Manovra economica 2020: l’avvertimento di Carlo Cottarelli

Carlo Cottarelli esprime i suoi dubbi sulla manovra economica 2020 proposta dal governo giallorosso, pur evidenziandone qualche punto di forza

manova economica 2020, l'avvertimento di Cottarelli
manovra economica 2020, l'avvertimento di Cottarelli

Per Carlo Cottarelli, direttore dell’osservatorio sul debito dell’Università Cattolica, già commissario alla spending review nel governo Letta, la manovra economica 2020 “lascia il Paese esposto al rischio”.Di più: “non cambia nulla”, perché “sarà un anno di stasi”.

Il parere di Carlo Cottarelli sulla manovra economica 2020

Per Cottarelli infatti, nel quadro per il prossimo anno, “il deficit resta invariato, l’avanzo primario si riduce, la crescita non sarà forte, si prevedono privatizzazioni modeste e il debito aumenterà per poi procedere ad una piccola riduzione nel 2021”. Questo però a patto che vi siano tassi bassi, e una ripresa dell’inflazione. Tutto questo però “lascia il paese esposto al rischio, ai cosiddetti venti avversi, ad eventuali turbolenze e ad un rialzo dello spread. E questo, a maggior ragione visto che le spese del governo gialloverde “al momento sono state confermate“. Quindi, “il rischio è che se non ti muovi o se spendi in deficit, se poi cambia lo scenario, ti ritrovi a fare quello che fu costretto a fare Monti”. Invece, spiega poi Cottarelli, “l’aggiustamento dei conti va fatto un po’ ogni anno per non trovarti con l’acqua alla gola in caso di tempesta”.

I lati positivi

Lati positivi però ce ne sono, come quello del cambio di rotta nei confronti dell’Europa da parte dell’attuale esecutivo. “Tuttavia io avrei fatto qualcosa in più“, in termini di “aggiustamento, di tagli della spesa e di misure per l’istruzione e ricerca”, sottolinea.

La lotta all’evasione fiscale

Sulle stime di recupero dalla lotta all’evasione fiscalesarei più prudente”, spiega poi Cottarelli. “7 miliardi mi sembra tanto, anche perché se poi queste risorse non arrivano hai un problema di coperture”, aggiunge. “L’idea di incentivare i pagamenti elettronici va bene ma non assicura il recupero automatico dell’Iva, funziona da deterrente, è per questo che io sarei più prudente nelle stime”.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.