Legge di bilancio 2019, pensioni: ecco le novità per lasciare il lavoro nel 2019

Ecco in dettaglio le novità previdenziali che attendono gli italiani nel 2019. Alcune sono state incluse nella Legge di bilancio appena approvata in Senato. Altre arriveranno nel decreto di gennaio.

Taglio del numero dei parlamentari, il Senato ha approvato il disegno di riforma costituzionale
Taglio del numero dei parlamentari, il Senato ha approvato il disegno di riforma costituzionale

Legge di bilancio 2019, sono molte le novità in tema pensionistico e previdenziale che attendono gli italiani per il prossimo anno. Alcune sono state incluse nella manovra da poco approvata in Senato, e ora attesa alla Camera per il via libera definitivo. Altre arriveranno nel decreto di gennaio, appena dopo l’epifania, che regolamenterà Quota 100 e pensione di cittadinanza. Eccole in dettaglio.

Blocco rivalutazione

“Nel 2019 nessun pensionato italiano prenderà meno del 2018, tranne quelli d’oro”. Queste le parole più volte ripetute dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il confronto però non andrebbe fatto sul 2018. Le pensioni nel 2018, infatti, sono state rivalutate all’inflazione in base a cinque fasce di importo. Al 100% quelle fino a 3 volte il minimo (1.521 euro lordi mensili), al 45% quelle sopra 6 volte (3.042 euro lordi). Questo è il meccanismo Letta, introdotto nel 2013. Ora, in assenza di ulteriori norme, nel 2019 sarebbe dovuto accadere che le pensioni si sarebbero rivalutate in base a tre fasce. Al 100% quelle fino a 3 volte il minimo, al 90% quelle tra 3 e 5 volte e al 75% quelle sopra le 5 volte. Il Governo ha deciso però di allungare le fasce di importo da cinque a sette. Si va dalla rivalutazione al 100% per le pensioni fino a 1.521 euro lordi al 40% di quelle sopra 4.563 euro lordi. Se si calcola la differenza con quello che doveva essere (le 3 fasce) e quello che sarà (le 7 fasce), le perdite, per le pensioni non da ricchi, sono importanti per tutte quelle che superano i 2.500 euro lordi, circa 1.800 euro netti.

Pensioni d’oro

La manovra chiama pensioni di d’oro quelle superiori ai 100 mila euro lordi annui, che sono 24.287. Dal 2019 e per cinque anni saranno tagliate. Ecco proprio questi tagli.15% sulla parte che eccede i 100 mila euro e fino a 130 mila euro, 25% sull’eccedenza tra 130 e 200 mila euro, 30% tra 200 e 350 mila euro, 35% tra 350 e 500 mila euro, 40% sopra i 500 mila euro (si tratta di 23 persone). Sono escluse dal prelievo le pensioni contributive, quelle di invalidità e i trattamenti riconosciuti a superstiti, vittime del dovere o del terrorismo. Nessun assegno potrà in ogni caso scendere sotto i 100 mila euro. La misura garantisce risparmi contenuti, rispetto alla parziale rivalutazione. 76 milioni nel 2019, 80 milioni nel 2020, 83 milioni nel 2021, 87 milioni nel 2022, 90 milioni nel 2023.

Flat tax dei pensionati

La novità riguarda pensionati stranieri o italiani residenti all’estero da almeno 5 anni che decideranno di trasferirsi nel Sud. Per 5 cinque anni potranno godere di un’imposta sostitutiva forfettaria del 7% su tutti i redditi di qualunque categoria. Saranno inoltre esenti da imposta sugli immobili situati all’estero, come pure da quella su conti correnti, depositi di risparmio e prodotti finanziari detenuti all’estero. Le entrate derivanti da questa misura saranno destinate alle università del Mezzogiorno in cui ci sia almeno un dipartimento in discipline tecnico-scientifiche e sociologiche.

Quota 100

La Quota 100, cioè la possibilità di anticipare la pensione con almeno 62 anni e almeno 38 di contributi, non è stata inserita nella Legge di Bilancio. Non esiste ancora un testo normativo. Il Governo, a questo proposito, ha annunciato un decreto appena dopo l’epifania. In manovra ci sono già gli stanziamenti: 3,97 miliardi nel 2018, 8,34 miliardi nel 2019 e 8,68 miliardi nel 2020. La misura è un esperimento e durerà 3 anni. Dal 2021 dovrebbe essere sostituita da Quota 41, la possibilità di uscire con 41 anni di contributi. Quota 100 è data dalla somma tra età e contributi versati e vale solo per la combinazione 62+38. I dipendenti privati che maturano i requisiti entro il 2018 potranno uscire il primo aprile 2019. Il termine per il raggiungimento dei requisiti viene invece spostato per gli statali al 31 marzo 2019. Le uscite in questo caso si avranno a partire da ottobre. Il governo stima in 350 mila gli aventi diritto a Quota 100 nel 2019. Si calcola che faranno domanda l’85” di questi.

Requisiti Fornero

Per chi non ha i numeri per andare in pensione con la Quota 100, usufruirà delle vecchie regole della legge Fornero. Resta dunque la pensione a 67 anni con almeno 20 di contributi. E la pensione anticipata, il cui requisito non viene aggiornato alla speranza di vita, ma congelato a 42 anni e 10 mesi, come ora, a prescindere dall’età anagrafica.

Pensioni di cittadinanza

La promessa del Vicepremier Di Maio è di portare le pensioni minime e quelle di invalidità a 780 euro al mese. Questo non succederà per tutti. Le risorse stanziate sono solo una minima parte del pacchetto per il reddito di cittadinanza. Troppo pochi i fondi stanziati per alzare l’assegno a 3,2 milioni di pensionati al minimo da 500 a 780 euro e a quasi 1 milione di invalidi. Anche qui, come per il reddito di cittadinanza, si userà l’Isee per scegliere chi ne avrà diritto. Il governo stima 200-250 mila beneficiari.

Ape sociale e Opzione donna

Le due misure, introdotte dal governo Gentiloni, saranno rinnovate per un anno. L’Ape sociale consente di anticipare la pensione, a categorie disagiate di lavoratori o impiegati in professioni pesanti. Per questi la pensione sarà possibile anche con 30 o 36 anni di contributi e 63 anni di età. L’Opzione donna consentirà alle donne di uscire con 35 anni di contributi e 58 di età (dipendenti) o 59 (autonome). L’assegno in questo caso sarà penalizzato.

Pace contributiva

La Pace contributiva è per il momento solo un’ipotesi. Consiste nella possibilità per i lavoratori post 1996 (riforma Dini) di riscattare i buchi contributivi maturati in carriera versando il dovuto. Non ci dovrebbero essere limiti ai buchi riscattabili. Per il calcolo si fa riferimento alla retribuzione degli ultimi 12 mesi o al livello minimo imponibile annuo previsto per artigiani e commercianti. L’importo riscattato potrebbe essere deducibile per lavoratore e datore e detraibile per il parente (al 19%). Nella misura dovrebbe rientrare anche il riscatto del periodo di laurea.