Massimiliano Génot presenta “Saints: Teresa di Calcutta”, in uscita per BAM Music

Il concerto dedicato a Madre Teresa di Calcutta si terrà sabato 15 dicembre alle ore 18 presso la Sala Accademica del Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma.

Massimiliano Génot
Massimiliano Génot presenta "Saints: Teresa di Calcutta"

In uscita per la BAM Music il nuovo album della collana “Saints“, dedicata ai ritratti in musica di santi, grandi personalità che hanno segnato la storia dell’umanità. L’album è dedicato a Santa Teresa di Calcutta, con composizioni originali di Enrico Vallone, Aleksander Gashi, Roberto Brambilla, Simone Olivari e Matteo Musumeci.

Il pianista Massimiliano Génot ha rilasciato un’intervista in merito al progetto.

Come mai ha deciso di prendere parte a questo progetto?

Si tratta di un progetto che è di nuova concezione, e si occupa di commissionare a compositori viventi degli omaggi musicali ai santi di recente canonizzazione. Tra questi spicca appunto Madre Teresa di Calcutta. Il progetto mi interessava proprio perché esce dal solco un po’ tradizionale della musica classica e si preoccupa di andare incontro a quelle che sono alcune tendenze contemporaee, cercando di stimolare i compositori verso un linguaggio che è quello della spiritualità. Certamente l’immagine, l’esempio, di Madre Teresa in questo caso, hanno influito sulla fantasia di questi compositori. E non dimentichiamo che recupera anche parte di quella spiritualità che si trova nella musica classica. In questa occasione c’è una commistione di sensibilità.

Secondo lei quindi, cosa della spirituialità di Madre Teresa è stato messo in musica?

Quasi tutti i brani sono caratterizzati da una grande dolcezza di fondo, una delicatezza d’animo. In particolare nell’ultimo brano della rassegna, “Canticum Cordis” c’è un’ottimismo, un sorriso che emerge dalla scrittura e che fa pensare proprio ad un esito luminoso della vita. Si tratta di una musica che si lascia prendere dall’esempio di Madre Teresa e trascende per un momento gli aspetti negativi dell’esistenza. Parte di questro concerto ospiterà un intervento di musica tradizionale albanese,  della terra d’origine di Madre Teresa. Sarà un modo di dar voce anche ad un altro compositore che proviene dall’Albania, David Tukiçi. In questo modo si completerà il ritratto di Madre Teresa: non solo dal punto di vista spirituale ma anche culturale, perché forse non tutti conoscono la ricchezza culturale di questa terra, dove Madre Teresa è nata e cresciuta.

E questo è quindi il filo conduttore del progetto?

Per ogni volume, dedicato ad ogni santo, c’è un filo conduttore particolare. In questo dedicato a Madre Teresa prevale l’elemento della dolcezza, dell’accoglienza, del saper guardare al futuro con speranza e umiltà. Ad esempio invece, nel volume dedicato a Giovannio Paolo II, emergono nella musica aspetti epici. Viene messa in risalto infatti anche la figura storico politica di questo Papa, e la musica si ispira in questo caso anche alle polacche di Chopin. Il compositore polacco aveva già portato avanti questo discorso di spiritualità che si incrocia con la storia dei popoli. Invece in Madre Teresa c’è tutto un aspetto personale, più intimo, del rapporto con il prossimo. Emerge la dolcezza che arriva dallo scambio personale tra gli esseri umani. In fondo, sono ritratti in musica

Quale può essere l’importanza di raccontare in musica personaggi di questa levatura, oggi?

La musica è un linguaggio universale e può comunicare alcuni degli aspetti della personalità di questi grandi personaggi senza necessariamente dover passare per un’analisi storico-biografica delle loro vite. Passa attraverso il linguaggio delle emozioni, e fa sì che si possa creare un collegamento tra l’ascoltatore e il personaggio, che in questo modo torna a vivere. Vuol dire creare un ponte emozionale con un personaggio che continua a vivere nel ricordo ma anche nell’emozione di ciò che ha compiuto. La musica è proprio questo, un ponte, un tramite tra uomini e donne così grandi e la specificità di ciascuno di noi che ascoltiamo quete composizioni. Un messaggio che va da cuore a cuore e può fare a meno della parola passando attraverso il linguaggio emozionale.

 

 

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Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.