“Vani d’ombra” di Simone Innocenti: quando un pomeriggio d’estate segna un destino

Vani d'ombra, il libro di Simone Innocenti edito da Voland trasporta il lettore con una scrittura vorticosa nella mente tormentata del protagonista

Vani d'ombra
Vani d'ombra, il libro di Simone Innocenti edito da Voland trasporta il lettore con una scrittura vorticosa nella mente tormentata del protagonista
Clicca qui per ascoltare l'articolo

Vani d’ombra non è solo il titolo del libro di Simone Innocenti, edito da Voland. Vani d’ombra sono l’opportunità per noi lettori di addentrarci nei meandri della mente del protagonista, in quei recessi scuri e nascosti di una mente tormentata, grazie alla scrittura ipnotica di Simone Innocenti.

Vani d’ombra, Michele e Milena

Che con uno stile nudo, come nudi diventano i pensieri del protagonista, trascina il lettore in un afoso pomeriggio d’estate, proprio lì, in paese. Lì, su un albero, Michele, 13 anni, ammazza il tempo con il suio binocolo. E’ così che scopre i baci, baci che aveva scorto solo al cinema, e che adesso sono davanti a lui, in quello che gli sembra l’oblò del proiettore.

E Michele scopre che Milena, la colf che tutte le domeniche porta l’anziano notaio in chiesa, il pomeriggio si trasforma, e con addosso un drappo rosso incontra uomini. Diversi ogni volta, Michele non sa se siano clienti o amanti, ma poco gli importa. Quello che gli interessa è la trasformazione di Milena. Ma lei ad un certo punto si accorge che i suoi incontri sono osservati. E intercettato Michele lo prende per un orecchio – un orecchio che brucia nella presa di Milena – e lo chiude a chiave in un armadio.

Quando un pomeriggio d’estate segna un destino

E’ in questo vano d’ombra, quello dell’armadio che Michele avrà una rivelazione sconvolgente, che lo segnerà per sempre. E che lo condurrà all’ineluttabile follia “bianca”, accecante e pure, alla fine del racconto.

Un libro ipnotico, che il lettore fatica a smettere di leggere, perché il ritmo del libro lo trascina in quell’armadio insieme a Michele, e poi sempre più vorticosamente verso l’apice della tensione che è anche il finale.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.