Ragazze madri in Italia: la storia di Carmen Speria, la “madre bambina”

Ragazze madri in Italia, Carmen Speria
Ragazze madri in Italia, Carmen Speria

Su CiSiamo.info abbiamo deciso di dedicare spazio, tante volte, alle ragazze madri, le quali spesso, in Italia, sono sole, discriminate, abbandonate delle istituzioni e in guerra contro pregiudizi e preconcetti. Qualche tempo fa avevamo raccontato le storie di tre donne, Arianna, Alice e Artemide, raccontando delle loro battaglie quotidiane, della loro guerra contro tutto mondo. Adesso facciamo qualcosa di diverso, di più difficile e più rischioso, per certi versi. Perché si sa, affrontare determinati argomenti in Italia espone chi sceglie di raccontare queste storie sempre al pericolo di subire un’insopportabile gogna mediatica.

La questione delle ragazze madri, infatti, va vista e affrontata su più fronti. Dopo aver affrontato la tematica dei “patrigni”, o meglio, degli “altri papà”, cioè quegli uomini che accettano di occuparsi di bambini che non sono i loro, arrivando ad accettarli come propri figli, parliamo adesso dei padri delle ragazze madri e di come hanno affrontato le gravidanze delle loro giovani figlie. Lo facciamo partendo da una storia straordinaria, già finita più volte, negli anni passati, al centro di molte prime pagine di giornali: la storia di Carmen Speria, la “madre bambina”.

Ragazze madri in Italia, cosa vuole dire essere il papà di una ragazza madre

Quale padre non ha mai avuto l’incubo di ricevere dalla giovane figlia la notizia che sta per diventare nonno? Forse tutti. A Salvatore Speria, il padre di Carmen Speria, è però successo veramente. E sua figlia aveva solo 14 anni.

“Sia io che mia moglie, quando abbiamo saputo della gravidanza di nostra figlia, avevamo pensato di farla abortire – ha iniziato Salvatore -. Carmen aveva 14 anni, e noi avevamo anche una figlia di un anno“. Però, continua, “mia figlia era contraria. Ed era stato proprio per paura che noi la obbligassimo ad abortire che ci ha tenuto nascosta la gravidanza per i primi tre mesiA questo punto dunque abbiamo deciso di rispettare la sua decisione“.

All’inizio, come aveva comunicato l’ospedale, doveva nascere solo un bambino. Poi, “il nostro medico di famiglia ci ha comunicato che i figli erano due – Continua Salvatore -. Per noi è stata una seconda mazzata“. Tuttavia, “abbiamo assorbito la notizia, ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo uniti attorno a nostra figlia. Perché alla fine i bambini sono una gioia”.

Ragazze madri in Italia, la storia di Carmen Speria

Carmen Speria ha avuto tre figli, due gemelli a 14 anni e una terza bimba a 16 anni. La sua storia ha fatto il giro del mondo. Carmen ha partecipato alla nota trasmissione televisiva 16 anni E incinta, programma che da anni racconta le storie delle adolescenti alle prese con una gravidanza precoce, fino a raccontare addirittura il momento del parto e anche la vita successiva alla nascita del figlio, quando la giovane madre inizia a stringere per le prime volte il suo bambino in braccio.

Poi sono cominciate le interviste, riportate su molti quotidiani e riviste, tra qui Fanpage e Gente. Infine Carmen ha deciso di raccontare la sua storia anche con un libro, intitolato appunto “Madre Bambina“. 

Ho cercato con il mio libro – dice Carmen – di trasmettere a tutte le donne e in particolare alle ragazzine della mia età i sentimenti che ho provato durante le mie due gravidanze e anche dopo. Ora sto crescendo i bambini da sola senza il papà, che ha preferito allontanarsi“.

La terza gravidanza

Carmen, dopo avere dato alla luce due gemelli, un maschio e una femmina, rimarrà ancora incita, questa volta a soli 16 anni. “Per noi è stata una terza mazzata – continua Salvatore –. Mia moglie è diventata un diavolo. Ci sentivamo addosso gli occhi della gente. Ci sentivamo dire: ‘Ma come si fa? Dov’è la madre? Ecco, l’ha fatto un’altra volta'”.

Poi, però, dopo il nuovo comprensibile choc, è arrivata la reazione. “Come abbiamo fatto con i due gemelli, avremmo fatto ancora”, afferma il papà di Carmen. “Sono stato io a scegliere il nome della terza bimba, e ho scelto Gioia. Ho detto ‘si chiamerà Gioia’, e così è stato. La cosa più bella me la trovo adesso, quando siamo tutti assieme in casa. E come se fossero miei figli”. Infine: “Il papà, con la prima figlia, si era imposto sul nome, e non ha voluto chiamarla Gioia, ma Noemi. Con la terza però io non ho ceduto, anche perché il ragazzo ormai era stato allontanato da Carmen“.

I problemi con il baby papà

Qui veniamo adesso a un altro punto centrale. I figli, che se ne dica, si fanno in due. Carmen, tuttavia, alla fine ha dovuto occuparsene da sola. “Lei ha fatto la mamma – continua Salvatore -. Al contrario, il padre non ha mai fatto il padre. Era un ragazzino, voleva uscire con gli amici e divertirsi. Ha sempre cercato di scappare dalle sue responsabilità. Non si è sentito mai padre, anche se ha messo incinta mia figlia due volte”.

