Alex Cadili: una musica per esprimere il bello della vita

Alex Cadili, in un'intervista a CiSiamo, racconta la sua musica e il singolo "Notte chiara (un sorriso in più)", disponibile dal 18 ottobre

E in radio dal 18 ottobre il nuovo singolo di Alex Cadili, “Notte chiara (un sorriso in più)”. Una musica, quella del cantautore genovese, che del rock prende la grinta, unendolo alla dolcezza di un messaggio importante. Quello che al mondo non c’è solo la sofferenza e la rabbia, e che non solo quelle vanno cantante. C’è molto più, ed è quel “sorriso in più” che Alex Cadili canta.

Come ti sei avvicinato alla musica?

La musica mi è sempre piaciuta, da ragazzino l’ho sempre ascoltata, ma da quando ho perso la vista, a 12 anni, le cose sono un po’ cambiate. E questo mi ha dato la possibilità di mettermi sulla “strada giusta”, di trovare la mia strada e cominciare a dedicarmi seriamente a questa passione.

Cosa vuol dire per te esprimerti attraverso la musica?

Vuol dire esprimere sia qualcosa di bello per me, perché la musica mi fa stare bene, sia qualcosa di bello per chi ascolta. La musica è uno strumento per focalizzare l’attenzione su ciò che di bello c’è al mondo e per me non è uno strumento politico o per cantare della sofferenza. Invece che puntare il dito contro il brutto, o cercare di spingere le persone ad arrabbiarsi, io cerco di spingerle a vedere quello che di bello c’è in giro. Ovvaimente canto quello che sento, ma non è mai la parte negativa di ciò che ci circonda.

Pensi che la tua cecità ti abbia influenzato?

Sicuramente un po’ si, perché è come se togliesse il “rumore di fondo” sulle cose. Se potessi scrivere in modo più “normale” forse non sarei così focalizzato su alcune cose, invece in questo modo riesco a concentrarmi maggiormente su quello che sento.

Come descriveresti il tuo modo di comporre?

Direi che è un rock melodico. In Italia abbiamo una grande tradizione melodica, ma io amo molto il rock e cerco di suonarlo meglio che riesco. Del rock amo la grinta e la forza, è come quando vuoi bene ad una persona e per dimostrarglielo la abbracci un po’ più forte: questa è l’idea della mi musica e del mio utilizzare il rock.

C’è qualche autore a cui ti ispiri?

Sicuramente i Dire Straits, che sono un gruppo che amo e a cui mi ispiro molto per lo stile musicale, mentre per i miei testi ho sempre presente i cantuautori italiani, da De Andrè, a De Gregori e Bennato. Ma spesso, la vita stessa è l’ispirazione delle mie canzoni.

E per quanto riguarda “Notte chiara (un sorriso in più)”?

E’ una canzone che racconta la più classica delle suituazioni, cioè quella di una ragazzo e una ragazza, che stanno in città diverse a km di distanza, ma l’idea è che guardando lo stesso cielo nello stesso momento riescano comunque ad essere vicini. E’ come se fosse un grande abbraccio, il cielo stellato, che mette in comunicazione anche chi è lontano. La canzone l’ho dedicata ad una ragazza che adesso non c’è più, Chiara, a cui voglio molto bene per tutto quello che ha fatto per me. E l’ho dedicata a lei, perché guardando il cielo stellato possa sentirla vicina. Il sottotitolo, “un sorriso in più” riguarda l’idea che anche una cosa che può sembrare banale, come un cielo stellato, o un bel tramonto, possa in realtà essere motivo di un sorriso, e per questo “un sorriso in più”.

Nuovi progetti?

Assolutamete sì. Abbiamo deciso di non fermarci, quindi a brevissimo tornerò in studio pe run nuovo album, il secondo. E poi sto cercando di organizzare quella che per noi “manovali della musica”, come piace dire a me, è la parte più bella, e cioè suonare. Quindi stiamo cercando di organizzare un tour che si spinga anche oltre la Liguria e la Lombardia.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.