Premio Nobel per la Pace 2019: in Norvegia non amano gli svedesi

Greta Thunberg non vince il Premio Nobel per la Pace 2019. Al suo posto, questo riconoscimento spetta a Abiy Ahme, Premier Etiope. Perché?

Se c’è una cosa che ho sempre pensato, è che lassù, in Scandinavia, ogni stato pensi a primeggiare sull’altro. La Svezia vuole superare la Norvegia, che vuole primeggiare sulla Finlandia, che vuole ridicolizzare la Svezia, che al mercato mia nonna comprò. I fatti, però, sono un’altra cosa. Pensare che Greta Thunberg potesse vincere a 16 anni il Premio Nobel per la Pace era al quanto esagerato. È vero la paladina svedese ha, per fortuna, rimesso il mondo nelle condizioni di parlare di ambiente, dei cambiamenti climatici, delle catastrofi dolose o naturali che il sistema sta subendo anche per colpa nostra. E questo è un bene. Parlarne, fa sempre bene.

È vero anche che, nel mondo, ci sono cose ben più gravi e ben lontane dalla cura dell’ambiente. In paesi come quelli del Sud Est Asiatico, del Sud America o dell’Africa, ci sono ancora molti passi da fare per arrivare ai livelli di civilizzazioni, di scolarizzazione, di educazione (da un punto di vista prettamente ambientalista), di alimentazione dell’Europa. Soprattutto dell’Europa di cui fa parte Greta. Una porzione del Vecchio Continente ricca, non per colpa di qualcuno, anzi. Ma fare un paragone è impossibile. Per questo parlare di ambiente ed ecosostenibilità in luoghi dove non esiste l’acqua potabile, dove si mangia (poco) una volta al giorno, dove per spostarsi si usa qualsiasi mezzo, meglio se inquinante poiché significa ridurre le distanze da un luogo all’altro, è paradossale.

Le luci della ribalta fanno bene, sempre. Un vecchio detto dice che “bene o male, l’importante che se ne parli”. Ed è quello che sta affrontando Greta che qualche settimana fa ruggiva parole di fuoco a mezzo mondo politico, con il magone in gola, recitando “How Dare you?”. Mentre la svedese iniziava la sua campagna di comunicazione per restituire al pianeta Terra una dignità, una cura e un cuore (e anche per pensare al futuro, suo in primis, dell’umanità in secundis), qualcun altro nell’Africa più dura che conosciamo stava lottando per regalare la pace tra l’Etiopia e l’Eritrea. Una guerra che durava da vent’anni.

Ecco, forse è bene pensare che sì, Greta Thunberg è sicuramente una ragazza, una paladina, una luce nel tunnel dell’ignoranza che durava da troppo tempo, che è riuscita a scoperchiare un problema internazionale senza tempo e senza generazione, ma è altrettanto vero che, come detto, nel mondo spesso ci sono problemi ben più urgenti come la libertà, i diritti, la pace, la nutrizione. È per questo che il Premio Nobel per la Pace 2019 lo ha vinto Abiy Ahmes e non Greta Thunberg. E anche perché in Norvegia non amano gli svedesi. 

Fabio Fagnani
Giornalista e docente, in quest'ordine. Mi piacciono le discussioni, il calcio, il motorsport, il cinema, le serie TV, i fumetti, la tecnologia. Amo la politica e odio i politici. Guardo verso il futuro con un occhio sul passato. Sono stato Coordinatore Editoriale di Urban Magazine, Soccer Illustrated e Riders; contributor per Rolling Stone, Wired.it, Linkiesta.it, Moto.it, Dueruote e voce della MotoGP per Radio Sportiva. Oggi alle prese con la direzione di Cisiamo.info.