Gaffe Sanremo 2019, tutti gli strafalcioni della prima serata

Diverse le battute prese di mira. Da quelle di Virginia Raffaele, con il saluto ai Casamonica, per finire a Claudio Biso con "Hakuna Matata".

Gaffe prima serata Festival di Sanremo
Le gaffe della prima serata del Festival di Sanremo

Più che per fiori e canzoni, Sanremo è la patria assoluta delle gaffes. Poco da fare, il palcoscenico dell’Ariston è cassa di risonanza degli umori del paese più di quanto non sia cassa armonica della sua (presunta) verve cantereccia e il fenomeno è irreversibile. Dice nulla di nuovo sotto il cielo, ogni manifestazione o evento televisivo in diretta ha la sua nicchia di cappellate, che a volte sono simpatico merletto, altre polpa assoluta di ogni kermesse che si rispetti.

Le gaffe dette sul palco di Sanremo

E badate, nel corso delle innumerevoli edizioni del festival, di boiate simili ce ne sono state tante e tali che fare le pulci a quelle di ieri pare davvero arduo quanto il censimento delle caccole sotto i banchi di scuola. Insomma è roba prevista, vecchia come il frac di Modugno, gli sfigati assatanati di suicidio in diretta con Baudo che poi li salva e Cutugno che vede sempre il culo del primo classificato.

Non fa più nemmeno tanto audience, a spulciare la cosa coi dati auditel davanti al naso. Quest’anno però, all’Ariston ci si è arrivati in un momento decisamente unico della storia del paese: comandano i sovranisti, la questione migranti ha fatto crashare Google Italia da quante volte è enunciata, la cronaca ha messo il papillon ed ha fatto il suo ingresso in teatro e le canzoni sono brutte. Forse come non mai.

Claudio Bisio e “Hakuna Matata”

Un mix irresistibile per chiunque, figurarsi per la coppia chiamata a proteggere le terga del Leviatano che una volta stava “accoccolato ad ascoltare il mare” e oggi invece ascolta – ghignando nel suo nuovo look che riecheggia una copula fra Ridge e Renato Balestra – gente qualificata che lo accusa di avere conflitti di interessi grossi come fattorie dell’Iowa. Bisio e Raffaele hanno perciò pucciato alla grandissima nei temi “caldi” del momento e, come sempre accade in queste faccende, a toppare ci vuole poco.

Il primo ha fatto riferimento, nel suo intervento di endorsement paradossale sulla questione migranti, che gli stessi se ne stavano a casa loro “col pentolone a cantare Hakuna Matata”; la seconda ha salutato i Casamonica.

I migranti

Precisazione utile ad evitare di essere tacciati come bufali cafri che non hanno colto la sottigliezza: è evidente che entrambe le affermazioni rispondono ad una logica stilistica e teatrale che dal merito scappa e merito non cerca.

Cioè tu citi i migranti e attribuisci loro abitudini truzze e da luogo comune colonialista per far capire che non sei tu a pensarla così ma i bruttaccioni che, ai loro viaggi ed alla loro integrazione sono ostili. Crei un effetto paradosso e spari via poi la battuta finale che con l’incipit ci va al bacio.

Il saluto ai Casamonica

Ed è altrettanto ovvio che se saluti i Casamonica in merito al tuo dress code fai ironia sui loro armadi circensi e, in un certo senso, su te stessa, non è che vuoi mandare Spadino dal politico porcello.

Ora che abbiamo appurato l’ovvio però, una cosina va detta: forse (ma proprio forse eh?) proprio perché clima e canali di info sono così intasati dagli stessi argomenti, non era il caso di giocarsi con gli autori la carta di battute meno “sul pezzo” sull’attualità stretta e provare a sciorinare testi più surreali?

Sono nelle corde di entrambi per battage e indole scenica e non sarebbe stato difficile. Nessuno mette in discussione il diritto di fare perno sull’attualità, solo che magari la stessa, in certi momenti,momenti come questo dove il vero teatro sta fuori e i costumisti se la giocano al Viminale, non pare essere poi così funzionale alla logica di quello che resta uno spettacolo.

I commenti sui social

Cioé, a ben vedere la gente cerca una faccenda che fa divertire, sognare, incazzare o strologare, al massimo cerca il siparietto fuori programma ma non sta sempre là, impuntata ad aspettare che almeno un accenno ai barconi “ce lo devi fare”.

Si è puntato sull’audience e sul sessappiglio dei temi caldi e si è toppato. Nessuno ha fatto politica, come promesso, ma tutti hanno fatto robetta, robetta e gaffes. Se ci aggiungi le canzoni brutte ti vien voglia di vedere la seconda puntata col disincanto che solo i biologi sanno avere.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.