Violetta Zironi: da X Factor all’ultimo singolo “Hungry to kill”

In un'intervista a CiSiamo, Violetta Zironi racconta la sua esperienza e il suo mondo musicale, sopratutto il suo nuovo singolo "Hungry to kill"

Violetta Zironi è comparsa sulla scena musicale grazie a X factor, nel 2013, con tutor Mika. Negli anni successivi, Violetta ha girato il mondo e abitato prima a Londra e poi a Berlino, ha conosciuto decine di musicisti con cui ha suonato e scritto canzoni.

Fino a questo nuovo singolo, Hungry to kill, in cui racconta una storia disperata e la avvolge in una confezione musicale colma di echi francesi e italiani, ripescati dai tempi in cui l’illusione collettiva è stata più forte, gli anni ’60 e ’70. Spensieratezza, sorrisi, cantabilità, una melodia che non esce dalla testa e ti costringe a canticchiarla.

E in un’intervista a CiSiamo, Violetta si racconta e racconta della sua musica.

Come ti sei avvicinata alla musica?

La musica fa parte della mia vita da quando riesco a ricordarmi. Iniziai a 3 anni a cantare in un coro di bambini e a 6 a studiare pianoforte. I miei genitori sono appassionati, e mio padre è musicista. Videro in me un’attitudine particolare alla musica e decisero di coltivarla.

Quale credi possa essere la cifra stilistica che ti definisce come artista?

Credo che la mia cifra stilistica sia composta da vari elementi: le melodie in primis. Il mio obiettivo è comporre delle melodie che siano degne di essere definite tali. Sono stanca di sentire canzoni mononota, prive di armonie, poco dinamiche e quindi poco interessanti. Con le melodie voglio sorprendere, creare delle sequenze di note inaspettate ma che hanno la capacità di avere un senso anche per chi di musica non si intende particolarmente. Le melodie per me esprimono un pensiero, ed un pensiero non è mai lineare, ma vive di vita propria. E così deve essere una melodia. Il mio obiettivo finale è di creare suoni che ispirino immagini, che accompagnino l’ascoltatore, come una colonna sonora. Per i testi il discorso è simile: racconto storie, e cerco di dipingere immagini con le parole.

Ci sono temi e modi di fare musica a cui ti senti particolarmente legata?

Scrivo tanto di esperienze personali, o di persone che conosco. M’ispiro ai miei sogni, ai film che vedo e ai libri che leggo. La mia vita è stata influenzata molto dai viaggi che ho fatto e dal contatto che ho avuto con persone diverse da me, e situazioni a me nuove e certe volte scomode. Mi piace molto scrivere e collaborare con altri autori, provenienti da contesti musicali e di vita diversi, e imparare da loro. Farmi influenzare dal loro stile, e tante volte sono incuriosita dalla percezione che hanno loro di me come artista, quando scriviamo insieme, che mi apre dei nuovi orizzonti e nuove possibilità di esplorare la mia creatività.

C’è un’esperienza particolare che ti ha segnata nel tuo percorso musicale?

L’esperienza che sicuramente mi ha segnato di pù è stata confrontarmi con una realtà diversa e lontana dalla mia. Trasferirmi all’estero e collaborare con artisti stranieri mi ha insegnato tanto di me stessa e mi ha fatto rielaborare gli input che avevo avuto fino a quel momento in Italia. In un certo senso sono riuscita a vedere le cose da un altro punto di vista. Questo è stato fondamentale per il mio percorso artistico.

Ci parli del tuo ultimo singolo?

Hungry To Kill è un brano che mi diverte molto. L’elemento principale che lo caratterizza, secondo me, è l’ironia e il contrasto tra la leggerezza e spensieratezza della melodia e dell’arrangiamento con la cupezza del testo. E’ stato rinfrescante per me lavorare ad un brano ironico e divertente, diverso da quello che ho pubblicato fino ad ora.

Da dove è nata l’ispirazione?

Il brano nasce da una mia collaborazione con Alessandro Magnanini, autore e produttore di grande talento (produttore di Cremonini, Mario Biondi) col quale condivido una grande passione per la sperimentazione e combinazione di elementi musicali tipici di epoche diverse e stili diversi. La combinazione di una melodia di ispirazione un po’ retro, con suoni di sintetizzatori e batterie elettroniche. Per il testo ci siamo ispirati a un sogno che ho fatto: la drammatica conclusione di una relazione amorosa travolgente e straordinaria. Il mio partner mi uccide spingendomi giù dalle scale, rivelandomi quindi la sua pazzia della quale avevo avuto tanti segnali nel corso della relazione. Segnali che avevo ignorato, e che sono poi diventati per me fatali. E’ una cosa che ci accade nella vita di tutti i giorni. Ci curiamo solo dell’apparenza, ignorando quello che realmente sta accadendo più in profondità, e che poi ci si ritorce contro.

Come si completano in questo brano musica e testo?

Il testo e la musica sono complementari, perché rappresentano esattamente il messaggio del brano. La musica è in apparenza leggera, spensierata, solare. Con suoni inquietanti ma nascosti. Il testo è macabro, ma anch’esso espresso con leggerezza. Quindi rappresentano appieno il sentimento dietro la canzone.

Progetti futuri?

Sto lavorando ai miei prossimi singoli, in uscita all’inizio dell’anno nuovo. E mi sto preparando per il mio tour europeo di febbraio 2020, che toccherà anche due date italiane: Il 26 febbraio a Milano al circolo Ohibò, e il 27 febbraio a Roma a Le Mura. Inoltre ho appena concluso le riprese ( come attrice) di un film prodotto dalla casa di produzione italiana Groenlandia e Netflix USA, diretto da Sydney Sibilia (Smetto quando voglio): L’Incredibile Storia dell’Isola Delle Rose, in uscita l’anno prossimo.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.