Luciano D’Abbruzzo si racconta: da “il guardiano del bosco” ai “nuovi progetti”

Il cantautore Luciano D'Abbruzzo ha anticipato a Ci Siamo il tema del nuovo brano che uscirà a breve, e andrà a comporre l'album in uscita per Sony Music "Il Guardiano del Bosco".

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Luciano D’Abbruzzo, cantautore dalla personalità musicale profonda ed elegante, ha anticipato a Ci Siamo il nuovo video, “L’ultima estate”, in uscita la prossima settimana,  che andrà a comporre l’album per Sony MusicIl guardiano del bosco” insieme alle altre tracce pubblicate in precedenza .

Sempre per Sony Music, Luciano D’Abbruzzo ha pubblicato nel 2018 l’EP “Come Acqua”, contenente tre tracce, tra cui “Il Guardiano del Bosco” e il brano vincitore del Premio De Andrè. Ha all’attivo due album: il primo, come MIG, dal titolo “N€uro” (2001 – Rossodisera/EMI); il secondo come Luciano D’Abbruzzo e MIG, “Come un’Arancia in Norvegia”, uscito nel 2013.

Luciano ha rilasciato un’intervista, in cui si racconta, e racconta i suoi progetti futuri.

Come ti sei avvicinato alla musica?

Diciamo che sono stato indirizzato dalla mia famiglia. Mio nonno era musicista, e anche se io non l’ho conosciuto in casa si respirava un’aria di passione per la musica, che ho sentito crescere quasi spontaneamente. Ho iniziato quando mi hanno iscritto alla banda del paese a otto anni, e suonavo il clarinetto. I miei genitori mi dicevano che sarei dovuto diventare bravo come Lucio Dalla.

Quando hai iniziato a comporre, e perché?

Ho iniziato verso i sedici anni… perché è facile, credo che si inizi quasi tutti a comporre per lo stesso motivo, piccole sofferenze di cuore, no? E dopo piano piano si sono aperti altri orizzonti. La musica è una tisana calmante per l’anima. Un po’ quello che dice Platone, “la musica è provare a riprodurre il suono del cosmo”. La musica migliora, è una valvola di sfogo che tanti non conoscono, ci fa sentire parte di una cosa più grande.

E per quanto riguarda il rapporto con il pubblico?

Il pubblico è fondamentale, l’aspirazione di un cantautore è quella di portare fuori un’esigenza interna, di portare alla conoscenza delle persone ciò che sentiamo. E credo che anche se c’è a volte una forte esigenza personale alla composizione, alla fine si compone per comunicare. E di più, lo si fa perché c’è il bisogno di sentirsi accomunati al pubblico dall’esperienza cantata, perché la musica unisce. Il ruolo di un’opera d’arte, di un artista, è quello di far entrare l’io soggettivo in una sorta di io collettivo, quindi provare a descrivere delle esperienze personali che però poi accomunano tutti.

Nel tuo stile ci sono delle sonorità, uno stile che ricorda grandi autori, per esempio Angelo Branduardi.

Sì, io vengo dalla musica classica, ho iniziato in conservatorio. E forse quello che dà questa impressione di somiglianza è l’uso di alcuni strumenti come ad esempio l’oboe, il fagotto. Sicuramente, proprio per questa vicinanza alla musica classica ho sempre seguito la musica italiana e cantautorale come mio riferimento. Tra gli ascolti che mi stanno più a cuore ci sono quelli di Battiato per la profondità dei suoi testi. E De Andrè, che ho imparato ad ascoltare. C’è poi stata questa occasione particolare per me di aver partecipato al Premio De André e di averlo vinto, con una canzone nata da un pensiero fatto nel bosco, un luogo che per me è molto importante.

A proposito di bosco, nei tuoi video e nei tuoi testi l’elemento naturale è molto presente. Qual è il tuo rapporto con la natura?

Si tratta di un rapporto che è diventato importante. Nato un po’ casualmente a dire la verità, perché gestisco un’oasi naturale. Per me significa molto. Significa contatto con la Terra, e non perdere le radici. Sapere che noi proveniamo da altre persone e società che prima di noi hanno costruito e lavorato questa terra… ecco, io per tutto questo ho il massimo rispetto. Così come invece sono preoccupato per l’uso che facciamo oggi dell’ambiente. E io, nel mio piccolo cerco di sensibilizzare attraverso i miei testi, e c’è un grande bisogno di questo. Il Guardiano del bosco è un po’ il mio alter ego, perché io passo molte ore nel bosco. E questo perché credo che ci sia un gran bisogno di salvaguardare la natura, di lasciare dopo di noi questo posto un po’ migliore di come lo abbiamo trovato. Anche se devo ammettere che faccio fatica a coinvolgere e portare alla luce le problematiche legate all’ambiente, e questo mi dispiace molto. Sai, è difficile avere delle attenzioni organizzando iniziative per educare al rispetto dell’ambiente.

C’è un tuo pezzo che si intitola proprio “Il guardiano del bosco”

Sì, e a dicembre ne è uscita una nuova versione, un po’ particolare. Ho voluto ripubblicare questo video che era già uscito, aggiungendo la registrazione originale che poi andrà nell’album. La cosa che per me è importante è che è stato suonato e registrato dall’inizio alla fine, quindi senza editing, per questo è particolare. Si tratta di un lavoro diverso da quello che si fa di solito. Da un paio di registrazioni invece facciamo tutto live. E ho voluto riproporre questa registrazione live proprio per dare una dimensione intima. Girare un video è comunque lavorare il prodotto, e farne quello che si vuole, e io invece volevo dare testimonianza di questo momento che è reale, suonato al piano dall’inizio alla fine e non modificato. Produrre un brano che non sia post prodotto è un valore aggiunto, perché quello della registrazione è un momento unico. Adesso facile post produrre qualunque cosa e far diventare bello anche quello che non lo è. Ma pensiamo, e adesso farò un nome grande, a Johann Sebastian Bach. Lui non registrava i brani, non li ha post prodotti, eppure sono sopravvissuti trecento anni. Quella è una musica che viene dall’anima, e non dal volere a tutti i costi far uscire bene il suono. C’è poi un alto episodio legato a questo brano. A colore che hanno commentato o condiviso questo video ho regalato una copia digitale di una mia raccolta di poesie. Ogni raccolta è stata numerata e firmata con la firma digitale… diciamo che è uno dei primi autografi digitali!

E progetti futuri?

C’è  in uscita un nuovo pezzo, che si intitola “L’ultima estate“. Il video l’abbiamo girato in due location bellissime e racconta di una storia d’amore tormentata, che anzi, forse non nasce proprio. Si tratta dell’ultima estate di speranza, quindi con un retrogusto un po’ amaro. Il video è stato girato da Alessia Magnano e insieme a me c’è Manuela Lomeo. Abbiamo lavorato con molta passione su questo video. Questo è il sesto video di quello che sarà poi l’album “Il guardiano del bosco”, e sono contento perché sono riuscito ad esprimermi al meglio. Diciamo che è un altro tassello in questo album di emozioni. La salvaguardia della natura, dei rapporti umani e del tempo, questo è il filo conduttore del nuovo album. “Tempo“, tra l’altro, è uno degli ultimi singoli usciti, in cui scrivo appunto che di tempo se ne impiega troppo a valutarlo e troppo poco a viverlo, e mentre riflettiamo sul tempo trascorso ne trascorre inesorabilmente dell’altro. Mi piacerebbe invece che corressimo di meno e vivessimo godendo di più di quello che abbiamo.

 

 

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.