San Valentino: l’origine della Festa degli innamorati

Il nome della ricorrenza nasce da Valentino da Terni, vescovo nato nel 176 d.C, che celebrò per primo l’unione fra un legionario pagano e una giovane cristiana

San Valentino
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Il 14 febbraio non può essere certamente considerata una data come tutte le altre per chi ha un sentimento nel cuore. Pur con la consapevolezza di come sia importante manifestare quello che si prova in modo costante, anche con piccoli gesti, si celebra oggi la Festa degli Innamorati. Una ricorrenza che da molti viene definita commerciale per i diversi prodotti che si trovano in commercio per l’occasione, ma che in realtà dovrebbe essere vissuta come un momento particolare in cui dare attenzione al proprio amore.

Chi era Valentino

Ma quali sono le motivazioni che hanno spinto a indicare proprio questa data e a rendere San Valentino il protettore degli innamorati. Valentino era un vescovo romano che era stato martirizzato, nato nel 176 d.C. a Interamna Nahars, l’attuale Terni.

La scelta è ricaduta su di lui sulla base di una particolare leggenda. Sulla base di questa credenza, l’uomo è stato il primo religioso che celebrò l’unione fra un legionario pagano e una giovane cristiana. Un modo di agire davvero particolare per l’epoca, che avrebbe potuto esporlo anche a gravi conseguenze, ma per lui era importante sottolineare, attraverso questo gesto, come fosse importante che ognuno di noi potesse individuare liberamente, e senza alcuna costrizione, la persona da amare e da avere al proprio fianco.

Cosa ci spinge a festeggiare?

La festa attuale non è però propriamente legata alla condotta di San Valentino, pur essendo stato uno dei precursori di quello che può essere considerato “amore libero” (concetto che ancora oggi non è sempre facile da esprimere).

Molti di noi, infatti, approfittano di questa giornata non solo per fare un regolo al proprio amato/a, ma anche per scrivere un bigliettino in cui si esprimono i propri sentimenti. Proprio quest’ultima abitudine risale a Carlo duca d’Orleans, che nel XV secolo era arrivato a lasciare un messaggio alla moglie chiamandola «dolce Valentina» (appellativo che si ritrova anche nell’Amleto di Shakespeare del 1601, quando Ofelia canta: “Domani è san Valentino e, appena sul far del giorno, io che son fanciulla busserò alla tua finestra, voglio essere la tua Valentina”, ndr). A rendere ancora più significativo il momento c’è la circostanza in cui questo è avvenuto: l’uomo si trovava infatti prigioniero nella torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415, nell’ambito della Guerra dei cent’anni). Anche in un frangente così difficile lui non aveva infatti dimenticato l’importanza della donna che aveva al suo fianco.

Una festa non per tutti

L’idea di onorare con una giornata dell’anno il proprio amore può sembrare ormai consolidata, ma pur vivendo in una società in cui possiamo godere di tante libertà, questo non vale ancora per tutti.

È il caso ad esempio del Pakistan, dove c’è il divieto assoluto di celebrare il proprio amore. Emblematico quanto accaduto nel 2017, quando un Tribunale è arrivato addirittura vietare i festeggiamenti ad Islamabad perché contrari ai dettami dell’Islam.

Non va molto meglio nemmeno in Indonesia, dove le proibizioni sono state introdotte qualche anno prima, nel 2012: la festa degli innamorati è stata vietata dal più alto consiglio clericale islamico perché non appartenente alla cultura islamica.