Aquile Randagie: intervista al regista Gianni Aureli

Aquile Randagie è il primo lungometraggio di Gianni Aureli. Un film che racconta la storia di un gruppo di scout italiani guidati da Andrea Ghetti e Giulio Cesare Uccellini, detto Kelly, che hanno come unico obiettivo resistere al fascismo.

Tre giorni nelle sale italiane, 30, 1 e 2 ottobre, per un film tratto da una storia vera piena di altruismo, resistenza, amicizia e voglia di cambiamento. Abbiamo intervistato il regista di Aquile Randagie.

Intervista a Gianni Aureli

Hai scelto di esordire con un lungometraggio non semplice da portare sul grande schermo. Come mai?

Tornassi indietro, con la testa di adesso, forse inizierei con qualcos’altro. Con una storia più semplice, passami il termine. Quando si parla di fascismo si apre un’intera scatola da dove poter attingere, ma quando si ha a che fare con una storia di ottanta anni fa ci sono comunque delle complicazioni scenografiche: dalle macchine ai vestiti, passando per le case e le città. Non è stato semplice, ma il prodotto finale ci ha davvero reso felici.

Quando nasce l’idea?

Nel 2011. Mi è scoppiata tra le mani questa possibilità e abbiamo deciso di lavorare per portare alla portata di tutti una storia di resistenza, amicizia e di scoutismo, un’attività che non è così conosciuta in Italia.

All’interno del film ci sono molti riferimenti alla contemporaneità, sono stati pensati prima della messa in scena o sono arrivati con il tempo?

Ecco, è questo il bello, se vogliamo. Noi non abbiamo cercato di inseguire la contemporaneità, ma è l’attualità che ha seguito noi. E questo ovviamente non ci fa piacere. È un momento storico, quello attuale, di grande intolleranza verso qualsiasi cosa. Nel mio film il fascismo è solo un contorno, utile a comprendere qual è il momento storico in cui si svolge il racconto che metto in scena. 

Oltre a una forte lotta al fascismo, nel film sono presenti richiami alla cura dell’ambiente, altro elemento molto attuale.

Lo scoutismo è legato a doppio filo con l’ambiente e con la sua cura, ma anche nello sfidare in continuazione madre natura. Anche qui la citazione è stata molto naturale e non forzata con quella che in questo momento è la realtà: dai cambiamenti climatici a Greta Thunberg. Io spero con questo film di aver comunicato l’importanza dei diritti umani, della libertà, della cura di se stessi, dell’ambiente e del buon senso.

Tra le Aquile Randagie non c’è stato nessun disertore? Nessuna bandiera bianca o traditore?

Nel piccolo gruppo di fedelissimi no. Poi, nella realtà, tra le 151 unità appartenenti al gruppo delle Aquile Randagie qualcuno che ha cambiato “idea” c’è stato, ma la mia intenzione era quella di raccontare la forza di un piccolo gruppo, stoico e coerente, che è stato lo zoccolo duro delle Aquile. È un film che vuole trasmettere valori positivi. Sarebbe stato difficile aggiungere sotto trame. Magari, in una fiction sarebbe più semplice da raccontare e approfondire alcune tematiche.

Quali sono le tue scene preferite del film?

Tutte quelle che scene che prevedono delle scelte coraggiose, dove il destino dei protagonista è stretta conseguenza di una scelta che cambia completamente il percorso di ognuno di loro.

Che cosa hai voluto trasmettere con questo film?

Questo film ha come intento quello di parlare ai ragazzi non solo agli scout. Non so se riusciremo ad arrivare a loro, ma questo è il nostro obiettivo. Certi valori dobbiamo cercare di tramandarli generazione dopo generazione.

Fabio Fagnani
Giornalista e docente, in quest'ordine. Mi piacciono le discussioni, il calcio, il motorsport, il cinema, le serie TV, i fumetti, la tecnologia. Amo la politica e odio i politici. Guardo verso il futuro con un occhio sul passato. Sono stato Coordinatore Editoriale di Urban Magazine, Soccer Illustrated e Riders; contributor per Rolling Stone, Wired.it, Linkiesta.it, Moto.it, Dueruote e voce della MotoGP per Radio Sportiva. Oggi alle prese con la direzione di Cisiamo.info.