Abolito il bonus merito per i docenti: i fondi andranno agli istituti

La manovra 2020 elimina il bonus merito della Buona scuola introdotto da Renzi. I fondi per quel progetto saranno usati in modo diverso dagli istituti

Scuola
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Quello al “bonus merito” ai docenti che si sono distinti durante l’anno scolastico sarà un addio. Se ne va così un altro pezzo della Buona Scuola di Renzi, anche se il provvedimento in questione era spesso più avversato che apprezzato dagli insegnanti.

Come era gestito il bonus merito per i docenti

I fondi infatti erano assegnati ad ogni scuola, e spettava al dirigente scolastico stabilire chi dei docenti del suo istituto fosse meritevole. Il che creava – ovviamente – tensioni di diverso genere all’interno del corpo docente. Anche a fronte del fatto che i criteri di assegnazione del bonus non erano chiari e univoci. Nella maggior parte dei casi, infatti, veniva poi dato agli insegnanti che ne facevano richiesta.

Cosa cambierà

Tutto questo però sarà presto solo un ricordo, visto che un emendamento della manovra economica 2020 spazza via il bonus. I 200 milioni stanziati per il fondo verranno invece utilizzati “dalla contrattazione integrativa d’istituto in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione“. In pratica, quei soldi che prima erano destinati a premiare gli insegnanti verranno invece utilizzati per pagare docenti e personale ATA per svolgere altre attività e progetti.

Il problema delle tempistiche

Ciò che non è ancora chiaro sono le tempistiche. Gli emendamenti della manovra, infatti, partono solitamente dal 1 gennaio, a meno che non vi siano diverse indicazioni. Ma per l’anno scolastico 2019/2020 le scuole hanno già ricevuto le somme destinate. Se però il Ministero decidesse di intervenire nel corso dell’anno dovrebbe riaprire tutte le contrattazioni d’istituto, che però si erano concluse entro il 30 novembre.

Un problema che rimane

Il provvedimento, comunque, per i sindacati non è risolutivo. Come riferisce Repubblica, per il presidente Anief Marcello Pacifico, il problema che questa norma non coglie è quello dei compensi di docenti e personale ATA. “I nostri decisori politici sanno bene che la priorità rimane quella di vincolare gli stipendi, ridotti ai minimi termini, al costo della vita che è più avanti di quasi 10 punti percentuali”, ricorda Pacifico.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.