNtUpaXJZuzXMvl9ZJgQyVG89XiU5AB16ZNYWqRqxyyG_OvqHRuiozx2FrHD0Dg26rX5zHCoz45O

Avete mai provato a prendere un aereo muniti di figlio “diversamente imbarcabile”? Io no, nonostante ne sia munito, ma mi sono chiesto di che morte si debba morire nel tentativo di farlo e quindi ho speso 50 euro sul web e ho comprato una penna con telecamerina nascosta e sono andato a chiedere delucidazioni fingendomi interessato all’acquisto di un biglietto. Anzi, tre: per me, mia moglie e mio figlio di 5 anni, gravemente disabile.

Facciamo però prima un passo indietro. Quali sono le cose che si sanno, le voci che girano? Quali nozioni ti vengono snocciolate a noia dalle agenzie di viaggio, alle quali uno si rivolge naturalmente prima delle compagnie aeree? E quanto sono fastidiosi quelli che al bar dicono «L’altra volta sono andato a Roma in aereo e c’era un disabile» e adesso pensano di avere le competenze per sedere sulla poltrona del ministro alle disabilità? Che un po’ c’hanno anche ragione, visto che i criteri con cui sono state messe persone in posti decisionali inerenti la disabilità ad oggi sono risultati essere davvero questi. Però no!

Viaggiare in aereo in sedia a rotelle: sembra impossibile

La più classica delle risposte, quando si visita un’agenzia viaggi è: «La procedura completa va chiesta alle compagnie aeree. Ma una volta sono andata a Roma in aereo….» giuro! Uno si reca da qualcuno che organizza viaggi di mestiere e questi invece di tirare fuori un regolamento scritto con delle prassi aziendali inerenti la disbailità per ogni compagnia, ti rispondono esattamente come “Gigi del bar”. Almeno Gigi paga un giro e la sua inettitudine l’affoghi in un campari. Ma questi?

Poi ti senti dire che nel loro gestionale operativo (quello in cui cercano voli, navi e treni da proporti) « ….non c’è mica il filtro “disabilità”» e allora esci dall’agenzia prima di farti arrestare per percosse. Dopo settimane intere in cui ho capito che per le agenzie di viaggi – e i programmatori dei loro gestionali – i disabili non vanno in ferie (e nemmeno in ospedali di altre città a questo punto) ho deciso di andare alla fonte delle fonti: Malpensa. Mi sono messo nel taschino la mia penna spia e come un vero 007 sono entrato in aeroporto fingendo il nulla.

Viaggiare in aereo in sedia a rotelle: come si fa?

Io, la mia signora e il nostro piccolo Tommi abbiamo deciso di agire per gradi e la prima domanda l’abbiamo fatta al punto informazioni generico che si trova all’ingresso. Abbiamo optato per una scalata graduale – dal generico allo specifico – anche per valutare la rete interna sull’argomento, fondamentale.

« Salve, volevo alcune informazioni. Mio figlio ha 5 anni, ma è costretto sulla sedia a rotelle da una grave disabilità e non può sedere sui normali sedili dell’aereo perché non mantiene l’equlibrio da solo e ha bisogno della sua carrozzina o di una seduta specifica. Ci sono degli standard in merito? A chi posso chiedere?».

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Il tizio, al quale si dipinge un enorme punto di domanda in faccia, risponde “di mestiere” qualcosa che però ha senso, ovvero che in fase di acquisto del biglietto vanno comunicate le necessità, quindi la domanda va fatta ad una biglietteria. E me ne indica una proprio di fronte a noi. Io però voglio scavare un pelo per arrivare al punto anche sul discorso “rete interna” e chiedo se sia a conoscenza, a titolo del tutto informativo, dell’esistenza di standard in materia, una specie di linea guida generale, un po’ di luce in fondo al tunnel. Mi indica nuovamente le biglietterie e allora cedo e mi ci dirigo.

Fortunatamente non troviamo coda, quindi non indugiamo oltre e poniamo la domanda, identica a prima nel senso e nella forma. Ci viene confermata la faccenda della richiesta in fase di acquisto e aggiungono, incalzati, che ogni compagnia ha le proprie procedure. Insomma, non c’è uno standard di legge. Ognuno fa quel che vuole.

Viaggiare in aereo in sedia a rotelle: qualcuno conosce le regole?

La ragazza allo sportello, vedendoci abbastanza decisi ad avere delle risposte gioca il jolly e chiama in soccorso una collega presumibilmente più esperta. Viene fuori che per la sicurezza dell’aeromobile il disabile carrozzato non può rimanere “su ruote” durante la percorrenza, quindi la soluzione invece di mettere i freni e assicurare la carrozzina con dei fermi (come si fa da sempre sui mezzi pubblici) è quella di affittare una barella (alla modica cifra di un rene) e comprare un numero di biglietti pari al numero di sedili che non potranno essere venduti per via del posizionamento della barella.

Quindi mio figlio di 5 anni, disabile, se vuole prendere l’aereo, invece di avere… non so… azzardo: della agevolazioni, deve addirittura pagare di più. 
«Si». 

Molto bene. Chiediamo dove possiamo trovare una biglietteria di qualche compagnia specifica, ci indicano quella di Alitalia e la raggiungiamo. Ci viene confermata la baggianata della barella condita, però con una serie di dubbi sull’esistenza di ulteriori alternative. Dalla biglietteria chiamano un responsabile della compagnia per ottenere qualche informazione in più ma quello risponde di darci il numero del call center. 

Ma quindi viaggiare si può o no? Chi lo sa.

«Lalalalalalala non sento e se sento faccio finta di non sentire perché non so cosa rispondere». Sconsolati decidiamo di chiedere ad una compagnia straniera, ma la ragazza alla biglietteria ci risponde che in 10 anni di carriera ha visto solo barelle salire sugli aerei in casi simili al nostro. Basiti decidiamo di confrontarci con altre persone presenti all’aeroporto, disturbando chiunque fosse seduto o spingesse una carrozzina scoprendo poi che ci sono dei seggiolini d’auto omologati per i sedili degli aerei, ma non tutte le compagnie li accettano.

L’amarezza, concludendo, non sta nel fatto che 4 ragazze di 25 anni non siano state istruite a dovere dai propri datori di lavoro e non conoscano le prassi a menadito o che le compagnie aeree per le quali lavorino non abbiano degli standard. La vera amarezza è che, come al solito, le istituzioni non tutelano il cittadino disabile. Ci vanno degli standard di legge, non si può stare alle singole fantasie di amministratori delegati che magari pensano di sapere qualcosa sulla disabilità perché hanno visto “Quasi amici” e “Forrest Gump”. La vita vera non è un film puccioso. La vita vera è un continuo calcio nelle palle.

A cura di Francesco Cannadoro

Redazione CiSiamo
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