Cinema, nelle sale “L’immortale”: la recensione

Ciro Di Marzio torna al cinema

L'immortale
L'immortale

Gomorra, serie evento basata sul romanzo di Roberto Saviano, ha sempre riservato colpi di scena ai suoi fan, sopratutto quando al termine della terza serie Ciro Di Marzio (Interpretato da Marco D’amore), boss di Secondigliano, viene colpito da un colpo d’arma da fuoco. I fan hanno atteso invano un suo ritorno nel corso della quarta stagione; Dopo la conclusione della stagione arriva il colpo di scena: a interrompere i titoli di coda arriva il trailer de “L’immortale“, una pellicola basata proprio sul destino di Di Marzio. Il 5 dicembre nelle sale è arrivato “l’Immortale”. La recensione dopo la visione è ora disponibile.

Produzione e cast

L’opera è stata girata in gran segreto tra Riga (Lettonia) e Napoli. La regia, oltre al ruolo di protagonista, è firmata da Marco D’amore. La produzione, un unicum nel panorama italiano che segue quanto fatto da Netflix con Breaking Bad, crea uno spin-off (che in realtà è una original story) da un personaggio di una serie TV. La produzione è stata affidata a Cattleya e Vision, con Sky come supporto collaborativo.

Il cast, oltre il già citato D’amore, vede Giuseppe Aiello(Ciro da ragazzo), Salvatore D’Onofrio(Bruno), Gianni Vastarella(Giovane Bruno), Marianna Robustelli, Martina Attanasio, Nello Mascia, Gennaro Di Colandrea(Virgilio).

Trama

Ciro Di Marzio, dopo essere sopravvissuto ad un attentato su uno Yacht, scappa per evitare i suoi aguzzini. Si dirige in Lettonia, per curare il mercato della droga per conto di Don Aniello; aiutato da Bruno, l’uomo che lo ha introdotto alla vita mafiosa. La vita lontano da casa porta Ciro a pensare alla sua infanzia, dove rivivere gli inizi della sua vita criminale, dove aiutava Bruno nel traffico di autoradio e sigarette.

La pace dura poco nell’est Europa, due fazioni criminali, una russa e una lettone, si contendono la droga napoletana e Di Marzio sarà costretto, grazie al suo cinismo e alla sua furbizia, a risolvere la faida.

L’immortale, recensione

Come per El Camino, le problematiche narrative sono dovute allo scarso tempo di un film – 2 ore contro le 10 della serie – ma a differenza dell’opera di Netflix presenta una grande variazione: l’opera non è conclusiva ma è inclusiva e porterà a legarsi alla quinta stagione di Gomorra. Il one man Show di D’amore è entusiasmante: la cornice lettone, con le 19 ore di sole permette una narrazione unica del personaggio Di Marzio: una luce cupa che risalta tutte le ombre di un personaggio complesso e contorto. L’introduzione dei flashback in una Napoli splendente porta a una profonda riflessione sociale: a metà anni 80 il mercato della malavita era legato a furtarelli – il piccolo Ciro ruba autoradio – e quando il rachet cresceva si contrabbandavano sigarette. Di Marzio, crescendo si scontrerà con la cocaina e gli omicidi. Una tensione sociale mostrata con durezza e scandita perfettamente dall’attore principe ed esaltata dalla superba fotografia di Guido Michelotti, in grado di scegliere la miglior luce per esaltare gli animi degli interpreti.

Le tempistiche del film, dove il protagonista ha vissuto il turbamento emotivo della solitudine, sono lente per gli standard di Gomorra, ma l’opera è apparsa pienamente soddisfacente per L’immortale, la recensione è molto più che positiva.