iPadOS: l’evoluzione della specie

Prima puntata di Tech Anatomy. Ogni settimana un argomento dal mondo tecnologico da prendere, vivisezionare e analizzare.

Qui una premessa è obbligatoria: conosco molto bene il mondo Apple e, nello specifico, il sistema operativo che fino ad ora ha equipaggiato iPhone ed iPad in egual misura. Perché è dal lancio del primo iPhone nel 2007 che “smanetto” con queste cose. Ho seguito tutte le evoluzioni o pseudo tali del sistema operativo di Cupertino fino a che, tre anni fa, ho avuto una illuminazione e mi sono reso conto che di novità, da allora, ce ne sono state veramente poche.

Un sistema operativo castrato

Attenzione, non parlo della velocità dei dispositivi e della loro qualità, indiscussa. Parlo della necessità, oggi come oggi soprattutto, di una certa “elasticità” nel gestire le informazioni, nel far comunicare le applicazioni tra loro (cosa, peraltro, molto migliorata negli anni), nelle possibilità di personalizzazione per uscire da quel “conformismo” che, loro malgrado, alla Apple ci hanno purtroppo abituati.
Esigenze (non di pochi) che non sono state rispettate neppure con iPad, pur tentando di piazzarlo come strumento di lavoro e non solo per l’entertainment digitale. Soprattutto con il lancio di iPad Pro l’anno scorso (modello fine 2018): un dispositivo di una potenza inaudita, bellissimo, con uno schermo pazzesco, un suono potentissimo ma… ancora “castrato” da un sistema che non ha mai permesso l’utilizzo di un file manager degno di questo nome, senza poter neppur collegare un HD esterno quindi sempre dipendente dal cloud (e quindi di una connessione) o dall’appoggio di un computer.

iPad contro Tablet Android, non c’è paragone

D’altro canto in campo TABLET la parte opposta (Android) non è mai stata in grado di offrire prodotti che potessero superare un sistema operativo raffinato, piacevole e semplice da usare. Più che altro le app non sono mai state in grado di competere con quelle sviluppate per iOs (vuoi per la famosa frammentazione, vuoi per i minori guadagni agli sviluppatori) e questo ha fatto si che, seppure alcuni costruttori abbiano realizzato hardware altrettanto impressionanti questi siano comunque rimasti indietro sia in termini di vendite che di proposte.

Basta computer?

Insomma, un mercato, quello TABLET, che ha visto problemi un po’ per tutti, soprattutto negli ultimi anni in cui si paventava una situazione che ne avrebbe determinato la fine o quasi.
Ma è qui che, alla fine, Apple ha tirato fuori (finalmente) il coniglio dal cilindro: iPadOS.
Da un paio di mesi sto utilizzando le varie beta che si stanno susseguendo ad un ritmo sempre più serrato e finalmente ho potuto verificare con mano se questi dispositivi potranno, finalmente, soppiantare (almeno per i più) un computer tradizionale, sia esso desktop che portatile.
Sia chiaro che stiamo parlando del mondo della mela morsicata: in campo Windows Microsoft sta svolgendo da anni un lavoro molto accurato in tale direzione con i suoi sistemi Surface ma quello è un mondo a parte.
Con iPadOS 13.1 beta 2 è finalmente possibile connettere unità di archiviazione esterna e poter utilizzare il file manager in dotazione (FILE, anche se ci sono app decisamente più pratiche, tipo DOCUMENTS by Readdle) per gestire i propri dati apre finalmente un mondo fino ad ora inesplorato.
Poter importare files immagine senza dover per forza passare da PHOTO ed il conseguente “incasinamento” della propria libreria personale, ad esempio, così come altri tipi di documenti (PDF, WORD, EXCEL, ecc.) senza dover passare per forza dal CLOUD o da iTunes, rendendo finalmente i flussi di lavoro molto più veloci, simili a quelli standard, da desktop. Collegare un mouse o una tastiera (bluetooth o via cavo con i molteplici adattatori USB-C in vendita) completa infine la configurazione “canonica”.

Il test

Ho provato a prendere un po’ di files dal mio fido MacBook Pro, li ho messi su un HD esterno (un banale HD USB) e l’ho poi collegato all’iPad. Apparentemente non succede nulla (nessun avviso, nessun pop up) ma aprendo FILE… eccolo lì, esplorabile, modificabile, copiabile.
Dopo tanti anni di sofferenze sembra quasi una magia. Quando Steve Jobs presentò il primo iPad mi scagliai in un’invettiva via social per tutte quelle che, al tempo, mi parvero gravi mancanze e fino ad oggi non ho mai cambiato idea.
Ora, però, posso copiare sul tablet una foto TIFF o RAW e aprirla in Lightroom serenamente, senza fare mille giri o tap inutili, prendendola dal mio HD (o chiavetta). Posso prendere un documento che non è sul cloud, aprirlo, modificarlo e copiarlo su una memoria esterna da lasciare, ad esempio, ad un cliente.
Il tutto agevolato dall’utilizzo di un mouse. Evviva.
Non fraintendete: lo schermo touch è impareggiabile, in determinati ambiti. Apple ne ha poi implementato l’utilizzo con le ottime Pencil (la seconda generazione è impressionante) ma per certi utilizzi la naturalezza e velocità che deriva dall’utilizzo di un mouse è senza confronto.
Non voglio scendere nel dettaglio delle mille altre implementazioni “di contorno” (per queste è sufficiente consultare il buon vecchio Google per trovare migliaia di video completissimi): ho voluto solo trattare la principale caratteristica del nuovo sistema che ci renderà liberi di acquistare un iPad e sfruttarlo come strumento di lavoro e non più solo come entertainment o come se fosse un iPhone gonfiato.
Max Schenetti
Malato di tecnologia dal (circa)1993, muore dalla voglia di provare tutto lo scibile al silicio. Nel corso degli anni accantona una discreta esperienza e disperde una notevole quantità di denaro, scrive diversi pezzi giornalistici, per lo più recensioni e anatemi, in giro per il web (e non) e continua nella sua affannosa ricerca del dispositivo perfetto.