Legge di bilancio 2019, approvazione avvenuta: quando entrerà in vigore

Via libera del Senato alla Legge di bilancio 2019, le opposizioni insorgono e denunciano: "Una vergogna".

Taglio del numero dei parlamentari, il Senato ha approvato il disegno di riforma costituzionale
Taglio del numero dei parlamentari, il Senato ha approvato il disegno di riforma costituzionale

Il Senato della Repubblica ha finalmente votato la fiducia sul maxiemendamento alla Legge di bilancio 2019, che ora passa alla Camera per l’approvazione definitiva. 312 sono stati i voti favorevoli e 146 contrari. Il voto è arrivato a un orario un po’ insolito, a tarda notte, dopo un’accesa discussione, a causa della scelta del governo di porre la questione di fiducia su un testo che il Parlamento non ha avuto materialmente il tempo di analizzare e valutare. Duri gli interventi dei rappresentanti dell’opposizioni, con il capogruppo del Pd Marcucci che ha annunciato la non partecipazione al voto del suo partito, in segno di protesta contro la decisione del governo di approvare La legge di bilancio senza una vera discussione in Parlamento. La Legge di bilancio entrerà in vigore dal 1° gennaio 2019, ecco tutti i passaggi della serata.

Pd e Fi chiedono al Presidente del Senato di intervenire

Alle 18.40 le sfrenate proteste delle opposizioni riescono a far sospendere la seduta della commissione mentre il Presidente si accingeva a leggere il parere per l’Aula. I capigruppo del Pd, Andrea Marcucci, e di Forza Italia, Anna Maria Bernini, hanno chiesto al Presidente del Senato Casellati la convocazione della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, “visto il caos sulla legge di bilancio”. Il senatore del Partito democratico Matteo Renzi, che si è incaricato di “coordinare” la comunicazione dei senatori dem, afferma poco dopo: “Non c’è nessun Aventino delle opposizioni. Combatteremo in Aula tutta la notte”. L’ex premier spiega che il Pd ha abbandonato la commissione in dissenso e denunciato alla Presidente Casellati le violazioni del regolamento.

Il ricorso alla Corte Costituzionale

Sono le 20.15 quando il capogruppo Andrea Marcucci interviene nuovamente nell’aula del Senato.  “Viste le gravissime violazioni dell’articolo 72 della Costituzione, il gruppo parlamentare del Pd esprime la volontà di sollevare ai sensi dell’art. 134 della Costituzione il ricorso diretto alla Consulta affinchè si pronunci sulla enormità che si sono compiute sotto i nostri occhi e sotto quelli del Paese da parte di questo governo violento che se ne frega dei diritti del Parlamento”.

FI ha chiesto di posticipare il voto di un altro giorno

Forza Italia ha continuato a protestare contro il maxi-emendamento presentato in ritardo al Senato dal Governo e ha chiesto di posticipare il voto: “Verrebbe voglia di aderire al famoso ‘vaffaday’. Non ne possiamo più. Non stanno imbavagliando noi ma gli italiani. Di cosa avete paura? Che si veda il contenuto di questa manovra di lacrime e sangue per gli italiani? Noi voteremo alle due di notte. Chi si aggira di notte a parte la befana? Quelli che, come i ladri, entrano di nascosto nelle case degli italiani. Avete paura di farvi giudicare dagli italiani, voi, quelli dello streaming, non avete il coraggio di fare sentire la voce delle minoranze prima delle due di notte. Vergognatevi. State facendo un servizio infame alla democrazia. L’opposizione c’è, la stampa ci dia voce”, ha dichiarato la forzista Anna Maria Bernini.

Le parole di Matteo Renzi

La discussione è accesa, e l’ex Premier accusa la maggioranza di aver mentito agli italiani, e di averli truffati il 4 marzo. “La Flat Tax c’è solo per gli evasori”, aggiunge poi.  E riguardo al reddito di cittadinanza,dice che “aveva un costo stimato 63 milardi di euro, i denari aggiuntivi sono 3, 4 miliardi al massimo. Oggi la realtà vi presenta il conto”.

