Ragazze madri in Italia, cosa vuol dire fare il patrigno?

Dopo aver raccontato la difficile ma felice vita della ragazze madri, abbiamo deciso di parlare dell'altra faccia della medaglia: i patrigni, o meglio, gli "altri papà" che decidono di occuparsi di bambini che non sono i loro

Quando abbiamo deciso di raccontare le storie di alcune ragazze madri in Italia e di come, nonostante i pregiudizi delle persone e il disinteresse delle istituzioni, riescano ad andare avanti e non si pentano mai della loro scelta, non avevamo pensato al rovescio delle medaglia, ovvero a quegli uomini che si innamorano di loro… nonostante abbiano già un figlio!

Quali sono le difficoltà che devono affrontare? Su cosa puntano per farsi accettare dai figli delle loro compagne? Abbiamo provato a chiederlo direttamente a loro che, però, non ci piace definire “patrigni”, ma piuttosto “altri papà”.

Patrigni, o meglio “altri papà” in Italia

La questione del “patrigno” è emersa recentemente solo dopo un tremendo fatto di cronaca. Mi riferisco a quel bambino ucciso brutalmente a botte a Cardito dal compagno di sua madre. Ovviamente, però, gli “altri papà” non sono questo. Ci sono molti uomini, moltissimi uomini, che conoscono i loro “figli” solo dopo che questi hanno già qualche mese o addirittura qualche anno. Ma non per questo sono necessariamente meno “padri” di quelli biologici.

La storia di Davide

Davide sta aiutando a crescere un bambino che quest’anno compierà 7 anni e ci ha messo poco a farci capire che il paradigma che vede i patrigni come orchi cattivi che si vogliono liberare dei figli della nuova compagna non esiste, non è mai esistito, fatta eccezione per qualche favola banalmente scritta. Un’eccezione che non è mai diventata regola.

Davide, all’inizio, racconta come il merito di tutto sia stato della sua compagna, Noemi, che ha deciso di non escluderlo da ogni scelta che riguardava suo figlio, Marco. “Abbiamo avuto dei problemi iniziali – comincia Davide. “Perché purtroppo non riuscivamo a trovare un equilibrio da dare a Marco, che non riusciva a trovare una sua dimensione. Abbiamo così optato per una convivenza, e da lì ci è cambiata la vita in meglio. La nostra vita ha cominciato a essere in tre.” Poi Davide ha spiegato quale difficoltà ha avuto per far capire ad amici e familiari il rapporto che ha con Davide: “Tanta gente mi contesta che io non faccia un secondo bambino. Perché dicono ‘sangue del tuo sangue è sempre tuo sangue’. Però io non trovo differenze. Marco, anche se non si chiama come me, è comunque mio figlio“.

Davide infine conclude raccontando un episodio, che gli è rimasto impresso: “Alla festa del papà Marco ha voluto fare due disegni, uno per il suo papà e uno per me”.

La storia di Ambrogio

Ambrogio, invece, ha cresciuto due ragazze rimaste orfane del loro padre biologico: “Dal punto di vista affettivo ed economico io ho fatto tutto quello che ho potuto, per sostenerle e aiutarle. Ci siamo sempre confrontati e abbiamo preso assieme ogni decisione. Loro sono emigrate assieme alla madre dall’Albania. Erano piccole, ma il loro vero papà se lo ricordano e io non ho potuto sostituirlo. Ora la più grande ha avuto un figlio, e io continuo a darle una mano. Alla domenica, spesso, ceniamo ancora tutti assieme”.

La storia di Ambrogio è però diversa da quella di Davide. Quest’ultimo, infatti, non ha anche un figlio naturale. Ambrogio sì, essendo anche Papà di Alessandro. “Io e mio figlio siamo molto legati, facciamo lo stesso lavoro e sono riuscito a trasmettergli le mi stesse passioni. Non gli ho fatto mancare niente, come però non ho fatto mancare niente alle figlie della mia attuale compagna.”

Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.