La deriva del “politicamente corretto”: ora danneggia chi vuole proteggere

Diciamolo subito, chiaro e tondo, il "politicamente corretto" ha rotto le scatole. Ormai si sono raggiunti limiti insopportabili.

La deriva del politicamente corretto
La deriva del politicamente corretto

Diciamolo subito, chiaro e tondo, il “politicamente corretto” ha rotto le scatole. Ormai si sono raggiunti limiti insopportabili. Se qualche anno fa, giustamente, la maggior parte delle trasmissioni televisive, dei film, dei libri, dei cartoni animati e chi più ne ha più ne metta venivano epurati sistematicamente di quelle parti che non rispettavano minoranze etniche o religiose, o che non rispettavano persone di particolari identità politiche o sessuali, ora si è andati oltre, sfiorando il completo ridicolo. Un conto è non riproporre più opere nello stile di ‘Via col vento’, quel vecchio polpettone razzista dove tutti i neri parlavano da “selvaggi” e che quasi faceva passare il messaggio che la schiavitù “non era poi così male”. Un altro è puntare il dito su ogni battuta, anche sulla più innocua, o nel voler a tutti i costi inserire discorsi o personaggi “politicamente corretti”, forzano scene e sceneggiature per favorire il “mondo arcobaleno”.

La Disney “politicamente corretta”

Tutto cominciò a diventare ridicolo qualche anno fa, quando la Disney decise di convertirsi completamente al “politically correct“. Difficile stabilire le motivazioni di questa scelta. Sicuramente è stata frutto anche di un’attenta riflessione, frutto del tempo che passa, delle nuove importanti rivoluzioni che hanno portato per esempio all’autodeterminazione della donna e all’uguaglianza sociale e razziale. Se un tempo, dunque, tutte le opere vedevano un cavaliere, in genere maschio e biondo, che andava a salvare a spada tratta la sua amata, di solito belle ed esile, ora, nelle trame di film e libri, hanno finalmente trovato spazio anche eroine femminili diventate simbolo di coraggio e forza. Però, subito dopo questo importante passo in avanti, tutto è scivolato rapidamente.

I “nuovi” film

Ecco, infatti, che la Disney, sempre per essere “politicamente corretta”, ha deciso, nei suoi rameke di “depurare” alcuni dei suoi personaggi da tante varie presunte scorrettezze etiche. Benvenuti dunque nel nuovo mondo, dove i gatti siamesi di “Lilli e il Vagabondo” vengono fatti fuori perché “razzisti”. Nel nuovo “Dumbo”, diretto da Tim Burton, l’elefantino delle grandi orecchie non fuma e i corvi, che nel primo film erano tra l’altro stati tra i pochi ad aiutare il protagonista, non parlano con l’accento afroamericano. Infine arriviamo anche alla Sirenetta, in cui per interpretare il ruolo della nuova Ariel è stata scelta un’attrice di colore.

Gli esempi di scelte “politicamente corrette”, comunque, non finiscono qui, e non riguardano nemmeno solo la Disney, ma tutto il mondo del cinema, della televisione e dell’informazione. Tra poco vedremo il nuovo James Bond in cui, per interpretare l’agente 007, da decenni simbolo di macismo, è stata scelta una donna, e di colore. Le scelte “politicamente corrette” sono state adottate da chiunque (è di poco tempo fa la notizia della prima modella transgneder di Vittoria’s Secret). Ora è difficile distinguere quelle “efficaci” e veramente “corrette” da quelle forzate e semplicemente stupide.

Perché si è giunti a questo

Il perché si è virati forzatamente verso un totale “politicamente corretto” non è solo spiegabile con l’effettiva voglia di più uguaglianza. Purtroppo dietro c’è ben altro. Infatti, è risaputo, fare un film, o qualsiasi altra opera, “politicamente corretta” significa fare parlare di sé, avere risonanza mediatica. Significa avere articoli, sempre molto “arcobaleno”, su tutti i giornali. Significa avere recensioni positive e magari anche premi dalla “critica”. Sono infatti in molti quelli che hanno notato come molti premi Oscar siano andati a film “politicamente corretti”. Come Black Panther, che ha vinto ben 3 premi Oscar, (era candidato a sette). Certo, un bel film, spettacolare e avvincente, ma comunque un film di supereroi, dove la trama è sembrata un po’ buttata lì. Dunque, alcuni, giustamente o malignamente che sia, hanno spiegato il suo successo con il fatto che raccontasse la storia del primo supereroe di colore, che alla fine (eh sì), in pratica, “apre i porti”.

Il politicamente corretto danneggia chi vuole proteggere

Ed è proprio qui che sta il punto: ormai sempre più persone trovano ridicole le trovate di quelli del “politicamente corretto a tutti i costi“. Questo va, inevitabilmente, a discapito di coloro che ancora stanno combattendo le proprie battaglie per l’uguaglianza. Basta un esempio per fare capire quello che ora sta succedendo. In “Avengers: Endgame”, la pellicola che ha incassato di più nella storia del Cinema e altro film di supereroi, ci sono parecchie scene “politicamente corrette” che hanno fatto storcere il naso agli spettatori.

Una in particolare si è dimostrata ridicola fino all’inverosimile. Nella battaglia finale, tutti i supereroi buoni stanno combattendo contro i cattivi di turno. A un certo punto, però, tutta l’attenzione è spostata su Capitan Marvel, interpretata dall’attrice Brie Larson, che si scontra con Tanos, il “quasi” imbattibile nemico. Ha bisogno di aiuto, e in suo soccorso arrivano tutte (e dico tutte) le donne supereroi del film, e solo loro. Una scena che, evidentemente, voleva fare vedere come le donne possano essere delle eroine. Ma una scena troppo forzata, che ha finito per gettare nel ridicolo proprio le rappresentanti del gentil sesso. E dire che non c’era il bisogno di una scena del genere, per far passare lo stesso giusto e positivo messaggio. Poco prima, infatti, era stata la stessa Capitan Marvel, una donna, appunto, ad abbattere l’astronave dei cattivoni e a ribaltare le sorti dell’impari scontro. La scena femminista c’era già, ma i protutori hanno voluto insistere e hanno bandato tutto all’aria.

Una buona torta

Il “politicamente corretto”, in sintesi, può essere visto come una buona torta. Purtroppo, però, per quanto una torta sia buona, non si può costringere nessuno a mangiarla. Non si possono prendere le persone, legare a una sedia e imboccarle a forza. Se lo si fa, come lo si sta facendo in questo momento con tutte le filosofie “arcobaleno”, le persone andranno a detestare quella torta. E non la mangeranno. Quel giorno, il cinema, la letteratura, la televisione e tutti i media torneranno indietro di decenni. Quel giorno le battaglie per l’uguaglianza andranno perse.

Io, personalmente, non ho nulla contro il “politicamente corretto”. Però preferisco, e di gran lunga, il “politicamente scorretto sostenibile”, che non propone disuguaglianza, razzismo e volgarità, ma che fa satira e critica efficace e in punta di fioretto, in stile Simpson e The Big Bang Theory, per intenderci.

Redazione CiSiamo
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