Taglio parlamentari, legge approvata alla Camera: cosa cambia

Ieri, giovedì 9 maggio, la Camera ha approvato la legge per il taglio del numero dei parlamentari. 310 i sì, 107 i no e 5 astenuti.

Taglio del numero dei parlamentari
Taglio del numero dei parlamentari

Ieri, giovedì 9 maggio, la Camera ha approvato la legge per il taglio del numero dei parlamentari. 310 i sì, arrivati da Movimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Hanno votato contro invece Partito democratico, Leu, +Europa e Civica Popolare. Solo 5 gli astenuti (NcI). Ora, dunque, la legge per il taglio del numero dei parlamentari, uno dei grandi cavalli di battaglia del Movimento, passerà al Senato, che non potrà solo approvarla o bocciarla, senza la possibilità di modificarla.

Legge sul taglio del numero dei parlamentari, il testo

Il testo della nuova legge prevede che il numero dei parlamentari scenda da 630 a 400, mentre il numero dei senatori passerà da 315 a 200, di cui 4 saranno eletti nella circoscrizione estero (adesso sono 6). Ma la riforma non finisce qui. Il testo prevede che nessuna regione o Provincia autonoma potrà avere meno di tre senatori; il Molise ne avrà solo 2, mentre la Valle d’Aosta appena 1.

La riforma riguarda anche il numero dei senatori a vita che potrà nominare il Presidente della Repubblica in carica. Il numero non potrà superare i 5. La legge sul taglio del numero dei parlamentari entrerà in vigore dal primo scioglimento o cessazione delle Camere, ma non prima di 60 giorni dall’entrate in vigore della legge.

Le reazioni di Lega, Movimento 5 Stelle e Pd

Riccardo Fraccaro, Ministro dei Rapporti con il Parlamento è stato il primo a esprimere la propria soddisfazione. «Il Parlamento raggiunge una tappa storica – ha iniziato -. Con il solo voto contrario di Pd e Leu è stata approvata in seconda lettura la più consistente riduzione del numero di deputati e senatori mai presentata. Sono contento che oggi la Camera abbia approvato in prima lettura il taglio dei parlamentari: tagliamo di 1/3 e con un crono-programma entro gli inizi di agosto è legge definitiva. Dalla prossima volta che andiamo a votare, invece di votare mille parlamentari votiamo per 1/3 e risparmieremo 500 milioni.»

Lega

La Lega, per bocca dei deputati Alberto Stefani e Igor Iezzi, dichiara che la misura è una misura di «buon senso visto che, non una rincorsa all’antipolitica.» «Dopo il Regno Unito – ricordano -, siamo il paese con il più alto tasso di parlamentari per abitanti. Dobbiamo dare l’esempio e riallacciare il rapporto di fiducia con i cittadini. Stupisce la sinistra, che ancora una volta si schiera contro il rinnovamento e che, invece di mostrare il coraggio di cambiare, si rintana nella difesa dello scranno». Così i deputati della Lega Alberto Stefani e Igor Iezzi, relatore del provvedimento.

Da registrare anche la dichiarazione di Roberto Calderoli: «La legge approvata quest’oggi era la mia. Oggi arriva a compimento una mia battaglia storica».

Movimento 5 Stelle

Soddisfatto ovviamente anche Luigi Di Maio: «Lo dicevano tutti, ma noi lo stiamo facendo davvero. Alla Camera è stato approvato (in prima lettura) il taglio dei parlamentari. Siamo la forza politica che mantiene le promesse e agisce nell’esclusivo interesse dei cittadini. Tutto ciò è possibile grazie alle vostre donazioni che ci permettono di fare politica restando liberi». Il Ministro del Lavoro, poi, tramite un post su Facebook condiviso dal suo profilo, non ha mancato di mandare una frecciatina al Pd, pubblicando l’immagine di chi in aula ha votato contro. «Indovinate chi vuole mantenere le poltrone?» ha ironizzato.

Pd

Di tutt’altro parere il deputato Pd Roberto Giacchetti: «Voglio togliermi un sassolino e dire una cosa contro corrente. Il taglio del numero dei parlamentari è una cazzata. Un parlamentare dovrà rappresentare 500mila persone». Inoltre Giacchetti ha rilanciato la vecchia ricetta del suo partito: «Va superato il bicameralismo perfetto per dare slancio al Paese».

Anche il nuovo segretario segretario del Pd Nicola Zingaretti è stato dello stesso avviso. Infatti, poco prima che si andasse al voto, aveva provato a rilanciare la proposta di una sola camera con 500 parlamentari.

Taglio numero parlamentari, differenza con la riforma di Renzi

I due leader del Partito democratico, in pratica, hanno condannato questa nuova riforma, difendendo il referendum che a suo tempo aveva proposto Renzi, poi costatogli la poltrona da Premier. La riforma costituzionale denominata Renzi-Boschi, infatti, si prefiggeva sì la riduzione del numero di parlamentari, ma passando dal superamento del bicameralismo paritario. In pratica voleva attribuire a Camera e Senato ruoli diversi. Questa nuova legge, appena approvata dalla maggioranza giallo-verde, non tocca però il ruolo di Camera e Senato, che rimane invariato e, come accusa il Pd, «rimane lo stesso» con «stessi compiti e stessi poteri».