Il futuro della Musica, le nuove frontiere della musica digitale

Tra nuove piattaforme streaming ed editori musicali che oltrepassano la storica Siae scopriamo come saranno e quali saranno le nuove frontiere della musica digitale e che approccio ha il nostro Paese.

Futuro della musica
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Nel 2019 la musica sembra aver cambiato sempre maggiormente il passo. Un futuro fatto di musica liquida e digitale ci impone una minor conoscenza della musica e dei testi. Le piattaforme streaming dominano la scena mondiale, un analisi che analizza questo nuova frontiera e come nel tempo si è guadagnata la fiducia di tutti i fruitori.

Il vinile e gli anni 50’/60’il boom dei Sixties e le vendite

La musica degli anni 50′ ha scritto pagine memorabili della storia del rock’n’roll.. Momenti indelebili, leggendari, consegnati alla musica per sempre. Nell’America del dopoguerra su spinta di un boom economico c’era bisogno di una scossa, una rivoluzione, gli americani volevano cambiare rotta e divertirsi. Se gli anni 40’ erano stati prosperi per le jazz (che cmq era ancora molto in voga), il decennio seguente vide lo sbocciare di una nuova generazione di cantanti chiamata “teen idol” ovvero idoli per i ventenni. L’America rappresentò un modello economico da seguire per tutte le potenze europee, basti pensare che quel momento è ancora oggi considerato come uno passo fondamentale per lo sviluppo sociale e culturale della storia americana. Il dollaro divenne il punto centrale dell’economia americana sancita nell’accordo di Bretton Woods sancendo la nascita di nuove istituzioni economiche. La centralità della produzione agraria si spostò sul settore industriale. Il comparto di auto, telecomunicazioni ed elettronico (nelle auto soprattutto a Detroit) favorirono un consumismo imperante a favore della “middle-class”americana.

Il modello automobilistico venne definito “fordismo” mentre quello politico-sociale “taylorismo”. Un traino importante a cui si unì anche il comparto di media, della musica e culturale. Nel 1948 la Columbia dedice di produrre “un disco di plastica nero” con un incisione “Suite Schiaccianoci” di Chaikovsky a 33 giri. Successivamente fu introdotto anche il formato a 45 giri con un diametro di 18 cm. I tecnici furono radunate ad Atlantic City e rimasero a bocca aperta. Era l’alba di nuova era discografica e culturale una rivoluzione dal primo fonografo inventato da Thomas Alva Edison nell’800.

Le quattro major nazionali RCA, Capitol, Decca e Columbia avviano un massiccio piano di produzione. Nel 50 raccolgono l’89% della produzione americana. Le major incominciano ad unire la loro produzione a vari network: La RCA era collegata con il network radiofonico NBC; la Columbia possedeva il proprio network CBS; la Decca era affiliata ad una potente compagnia di agenti artistici, Music Corporation of America, che lavorava anche in ambito cinematografico, e giunse a possedere gli studi cinematografici della Universal. La Capitol Record era affiliata con la Paramount Pictures. Il progetto di innovazione inglobò anche il l’istituzione della “payola”, le major per far si che la musica si diffondesse in una maggiore scala e distribuzione pagavano un corrispettivo alle radio in un giro di danaro che raggiunse gli 80 milioni di dollari. Il tutto collegato all’informazione ma anche all’intrattenimento e alle pubblicità. I network usavano la promozione come mezzo di successo.

La musica stava cambiando e anche i suoi fruitori tra la popolazioni. Un disco a 33 giri consentiva la registrazione di ben 10 brani e il 45 giri divenne grazie alla RCA un disco per i cosidetti singoli. La musica nera inizio a diffondere al pari della bianca creando una forte rivalità. Anche se la musica nera faticava ad imporsi sul mercato artisti come : Chuck Berry, Fats Domino, Little Richard, Ray Charles e James Brown si imposero e superarono i vari Bill Haley, Buddy Holly , Jerry Lee Lewis. Nel 1951 un disc-jokey di Cleveland, Alan Freed inventò il termine rock’n’roll. La ribellione, le nuove mode, il sesso fecero da anticamera alla rivoluzione chiamata: Elvis Presley. A Memphis, nel Tennesee, intanto un visionario produttore Sam Phillips fondava la Sun Records e dichiarò che : “ se avesse trovato un bianco con una voce di un nero sarebbe diventato miliardario”.. Quel ragazzo era Elvis Aaron Presley, nel luglio del 1954 incide il singolo “That’s all right mama” e nulla fu come prima. L’album Elvis Presley fu il primo a raggiungere un milione di vendita. Su questa scia si arriverà la produzione dei primi juke box 1951 e delle chitarre Les Paul, Fendere e Telecaster e della prima radio a transistor. Un comparto trainante che guidò l’industria americana dal 1950 al 1955 in maniera superproduttiva. Dal 1955 al 1959 le quote in mano alle quattro major passò dal 78 al 44 %.

