Di Maio, la cravatta e lo scacco al Governo Conte Bis

Luigi Di Maio ha dato le dimissioni da Leader del MoVimento 5 Stelle. Per molti una manna dal cielo, per molti altri un bel problema, soprattutto per le tempistiche di questa scelta. Adesso il Movimento di Grillo ha bisogno di una figura che possa sostituire l'immagine di Di Maio e Vito Crimi, nominato reggente ad interim, potrebbe non bastare.

Fonte: Pagine FB Ufficiale di Luigi Di Maio

L’annuncio delle dimissioni di Luigi Di Maio da leader politico del MoVimento 5 Stelle ha lasciato tutti perplessi. Non per la scelta, non per la possibilità che questo accadesse – visto che negli ultimi mesi ci sono stati tanti scontri tra l’ala anti-Di Maio e il leader grillino, vedi anche lo scontro con Paragone e diversi addii nel M5S – ma per il pessimo o meraviglioso, a seconda dei punti di vista, tempismo.

A qualche giorno dalle votazioni in Emilia-Romagna e in Calabria, a qualche mese da quelle che si terranno in Liguria, Marche, Toscana e altre regioni rilevanti come la Campania, la sua regione, arriva una mazzata per l’esecutivo e per il MoVimento che sta vivendo, evidentemente, il suo peggior momento da quando è nato nonostante condivida con il PD il Governo Conte Bis.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, ha dichiarato che non ci sarà nessun problema all’interno della squadra governativa, ma sappiamo tutti che non sarà così. Di Maio ha, ancora una volta, messo sotto scacco il Governo ma questa volta senza dietrologie a suo favore. C’è da capire adesso chi possa essere il sostituto di Di Maio che, scravattatosi dalla direzione del Movimento di Beppe Grillo, sta lasciando un buco colmabile solo da una figura importante come quella di Alessandro Di Battista ma sappiamo la riluttanza dell’attivista romano nel ricoprire un ruolo di prima linea.

La palla, comunque, è passata a Vito Crimi diventato proprio ieri capo reggente ad interim del MoVimento 5 Stelle, ma sarà mossa giusta? La sua figura potrebbe essere allo stesso tempo progressista e conservatrice, così da accontentare scissionisti e fedelissimi, ma basterà per piacere anche agli elettori?

Al netto di come andranno le cose in futuro, c’è da chiedersi perché Di Maio ha inflitto un colpo così duro al suo esecutivo prima delle elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria? Sembra quasi lo sgambetto di Matteo Renzi che, una volta creato dal nulla il Governo Conte Bis decide di uscire dal PD e creare il suo partito Italia Viva. Il tempismo, in quel caso, era volutamente beffardo, ma questa volta perché? Perché mettersi nella posizione di poter diventare il baluardo della sconfitta, se dovesse accadere, del centrosinistra? Perché diventare un assistman di Salvini, della Lega e delle forze politiche vicine a quello schieramento?

Di certo la scelta di Di Maio non è arrivata all’improvviso e proprio per questo sarebbe stato opportuno formularla, per il bene del Governo, del Movimento, delle elezioni e di se stesso dopo il 26 gennaio anche perché, cravatta o non cravatta, lui nelle istituzioni c’è ancora visto che occupa ancora la poltrona da Ministro degli Esteri, o forse ci deve dire ancora qualcosa nelle prossime settimane?

Insomma, lo scacco al Governo è evidente, ma Conte dice che va tutto bene. Mi sembra di vedere la banda del Titanic che va avanti a suonare mentre la nave più imponente del mondo sta affondando. Qui di imponente non c’è nulla, ma sicuramente qualcosa sta affondando.