Rivoluzione digitale, i documenti arrivano sullo smartphone

Qualcomm, il produttore più importante di chip, in collaborazione con Google, ha presentato un progetto che consentirà di visualizzare i documenti direttamente sullo smartphone. L'innovazione in arrivo con Android 11.

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Foto: Pixabay

Smarrire i documenti è un po’ l’incubo di ognuno di noi. L’idea di dover subire tutta la trafila necessaria per denunciare l’episodio, unita all’attesa per la realizzazione di una nuova versione, è certamente snervante. Ora, però, la tecnologia può venirci in aiuto anche in questo ambito. Qualcomm ha infatti presentato, con la collaborazione di Google, un servizio che prenderà il nome di Identity Credential: grazie a questa innovazione carta di identità e patente potranno arrivare sul nostro smartphone.

La novità potrà essere adottata a scelta da parte dei singoli Paesi, ma potrebbe portare con sè importanti vantaggi.

L’innovazione a vantaggio dell’utente

La tecnologia ormai da tempo ha certamente modificato diversi aspetti della nostra quotidianità arrivando a semplificare notevolmente molte nostre azioni. E questo potrebbe essere presto possibile anche nella gestione dei documenti.

Lo Snapdragon Tech Summit che si è tenuto nei giorni scorsi a Maui, isola delle Hawaii, è stata infatti l’occasione per mostrare un’innovazione che potrebbe essere sfruttata da chiunque sia in possesso di uno smartphone, strumento da cui nessun di noi può ormai pensare di separarsi. L’idea nasce da Qualcomm, principale produttore di chip, che ha avviato una collaborazione con Google, possibile non appena sarà disponibile Android R, probabilmente chiamato Android 11, il nuovo sistema operativo mobile di Big G che verrà annunciato il prossimo maggio (periodo probabile autunno 2020).

Il nuovo chip Qualcomm Snapdragon 865, il più potente dell’azienda e compatibile con il 5G, dovrebbe consentire a breve di avere i propri documenti direttamente sul telefono. Una novità non da poco, che “manderà in pensione” il portafoglio e che sarà valido per patente, carta di identità e passaporto.

Per far sì che tutto possa avvenire in maniera meno traumatica possibile, sarà ovviamente necessario che i dati personali siano protetti da terzi. E al momento l’ipotesi più probabile è quella di farlo con l’utilizzo delle impronte digitali.

Quando arriverà la novità?

Al momento è ancora difficile ipotizzare una data plausibile per l’introduzione definitiva di questo sistema. In base a quanto trapela, tutto dovrebbe essere legato alle scelte dei singoli Stati.

Come è facile immaginare, il sistema dovrebbe quindi approdare inizialmente negli USA (l’autunno del prossimo anno potrebbe essere il periodo ideale), mentre per l’Europa dovrebbe essere necessario avere ancora un po’ di pazienza.

Insieme a Google abbiamo sviluppato la base dei sistemi di sicurezza, software e hardware, che permette di portare tutti i nostri documenti sul nostro telefono in modo inattaccabile dall’esterno, e perché possano essere riconosciuti come validi – ha sottolineato al Corriere della Sera Jesse Seed, senior director di Qualcomm a capo della sicurezza -. Poi che questa opportunità diventi reale, come peraltro accade già in Cina, sarà una decisione in mano ai singoli legislatori. Vedo già molto fermento negli Stati Uniti (dove già esiste l’app Mobile Passport, valida solo in ingresso, ndr), per l’Europa credo ci vorrà un po’ più di tempo. Ma ci arriveremo. Così come arriveremo a legare la validità dei nostri documenti ai dati biometrici conservati sul nostro telefono, in modo che non solo i dati sensibili saranno protetti, ma anche la certezza della validità di questi“.

Per facilitare ogni operazione è previsto che il servizio Android funzioni anche in assenza di carica sufficiente per accendere il telefono. In caso di necessità sarà quindi possibile mostrare il documento anche se dovessimo esaurire accidentalmente la batteria, uno dei timori di tutti gli smartphone-dipendenti.