Le etichette indipendenti, le prime, passarono dal 22 al 36 %. Il mercato ne beneficiò con un passaggio da 213 e 613 dischi venduti con un incremento del 27% per il rock’n’roll. Tuttavia il rock’n’roll nei primi anni 60’si vide contrapposto a cedere il passo a tre forze maggiori: una politica ( il rock’n’roll fu accusato di favorire il comunismo) una religioso ( ferventi cattolici individuarono nel rock’n’roll un nemico da sconfiggere) e una razziale ( il rock’n’roll aveva radici nella musica nera), con il “giorno in cui la murì esattamente il 3 Febbraio 1959 dove persero la vita Buddy Holly, The Big Bopper e Ritchie Valens in un incidente aereo.

La musica però era pronta ad un altro cambiamento, i meravigliosi “Sixties”. “Gli anni 60’ iniziarono con uno sparo” come disse J.D. Morrison l’icona dei The Doors. Il 22 Novembre del 1963 un attentato segnò per sempre la storia statunitense e quella mondiale. J.F.Kennedy fu vittima di un attentato a Dallas. Il mondo e la società post vedevano l’inizio di un nuovo decennio aprirsi nel più tragico dei modi. Gli anni 60 furono anni di ribellioni, eventi e manifestazioni che cambiarono per sempre la società americana. All’università di Berkeley iniziarono i primi moti del 68’, il mondo sembrava sull’orlo di un cambiamento epocale mosso dalle masse controcorrenti. La musica, spinta dalla controcultura ebbe il suo apice massimo. La scena di San Francisco e quella newyorkese la fecero da padrona.

Si scoprì la voce di artisti come Bob Dylan, Joan Baez, Pete Seeger, Patty Smith, Andy Warhol, Velvet Underground, Bowie, Doors, Lou Reed e tanti altri ancora. Dall’altra parte dell’oceano in Inghilterra i Beatles e gli Stones producono capolavori come Stg.Pepper’s e Beggars Banquet. Nel 1960 un inchiesta stabilì che il 40% di acquirenti di dischi aveva meno di 20 anni. Le vendite dei 45 Giri passarono da 18 a 45 giri questo in virtù di una dilatazione del mercato discografico diffuso alle prime etichette indipendenti che iniziavano a nascere. Gli artisti producevano tantissimi album (rispetto agli anni 50) spinti dal movimento di controcultura che andava costituendosi. Agli albori del decennio 70’ si concluse la grande epopea dei meravigliosi Sixties con il concerto di Woodstock, oltre cinquecento mila persone nella contea di Bethel radunate per tre giorni ricordati ancora oggi come il più grande ed importante evento della storia del rock. Dal 1959 sino al 1969 si passò dai 18 milioni di dischi venuti (45 giri) ai 44 milioni, senza ombra di dubbio il decennio più importante e prolifico della storia della musica.

1964: L’anno d’oro della musica italiana

La golden age della musica italiana è sicuramente riconducibile al 1964. In Italia furono censiti 1.230 cantanti, 111 case discografiche, 770 dancing e night, 6200 tra orchestre e complessini. Un disco di successo arriva a vendere 1 milione di copie (cifre irrisorie se pensiamo l’epoca attuale). Ad incrementare il successo del 1964 furono i mezzi di fruizione usati per ascoltare musica. Nacque la moda del mangiadischi, per portare in giro la musica e ascoltarla in spiaggia. Il giradischi era molto usato tra i giovani e non era altro che un giradischi a 45 giri portatile.

