Mercato del lavoro in difficoltà: più part-time e contratti a tempo determinato

Secondo il rapporto Istat, nel triennio 2014-2016 sono cresciuti i contratti a tempo determinato e i part-time. Rivelate anche disparità di retribuzione tra nord e sud e differenze legate al genere.

Burocrazia italiana, la peggiore d'Europa
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Il mercato di lavoro in Italia è sempre più in difficoltà. Questo è quanto emerge da un recente report pubblicato dall’Istat. Nel report si riferisce l’andamento delle retribuzioni nel triennio 2014-2016. L’analisi rivela che i nuovi assunti nel 2016 hanno percepito uno stipendio più basso rispetto ai rapporti di lavoro già in essere. Ma la preoccupazione è destata anche da un altro fatto. Nel 2016, infatti, è stata rilevata una crescita dei contratti a tempo determinato e di quelli con orario part-time, e ciò conferma le difficoltà che stanno vivendo molte imprese. Molte aziende infatti difficilmente riescono a proporre contratti a tempo indeterminato e di 40 ore settimanali.

Dalle disparità territoriali a quelle di genere, dai contratti part-time all’assunzione degli over 30: si tratta di problemi rilevati dal rapporto Istat, che vanno tenuti in considerazione.

I dati Istat

Se si guarda nel dettaglio, per i nuovi contratti di lavoro la retribuzione mediana è pari a 9,99 euro. Il che corrisponde al 18,4% in meno di quanto guadagnato dai lavoratori già assunti da tempo. I contratti a tempo determinato, invece, rappresentano il 71,9% dei nuovi assunti. E i part-time sono il 36,1% con una crescita di oltre il 10%.

Le differenze territoriali

E ci sono poi le differenze territoriali a destare preoccupazioni. Se si guarda alle retribuzioni tra Nord e Sud si nota subito che le province “meglio pagate”, infatti, sono Varese, Genova e Trieste. Quelle dove si guadagna meno, anche sotto i 10 euro l’ora, sono Ragusa, Benevento, Lecce e Salerno. Le regioni più virtuose sono Lombardia, e a seguire ci sono Trentino Alto-Adige e Piemonte. Nelle posizioni basse troviamo invece Calabria, Campania e Puglia.

Le differenze di genere

Netta anche la differenza di retribuzioni tra uomini e donne. Il rapporto Istat rileva che il 60% delle lavoratrici percepisce una retribuzione oraria inferiore al valore medio. Agli uomini, invece, spetta uno stipendio più alto, tanto che il 26,6% di loro guadagna 15 euro l’ora, come solamente il 17,8% delle donne.

Il problema del part-time

Uno dei motivi che si celano dietro a questa “disparità di trattamento” tra uomini è donne è quello legato al part-time. Questa è infatti una delle formule che viene preferita dalle donne, che così hanno più tempo da dedicare alla cura della famiglia. Il rapporto Istat mette in luce chiaramente che i lavoratori con un contratto part-time percepiscono uno stipendio più basso rispetto agli impiegati full-time. Se si guarda al settore industriale, per esempio, la differenza è di 2,56 euro nella retribuzione oraria in meno rispetto ai lavoratori full-time.

Le assunzioni degli over 30

Un altro problema è legato all’assunzione degli over 30. Che i trovano svantaggiati, perché gran parte delle agevolazioni fiscali sulle assunzioni riguardano i giovani con un’età massima di 29 anni. Secondo i dati Istat, infatti, nel 2016  il 35% dei nuovi rapporti ha riguardato l’assunzione di giovani sotto i 29 anni. Di contro sono scese invece le assunzioni dei lavoratori nella fascia d’età 30-49 anni.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.