I problemi burocratici

Alla nascita dei primi figli sono però iniziati alcuni problemi burocratici. Carmen, infatti, non poteva registrare i bambini con il suo cognome, perché la legge non lo permette. “Già dall’ospedale io e mia moglie abbiamo dovuto affidarci i bambini. Assieme abbiamo dovuto mettere loro un cognome di fantasia. Abbiamo scelto Fortunato“.

Poi “al suo sedicesimo compleanno, Carmen ha potuto registrare i figli con il suo cognome, che poi sarebbe il mio”. Adesso dunque si chiamano Speria, e questo, per il nonno, poco più che 40enne, è stata una bella notizia. “Almeno questo la legge ce lo ha concesso” – dichiara felice.

I problemi economici

A un problema che si risolve a uno che arriva. Ora in famiglia ci sono tante bocche da sfamare. E lo stipendio costante è solo uno: quello di Salvatore. Lo stato non ci aiuta – continua il baby nonno -. All’inizio Carmen aveva diritto a un sussidio. Si chiamava sussidio per le ragazze madri. Poi Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, lo ha tolto“. La famiglia infatti abita a Cervinara (Avellino).

Carmen, quindi, “è costretta a lavorare, nonostante la giovane età e i suoi tre figli, che, ovviamente, le tolgono molto tempo”. Pochi sono però disposti ad assumere una ragazza madre. E, infatti, “Carmen ha avuto solo contratti a tempo determinato. Ha fatto le pulizie, ha lavorato in un’azienda per sei mesi, poi è rimasta a casa”. Infine,non ha diritto nemmeno al reddito di cittadinanza, perché vive con me“.

Ora, come sappiamo, in Italia si fanno pochi figli. Questo sembra essere, secondo gli esperti e i politici, il grande problema della nostra nazione. Problema che qualche tempo fa avevano provato a risolvere con una campagna di sensibilizzazione di “dubbio gusto”, spendendo soldi inutili in cartelli che raffiguravano una donna che tiene tra le mani un clessidra con la scritta: “Il corpo ha una scadenza”. Al contempo, però, i fondi alle ragazze madri sono spariti. Uno scandalo.

Il desiderio di Carmen

Infine il padre ha voluto raccontare un sogno che sua figlia ha avuto mentre affrontava la sua prima gravidanza. “All’epoca aspettavamo un servizio che sarebbe uscito su Gente, più volte rimandato. Sempre in quei giorni c’era il Conclave, per decidere il Papa dopo Ratzinger. Mia figlia si è sognata che era sola in una piazza. Era spaventata dalle persone che passavano e che la ignoravano. A un certo punto qualcuno le ha messo una mano sulla spalla e l’ha confortata. Era il Papa, anche se quel papa non c’era ancora. Alla fine è uscito il servizio su Gente, e mia figlia si è trovata in una foto a margine della copertina vicino a Papa Francesco, appena eletto”.

Da qui il desiderio di far benedire i figli proprio dal Papa – conclude Salvatore -. Desiderio che per adesso non si è avverato”.

Ora, il sogno di Carmen, non ci vuole uno psicologo per capirlo, racchiude molto di ciò che capita a una ragazza che rimane incita in giovane età. Lei, con tutta probabilità, si sentiva sola. Soprattutto, si sentiva giudicata dalle altre persone. Da qui il desiderio, prima inconscio e poi razionale, di ricevere conforto da un’autorità. E chi meglio del Papa?

L’appello di Salvatore Speria

Salvatore Speria conclude la sua storia e quella di sua figlia lanciando un appello alle istituzioni. Questa volta non per lui e per la ragazza, ma per tutte le giovani che si sono trovate e si trovano nella stessa situazione di Carmen. Se non vengono aiutate dai genitori, che almeno vengano aiutate dallo Stato. Non bisogna lasciarle sole, in mezzo a una strada”. “Io e mia figlia – conclude – siccome siamo andati in televisione, siamo stati contattati da molte ragazze. Erano incinta e non sapevano cosa fare. Noi abbiamo fatto quello che abbiamo potuto per aiutarle. Una ragazza di Palermo, che come Carmen ha avuto due gemelli, un maschio e una femmina, ha deciso alla fine di chiamare i suoi figli Salvatore e Carmen“.

Ora, cari lettori, se siete arrivati fino a qui, e avete letto dunque tutta la storia di Carmen, forse avete qualche dubbio. Forse anche voi avete pensato quello che ha pensato chi ha conosciuto Carmen e l’ha vista rimanere incinta per due volte prima dei 18 anni. “Ma come si fa? L’ha fatto un’altra volta“. Beh, pensate quello che volete, giudicatela se vi va, tanto Carmen ha già dimostrato, crescendo tre bambini a 16 anni, di essere più forte dei giudizi della gente. Però, se volete giudicarla, non scordate mai una cosa: per quanto la vita di Carmen sarà difficile, e quella dei suoi figli sarà piena di ostacoli, quei bambini non si pentiranno mai di non essere mai nati.

Quindi, Carmen, vai avanti, contro tutti e contro tutto. Ce la farai, e, alla fine, avrai ragione tu.

Carmen Speria e la sua famiglia
Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.