“La cultura che unisce”: un appello per la salvaguardia della cultura

"La cultura che unisce" è un appello rivolto al mondo della politica perché torni ad occuparsi della cultura. E' promosso dagli Amici della Scala

La cultura che unisce
"La scuola di Atene". Raffaello
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Un appello al mondo della politica perché si occupi del patrimonio culturale: ecco l’appello promosso dagli Amici della Scala, nella persona della Presidente Anna Crespi. Si tratta dell’iniziativa “La cultura che unisce”, che raccoglie intorno a sé artisti e studiosi, che hanno dato il loro assenso e sostegno.

Una “voce fuori dal coro”, che ha come obiettivo quello di sollecitare l’impegno pubblico sul sul valore della cultura “quale strumento che permette scelte informate, ragionate e ragionevoli”.

La cultura che unisce

Ci sono stati dei giornalisti, tra questi Panebianco, che hanno detto che la cultura e l’arte sono silenti in questo periodo. Come non essere d’accordo con questa opinione?”, si chiede Anna Crespi, intervistata da Ci Siamo. “Tuttavia vorrei aggiungere che la cultura – silente o non silente – è estremamente importante perché ogni singola persona che ha firmato questo nostro appello ha un ruolo straordinario che aiuta tutti”, spiega. Infatti, sottolinea, “ogni singola persona, come dubitarlo?, è una forza unica”.

I firmatari dell’appello

La cultura è indispensabile per il futuro di tutti, grandi e piccoli. Naturalmente, se poi si unisce diventa fortissima e, quindi di grande aiuto come spinta ideale verso la bellezza e la verità”, spiega la Presidente degli Amici della Scala. Che poi parla dei firmatari dell’appello, rivolto a “personaggi di alta cultura, selezionatissimi”. Ad oggi sono 291 le firme all’appello, “di persone straordinarie“. “Ad esempio, Arnaldo Pomodoro è uno scultore che fa statue in tutto il mondo, sculture che si trovano ovunque; e così Carla Fracci è un mito per tutto il mondo. Un altro dei firmatari è il coreografo Yong Min Cho che è conosciuto in tutto il mondo e che recita anche per la Fondazione Cini di Venezia e ha una filosofia sua che si fonda sulla convinzione che le nostre anime ci seguiranno nella nuova vita, ponendosi così come elemento di unione tra cielo e terra”. “Unire tutte queste esperienze (scultura, danza, filosofia etc.) può contribuire a migliorare questo nostro mondo. Migliorarlo in tutti i sensi!”, scandisce poi Anna Crespi.

Aver unito per la prima volta tutte queste persone importantissime che lavorano nell’eccellenza donano forza e immagine positiva a quella parte di mondo che ha delle responsabilità, sia in Italia, sia a livello internazionale”, sostiene. Ognuno di loro, racconta poi la scrittrice, lavora in modo eccellente e non si lascia spaventare. “Ognuno di loro propone il bello del passato, presente e futuro, spiega. E tra loro ci sono persone di tutti i tipi, “uomini e donne di tutte le età”. Anche “giovani che hanno delle professioni nell’arte e nella cultura”, ricorda, “fino agli anziani con la loro sapienza di vita”.

Il perché dell’appello

Per Anna Crespi, “in un momento importante e terribile come questo che stiamo percorrendo (sotto tutti i punti di vista: climatico, economico, politico…) è importante l’unità tra gli artisti e gli studiosi, che sono persone che sanno capire gli altri, vedere, sapere e con la loro forza combattere l’ignoranza. E specifica: “Combattere non nel senso di fare la guerra, ma di aprire gli occhi se è possibile, a chi volutamente li tiene chiusi, sia per incapacità di pensare, di agire e realizzare“. “Tutti noi abbiamo un’anima. Si tratta solo di farla affiorare e farla agire nel mondo”, dichiara poi.

“Io credo che l’appello abbia una forza di immagine, che toccherà il cuore di molti”. Il perché lo spiega la stessa Anna Crespi: “Ad esempio, io sabato vado a vedere il balletto The Kabuki. Io, scrittrice; io, persona comune, quando uscirò da questa esperienza sarò cresciuta. Quindi non è solo una firma, è una moltiplicazione di crescite. Quando io leggo un libro importante, alla fine del libro, non sono più la stessa, sia come donna, sia come artista. Io non riuscirei a scrivere il mio romanzo se non potessi leggere quello che scrivono i miei autori più amati, perché leggendo il cervello si amplia e diventa il vero passaparola”.

La novità dell’appello

Posso solo precisare che è possibile giungere alla verità solo attraverso l’emozione che diventa non solo fatto, bensì anche Poesia”, aggiunge poi in conclusione. “Va aggiunto che la vera, grande novità di questo appello è che non si schiera contro né a favore di qualcuno. È un’iniziativa che rivolgiamo a noi stessi, a noi firmatari al fine di impegnarci sempre di più nell’ambito della cultura e dell’arte, ognuno nel proprio settore, per un mondo più bello, più a misura di uomo e di donna”.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.