Poche ore dopo, nel suo intervento in Aula, ha aggiunto: “Vera grande interesse per la prima manovra del governo populista. L’economia rallenta a livello globale e dunque il vostro lavoro, di questo governo, era visto con attenzione. Il simbolo di questa legge di bilancio è un balcone, quello di Palazzo Chigi, dal quale si affaccia il Ministro del Lavoro che urla che abbiamo vinto la povertà e che la sfida all’Europa è lanciata e dal 2,4% non si retrocede”.

“Iniziata una precipitosa retromarcia, la manovra del popolo è diventata la retromarcia dei populisti. Avevate vinto le elezioni promettendo la flat tax ma c’è solo per gli evasori. Avevate promesso il reddito di cittadinanza per tutti, di abolire la Fornero e siete arrivati al punto di negare l’indicizzazione ai pensionati. Oggi la realtà vi presenta il conto: avete mentito, avete truffato gli italiani il 4 marzo”.

“La vostra manovra non porta il Paese a crescere, forse otterrete la fiducia, sicuramente la otterrete, ma avete perso quella di imprese e consumatori semplicemente con la forza dei vostri proclami in libertà. Il populismo nostrano non solo si è fatto dettare la manovra da Bruxelles, ma abbiamo dovuto rinviare una seduta del Senato di 1 ora perché il presidente del Consiglio non aveva avuto l’autorizzazione dal commissario lituano e francese. Sembra una barzelletta ma la barzelletta è la manovra e il premier non ha difeso l’Italia. Quella che è messa in discussione non è la nostra funzione di opposizione ma è la vostra di rappresentanti del popolo italiano. Con oggi è finito il tempo del governo dei populisti”, ha concluso Renzi.

L’intervento di Misiani (Pd)

“Non parteciperemo a questa votazione che è una farsa con tratti di drammaticità”, è intervenuto in commissione Bilancio al Senato Antonio Misiani del Pd. “Fate una violenza al Parlamento, volete portare in Aula un provvedimento che il Parlamento non ha visto. Non siamo riusciti a entrare nel merito con un maxiemendamento fantasma, una forzatura del tutto inaccettabile, dovrà essere investita la conferenza dei capigruppo. Abbiamo assistito ad una prevaricazione del governo e della maggioranza su tutti i parlamentari. Il presidente Pesco ha dimostrato di non essere adeguato e dovrebbe dimettersi subito. Non ha garantito le prerogative di tutti i commissari e serve una guida più adeguata e rispettosa”.

L’indignazione di Lonardo (Fi)

“Pochi senatori seduti, altri in giro, tutti qui in Senato in attesa della manovra fantasma“, dichiara la senatrice di Forza Italia Sandra Lonardo. “Si tratta di uno scenario davvero avvilente. E credo che non sia più, a questo punto, una mancanza di rispetto nei confronti delle Istituzioni ma degli italiani”.

Il senatore del M5s Patuanelli interviene

Poco prima dell 22 interviene il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Senato Stefano Patuanelli per commentare la decisione del Pd di ricorrere alla Consulta. “Il fu Partito Democratico, che ha calpestato ogni possibile regola costituzionale, parlamentare e democratica, paventa l’assurdità giuridica di un ricorso alla Corte Costituzionale sulla manovra. Il loro capogruppo Marcucci ha detto che sarà costretto ad andare alla Consulta per la prima volta. Per forza, caro Marcucci: sarebbe la prima volta perché non è possibile farlo! La nostra Carta fondamentale che il Pd ha tentato di smantellare con la riforma Renzi parla chiaro: Marcucci non sa cosa dice se sostiene che un senatore o un gruppo parlamentare possa ricorrere direttamente alla Consulta e sollevare un conflitto di attribuzioni.”