Nel 1959, qualche anno prima era iniziata su alcuni settimanali la Hit Parade (la classifica dei 10 dischi più venduti), questo incrementò anche la vendita di giornalini e mensili dedicati agli artisti del momento. Il 1964 poi segnò anche l’esplosione dei festival, concorsi canori che si svolgevano in gran numero anche in piccole città, pensiamo al Festival di Voci Nuove di Castrocaro, il Festivalbar, il Disco per l’Estate, il Cantagiro e tanti altri. La mitica sfida tra “urlatori” e “cantautori”caratterizzò un anno intrinso di mode, stili e icone per giovanissimi. Si andavano consacrando artisti come Adriano Celentano, Rita Pavone, Litte Tony, Gianni Morandi e tanti altri. La musica con i festival entrò nelle piazze, tra le strade e tra la gente. Gli artisti strinsero ancor di più il loro legame con il pubblico. Il 1964 fu senza dubbio l’anno d’oro della musica nazionale.

Il ventennio 70-90, le vendite e l’arrivo di Napster

Con il grande raduno dell’Isola di Whight si concludono i meravigliosi “Sixties”, anni di ribellione, controcultura di massa e “rivoluzione” lasciano spazio a quelli della discomusic, glam rock e post punk. Il rock, abbandonato il suo spirito ribelle, si illumina nei percorsi prog e della take-easy generation con gruppi come The Eagles e America.

Un ponte musicale, un passaggio di consegna da un decennio all’altro. La moda entra ufficialmente nella musica e le piste dello Studio54 si riempiono dei groove di Neil Rodgers, Abba, Bee Gees e Village People. A questo movimento chiamato come “discomusic” seguirà la nascita nel 1977 di un altro momento epocale, ma di rottura, per la musica: la nascita del punk in Inghilterra. Un decennio dal 1970 al 1980 importante anche per il comparto della fruizione e della diffusione della musica. Nel 1976 si diffondono le prime “radio libere” , la musica italiana scopre grazie ai dj di network indipendenti anche la musica inglese e americana della “controcultura”. Il mercato così subisce un inflazione di una nuova corrente di artisti. Dalle 150 del 1975 si passa a 2800 del 1978 radio libere. Le vendite inglobano per il 33 % la musica rock, il pop per 19 % e per il restante jazz, alternative e prog. Ad un mercato discografico libero in incremento si contrappone però un aumento del costo della vita del 10%. Un quotidiano da marzo 1976 a maggio 1976 passo da 200 a 300 Lire. A passo spedito ci si avvia per quella che sarà la prima rivoluzione digitale che ingloberà anche il mercato dei supporti informatici e televisivi.

Nel 1982 la Philipps presenta ufficialmente il primo CD (Compat Disc) supporto su cui tramite incisione digitale è possibile registrare più tracce in qualità superiore su uno spazio molto ridotto. Il supporto allargherà così gli orizzonti anche di artisti e band che inizieranno a diffondere la loro promozione e distribuzione in maniera multimediale. Un anno prima nell’Agosto del 1981, a New York viene lanciata ufficialmente MTV (Music Television). Emittente televisiva dedicata interamente alla rotazione di videoclip musicale. L’impatto fu incisivo sulla diffusione musicale. I videoclip degli artisti divennero il fulcro di tutta l’arte musicale. L’immagine pareggiò per importanza il suono. L’utenza aveva la possibilità di conoscere i propri artisti grazie al video e alla tv. Si aprirono le frontiere di una nuova e significativa arte visiva.

L’emittente arrivò in Europa solo 6 anni dopo, nel 1987 e fece conoscere al pubblico artisti del panorama musicale americano sin all’ora semi sconosciuti. La cultura visiva dominò tutti i mass media degli anni 90’. L’immagine, il video, e i videoclip riassumevano il “volere” degli artisti di quel momento. Un impatto veloce, immediato ed incisivo. I videoclip sintetizzavano un idea “fast” della musica. Incastrandosi alla perfezione con l’avvento della rivoluzione comunicativa che stava per arrivare nei primi anni 2000. Alla Northeastern University di Boston, nel 1999 il giovane studente Shawn Fanning grazie all’aiuto di Sean Parker programmò il primo sistema peer-to-peer al mondo che permetteva il download gratuito di musica tramite file mp3. L’inizio di una nuova rivoluzione che avrebbe aperto nuove porte e alla tecnologia. Sebbene la vita di Napster fu davverò breve, (1999-2001) la scintilla era scoccata. A Napster seguirono altri servizi p2p (scambio 1 a 1 peer to peer) come Kazaa ed eMule che alimentarono poi il successivo universo basato sui “download” considerato l’anticamera di quelli che sarebbero stati poi i servizi di musica in streaming.

