Coronabond, niente di fatto: se ne riparla tra due settimane

E' terminata senza un accordo la riunione tra i capi di Stato UE. Sul piatto c'era anche l'ipotesi Coronabond. Conte: "Evitiamo un ritorno al passato. L'Italia non ci sta".

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Parlamento europeo

La riunione in videoconferenza dei capi di Stato e di governo dell’Ue svoltasi ieri, giovedì 26 marzo, e dedicata alla crisi del COVID-19, si è conclusa senza un accordo fra i Ventisette stati membri. Sul piatto c’era (anche) l’ipotesi “Coronabond”, lo strumento economico per permettere una spesa extra agli stati UE.

UE: non c’è una linea comune

L’Europa non è compatta sugli strumenti da attuare per affrontare la crisi del Coronavirus. Di Coronabond se ne parlava da giorni, soprattutto dopo che il premier italiano Giuseppe Conte e altri 8 leader europei avevano indirizzato una lettera a Bruxelles chiedendo l’attivazione immediata dello strumento (come CiSiamo.info abbiamo fatto un approfondimento sul tema, lo trovate qui).

Invece, niente di fatto e ora la palla passa ai ministri delle Finanze dell’Eurogruppo che continueranno la discussione.

“L’Eurogruppo dovrà concludere la discussione entro le prossime due settimane, e poi riferirne i risultati ai leader” ha spiegato durante una conferenza stampa teletrasmessa da Bruxelles al termine del vertice il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

Coronabond: l’Europa è spaccata

Semplificando, potremmo dire che – ancora una volta – l’Europa è spaccata nella stereotipata divisione nord/sud. A volere strumenti economici che aiutino gli stati più colpiti ci sono l’Italia e la Francia in primis. Si aggiungono anche Spagna, Irlanda, Belgio, Grecia, Portogallo, Lussemburgo e Slovenia.

A non volere i Coronabond c’è più o meno tutto il Nord Europa, capitanato dalla Germania di Angela Merkel. La seguono Austria, Finlandia e Olanda.

Conte: “Meccanismi del passato? Non li vogliamo”

Il capo del governo italiano, Giuseppe Conte, alla fine della conferenza (durata oltre 6 ore) ha poi dichiarato che l’Italia non accetterà interventi speciali come quelli avvenuti nel passato (si pensi al caso della Grecia ai tempi dell’austerity, ndr).

“Se qualcuno – ha dichiarato il premier – dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati elaborati in passato allora voglio dirlo chiaro: non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno”.