Cosa sono i Coronabond?

Ne stiamo sentendo parlare con sempre più insistenza, ma cosa sono concretamente i Coronabond? Fondamentalmente uno strumento economico che potrebbe aiutare gli stati UE. Ma averlo non sarà così semplice.

Foto Palazzo Chigi/Filippo Attili/LaPresse Giuseppe Conte e Emannuel Macron

Nelle ultime ore c’è una parola che sta rimbalzando ovunque relativamente alla questione del COVID-19: “Coronabond“. Ma di cosa si tratta? E perchè alcuni stati li stanno chiedendo con particolare insistenza?

Coronabond, di cosa si tratta?

Facciamo un passo indietro. Quello che sta succedendo dopo la diffusione del Coronavirus rappresenta un’emergenza sanitaria pressoché unica nel suo genere. Ad essere paralizzato è soprattutto il vecchio continente, che in questi giorni sta vedendo una diffusione del virus a livelli record. E’ di oggi la notizia che la Spagna ha superato la Cina per numero di decessi ed è la seconda al mondo. Davanti a lei solo il nostro Paese.

Non c’è da stupirsi, quindi, che i leader europei stiano cercando di fare tutto ciò che è il loro potere per fermare la diffusione del virus. Tra la manovre evocate in queste ore c’è anche quella dei cosiddetti “Corona-Bond”. Di cosa si tratta? Il coronabond è uno strumento che consentirebbe agli stati di finanziare le spese straordinarie della lotta contro il Coronavirus. Si tratterebbe anche di avere nuovi finanziamenti per la sanità e per l’acquisto di dispositivi medici e mascherine, senza andare ad aumentare il debito pubblico dei singoli stati.

Si tornerebbe quindi a spostare l’attenzione (e il dibattito) sulla politica fiscale dell’Unione Europea e sulla creazione di uno strumento comune di debito creato dalle istituzioni europee (e non dai singoli stati), un vecchio leitmotiv dell’UE. Ad approvare questo strumento dovrebbe essere la Commissione Europea.

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La richiesta di 9 leader europei

Alla vigilia del vertice europeo previsto per domani, giovedì 26 marzo, nove leader europei, tra i quali il premier italiano Giuseppe Conte e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno firmato una lettera congiunta per chiedere la creazione immediata dei Coronabond, per fronteggiare la crisi economica dovuta alla pandemia.

La lettera è firmata da Spagna, Francia, Portogallo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio, Lussemburgo e Italia. A confermare la presenza dell’Italia in questa lista è direttamente Palazzo Chigi.

“E’ necessario lavorare su uno strumento comune di debito – si legge nella lettera indirizzata a Bruxelles – emesso da una istituzione europea, per raccogliere fondi sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati membri, assicurando un finanziamento stabile di lungo termine per le politiche necessarie contrastare i danni provocati dalla pandemia”.

C’è una reale possibilità di avere i Coronabond?

Non ha ancora una risposta questa domanda. I nodi verranno sciolti, con buone probabilità, solo nei prossimi giorni. La Germania al momento ha frenato l’ipotesi. A parlare per conto della cancelliera tedesca Angela Merkel, attualmente in quarantena, è Peter Altmaier, ministro dell’Economia, che ha definito già i coronabond “un dibattito vuoto, una riedizione di concetti vecchi già respinti”. 

E’ di un’altra idea il commissario agli affari economici, Paolo Gentiloni, che assicura invece che lo strumento dei coronabond è ancora in campo. “I corona-bond sono uno strumento che resta sul tavolo” ha dichiarato al termine della riunione dell’Eurogruppo il commissario UE precisando che “ci sono molti strumenti che stiamo valutando e tra questi i corona-bond”.

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L’Italian Times riporta, infine, che per la presidente della BCE, Christine Lagarde, bisognerebbe esplorare l’ipotesi dei bond, non a tempo indeterminato, ma legandoli all’emergenza Coronavirus.

Risposte più chiare arriveranno sicuramente dopo il vertice di domani. Ad avere l’ultima parola sarà la Presidente della commissione europea, Ursula Von der Leyen, che nelle ultime settimane si è più volte dimostrata disponibile nel sostegno economico agli stati membri.