I servizi di streaming e le nuove frontiere Soundreef e Musicraiser

Nel 2005 il comparto discografico tradizionale basato sulla vendita di supporti fisici toccava una cifra pari ai 741 milioni di euro. Nel 2006 cala il suo valore a 618 Milioni di Euro, una riduzione netta del 18% destinata a salire nel triennio 2004 -2006 al 21%. Il trend negativo continuerà poi nel primo semestre del 2008 con un calo del 13% rispetto al 2007. Una flessione evidente e tangibile confermata dalla crescita e dalla nascita in contemporanea della prime piattaforme streaming. Nell’ottobre del 2008 la startup svedese Spotify AB lancia il servizio di abbonamento mensile dedicato alla musica in streaming su cui è disponibile ascoltare tutta la musica desiderata attraverso pc, smartphone e tablet con un solo “touch”. Una tecnologia che conterà nel 2015 quasi 75 Milioni di abbonati nel mondo e 140 milioni di utenti attivi. La startup nordeuropea apre così una rivoluzione che supera, ma ingloba quella dei download.

Tra il 2005 e il 2008 infatti la musica venduta on line (download, streaming e pay per use) tocca le vette de +427 e + 115 %. Ad affiancare la startup svedese Spotify poi negli ultimi cè da prendere in considerazione la nascita di nuove etichette digitali e piattaformi digitali nate per venire incontro alle esigenze e necessita degli artisti. Nel 2011 nasce Soundreef gestore indipendenti dei diritti d’autore riconosciuta nel Regno Unito. Una nuova frontiera che scavalca le politiche della SIAE (Società Italiana Autori Editori).

Soundreef tramite un software (SaaS Sofware as a Service) nato per tenere traccia in maniera analitica e quindi più veloce dei compensi agli spettanti di diritto superando i processi tradizionali divide il suo impegno e lavoro su due fronti: il primo dedicato all’ in-store (diffusione di musica a tappeto in negozi di ristorazione e commerciali) e i live, con bordero’ e pagamento on line diretto all’organizzazione senza intermediari. Fondata dagli italiani Davide D’Atri e Francesco Danieli la società dal 2017 gestisce anche i settori: Radio e Tv, Tutela del Plagio, Eventi Live , Background Music, Diritti Meccanici. Una gestione dei compensi che raggiunge i 150000 mila brani in store in tutto il mondo, compresa l’Italia. Molti artisti nazionali sono passati dalla tradizionale SIAE a Soundreef. Cambiando anche in questa maniera la distribuzione musicale e la comunicazione di ogni singolo artista.

Dal 2008, anno della nascita dello streaming con Spotify, il 2016 è ricordato come l’anno d’oro della musica in streming. I ricavi globali sono cresciuti di circa del 6 % raggiungendo i 15,7 miliardi di vendite per la musica digitale. In contemporanea si registrava una perdita dell’analogico dell’8 % e il digitale una crescita del 17.7 %. Un dato significativo ed importante però è quello del confronto download-streaming. Il primo è stato inserito in una decrescita del -20 % mentre il secondo ha raggiunto cifre record raggiungendo il + 60 %. Uno status mentale, come ha ribadito nel 2017, l’Head of Sales di Spotify Marco Bertozzi, indicando il download come una sorta di forma mentis ormai quotidiana per gli ascoltatori. Secondo il Global Music Report nel 2017, la necessità da parte degli ascoltatori di usufruire di playlist come e dove si vuole avrebbe incrementato il numero di abbonati. Uno mondo digitale e musicale che si avvia verso la I.A. meglio conosciuta come Intelligenza Artificiale.

Una strada che percorrerà i sentieri della domotica, infatti sono disponibili già dispositivi come Amazon Alexa, dipositivi personali intelligenti basati su controllo vocale da parte dell’utente in grado di riprodure playlist, musica, podcast e audiolibri. Il comparto però non si concentra solo su piattaforme dedicate alla fruizione e all’ascolto, ma dal 2012 grazie a Musicraiser fondata da Tania Vanuri ha connesso ascoltatori e artisti in una piattaforma unica basata sul sistema del crowdfunding. Tecnicamente l’artista interessato propone ai propri fans, o appassionati di portare al termine un suo progetto (che possa essere album, videoclip, singolo, etc) grazie ad un donazione spontanea da fare tramite la piattaforma. A raggiungimento della cifra prestabilita in cambio riceverà una ricompensa (prevendita cd, cena con artista, gadget edizione limitata etc). Le frontiere future uniscono sia ascoltatori che addetti ai lavori a dimostrazione di come il comparto che ingloba tutti gli addetti ai lavori sia ancora a livello mondiale ancora tra i più trainanti in assoluto, anche nel nostro Paese patria di autori e cantautori.

