Salario minimo orario: la proposta del M5S che crea scalpore

Archiviato, o quasi, il reddito di cittadinanza, il Movimento 5 Stelle lancia una nuova sfida agli avversari politici sul fronte del lavoro: il salario minimo orario.

La scelta del Movimento 5 stelle dopo l'apertura della crisi di Governo
La scelta del Movimento 5 stelle dopo l'apertura della crisi di Governo
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Archiviato, o quasi, il reddito di cittadinanza, il Movimento 5 Stelle lancia una nuova sfida agli avversari politici sul fronte del lavoro. La proposta è di riformare il salario minimo orario con un nuovo disegno di legge. Luigi Di Maio, leader 5s e vice presidente del Consiglio, scende in campo e su Facebook scrive: “Mi auguro di vedere sul tema un’ampia convergenza parlamentare. Perché è una cosa giusta. Chi vuole fare gli interessi dei lavoratori non può tirarsi indietro”.

Salario minimo orario

Il guanto si sfida è stato lanciato verso il Partito democratico e verso il nuovo segretario Nicola Zingaretti. Di Maio si è già esibito in un primo affondo. Ha infatti sottolineato come che la misura è adottata in 22 paesi europei su 28, “comprese Francia e Germania” e che l’Italia aspetta “da decenni”. E ancora: “bisogna restituire dignità al lavoratore permettendogli di non essere più vittima del ricatto ‘questo è il lavoro: o cosi’ o vattenè”.

“La sinistra – continua il Ministro – se ne è riempita la bocca per anni. Ma quando è stata al governo non l’ha mai nemmeno posta in agenda. E’ inaccettabile che nel 2019 ci siano ancora migliaia di giovani costretti ad accettare una paga di 3 o 4 euro l’ora. Quello non è lavoro, è schiavitù”.

La replica alla proposta

Debora Serracchiani, capogruppo del Pd in commissione Lavoro della Camera, si difende dicendo che “che sul Salario minimo orario esiste una proposta di legge del Partito democratico. Già depositata fin dallo scorso luglio, molto precisa e dettagliata”.

La proposta, continua, “verrebbe incontro ai circa due milioni di lavoratori che in Italia non hanno un contratto collettivo di riferimento. E agli oltre 2,5 milioni che possono essere considerati lavoratori poveri proprio per gli stipendi. Stiamo parlando di lavoratori poveri che anche il reddito di cittadinanza escluderebbe da qualsiasi tipo di aiuto pubblico e che ricevono salari al di sotto dei minimi stabiliti dalla contrattazione”.

Il Pd comunque si dichiara aperto al confronto: “Se quella del M5s è una iniziativa legislativa seria e non la solita campagna propagandistica, troverà sempre pronto il Pd nella difesa degli interessi delle categorie più deboli”.

La proposta vista da FI

Anche Mara Carfagna non manca di commentare la questione: “Discutere di salario minimo si può e si deve, vedendo in dettaglio le proposte e confrontandosi con imprese e sindacati. Usarlo come stanno facendo per fare la gara a chi è più di sinistra, o per evocare un ‘nuovo forno’ Di Maio-Zingaretti, sembra una strumentalizzazione di milioni di lavoratori precari e della loro speranza di un salario più alto. Serve meno tattica e più azioni concrete”.