La posizione dell’Italia. Il parere di chi lavora del settore.

Il nostro Paese è riconosciuto da sempre come una nazione musicale. Dai grandi maestri e compositori del 900’ sino ai giorni nostri. Un settore trainante ed importante che vende nel comparto tantissime maestranze impegnati nei live, nelle etichette discografiche e nella comunicazione (marketing,digital e social). A tale proposito ci è sembrato opportuno chiederci come il nostro paese si approccia alle nuove piattaforme streaming e quali saranno i risvolti futuri di tale settore interpellando chi intreccia lavorativamente questo settore,dalla produzione discografica alle etichette e quello artistico e dei live.

Per Cisiamo.info abbiamo ascoltato Peppe Ponti, tra i più importanti e storici produttori discografici partenopei a capo dell’etichetta discografica SuonidelSud.

La discografia e la produzione di album e ha subito negli ultimi 50 anni grandissimi rivoluzioni e cambiamenti. Può raccontarci come stato per lei vedere ed assistere questo cambiamento e come stato accolto nell ambiente dei produttori l arrivo del digitale?

“Non solo dagli anni ’50. Sposterei le lancette del tempo ancora più indietro. La storia e l’evoluzione della musica in tutti i suoi infiniti generi va di passi passo con la storia e l’evoluzione dei supporti che ne hanno permesso la ripdoduzione sonora. Dai primi fonoautografi e grammofoni che ripoducevao i dischi a 78 giri ai primi giradischi, passando per i juke box, le audiocassette, i supporti VHS e Batamax, alla rivoluzione del compact disco, fino alla musica “liquida” dei file mp3. Bisogna sempre abituarsi prima o poi ai cambiamenti che sono inevitabili. Naturalmente poi ciascuno di noi ha le sue preferenze legate anche ad un fatto anagrafico. Io personalmente sono un amante del caro vecchio vinile che ancora oggi utilizzo per i miei lavori. Ultimo è il caso del triplo vinile “Continuando verso Napoli – Tributo a Paolo Morelli- Alunni del Sole” dedicato all’arte di Paolo Morelli. Prima ancora ho pubblicato l’ album -oltre che in cd – in vinile “Arrivederci-Mario Musella” con inediti, un lavoro questo facente parte di un più ampio progetto dedicato alla riscoperta e alla valorizzazione del padre del neapolitan power, il nero a metà cantato da Pino Daniele, grazie anche al supporto di tanti amici professionisti tra cui il noto giornalista e critico musicale Carmine Aymone autore di un libro dedicato proprio all’ex Showmen e presentatore negli anni con Gianni Simioli di un Premio a lui dedicato. Sempre in vinile ho pubblicato anche “Cuma 2016” del Balletto di Bronzo, “Showmen 2” e tanti altri. Ho accolto l’arrivo del digitale in maniera serena, provando ad aggiornarmi e a comprendere le nuove regole e i suoi meccanismi ma senza escludere i supporti tradizionali come il vinile che continua a resistere dal punto di vista delle vendite, in tutto il mondo”.

Nel futuro e gia da qualche anno ci sono etichette digitali che concorrono alle storiche societa come S.I.A.E e si rivolgono ad un target sicuramente giovane. Pensa che offrire in alternativa sia la strada giusta per la musica italiana?

La differenziazione e quindi l’aumentare le possibilità di scelta ritengo sia una cosa sempre positiva. E’ giusto avere più libertà di scegliere come gestire le proprie royalty. L’importante è liberalizzare si il mercato ma in maniera chiara, ordinata e trasparente. Siamo ancora lontani però da una piccola rivoluzione della gestione del diritto d’autore. Staremo a vedere, ma una liberalizzazione sana e fatta bene, ben venga>>E’ chiaro che il nostro Paese è ben aperto a nuove frontiere e si sta avvicinando ancora non a pieno regime, nel mercato musicale liberalizzato, anche perché si sta valutando il ruolo fondamentale dei social e delle applicazioni per sondare i gusti degli ascoltatori sempre maggiormente orientati ad una digitalizzazione della “propria” musica. Una sfida per il prossimo futuro prossimo rappresentato dal 2020, crocevia importante per gli ascoltatori “millenial” su cui sarà importante puntare per il prossimo ventennio, un anno x su cui tanti editori, etichette e artisti stanno già puntando forte”.