È morta Valeria Valeri: addio all’attrice romana

E' morta Valeria Valeri, a 97 anni, dopo una vita spesa tra tv e teatro, dove iniziò la sua carriera già nella seconda metà degli anni '40

Valeria Valeri
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E’ morta Valeria Valeri, a 97 anni, dopo una vita spesa sul palcoscenico. Una carriera iniziata a metà degli anni ’40, quando lei, poco più che ventenne, cominciò a calcare le scene. La sua vita artistica si mosse nel teatro dove divenne una massima autorità nel genere brillante con la libertà dei grandi, arrivando ad alti livelli anche con il registro drammatico.

Valeria Valeri, morta a Roma

L’attrice è morta ieri, 10 giugno 2019, a Roma, all’età di 97 anni, dopo una lunga carriera tra polcoscenico e Tv, come attrice ma anche doppiatrice di successo.

Chi è Valeria Valeri

Nata a Roma nel 1921 con il nome di Valeria Tulli, la Valeri seguì i corsi di Elsa Merlini. Cominciò in questo modo la sua carriera nel mondo del teatro, che proseguirà fino agli ultimi anni di vita.

La carriera teatrale di Valeria Valeri

All’inizio degli anni ’50, dopo un inizio di carriera con la compagnia di Laura Carli, fu con Gino Cervi e Andreina Paganini in alcune produzioni di rilievo come L’albergo dei poveri di Gorkij, I figli di Edoardo di Jackson, Bottomley e Marc-Gilbert Sauvajon, e Il mercante di Venezia di Shakespeare. Nel ’55 si aprì per lei la stagione al Teatro Stabile di Genova, dove si potè misurare con testi di Giraudoux, Cechov, Dostoevskij.

La svolta si ebbe nel 1958, quando entro a far parte della Compagnia Attori Associati, con Ivo Garrani, Giancarlo Sbragia e con Enrico Maria Salerno. Di quest’ultimo diventerà la compagna non solo nel mondo del teatro ma anche nella vita, crescendo con lui la figlia Chiara. Il successo arriva proprio con lo spettacolo Sacco e Vanzetti, nel 1960, dove Valeria Valeri interpretava la moglie di Sacco.

La sua collaborazione con lo Stabile non era però terminata. Infatti vi ritornò qualche anno dopo, nel 1963-64, quando recitò con Alberto Lupo. Ma il maggior successo lo raggiunse tra la fine degli anni ’60 e ’70. Prima in coppia con Alberto Lionello in commedie brillanti, e poi anche con Gino Bramieri e Paola Tedesco, confrontandosi con il teatro goldoniano.

E’ negli anni ’80 che nasce il sodalizio con Paolo Ferrari, con cui recitò in testi come Fiore di cactus di Barillet e Gredy, Vuoti a rendere di Maurizio Costanzo e Sinceramente bugiardi di Alan Ayckbourn.

Il cinema e la Tv

Nonostante la grande carriera come attrice non ebbe mai molto tempo per il cinema, e fece la comparsa solo in 7 film e con ruoli secondari. Più cospiscua la sua presenza come doppiatrice, attività per la quale prestò la voce a molte attrici estere.

Fu molto presente anche in Tv, in particolare due ruoli la portarono alla ribalta. Nel 1964 fu la signora Stoppani ne Il Giornalino di Gian Burrasca diretto da Lina Wertmüller, in cui il piccolo protagonista, Gian Burrasca era interpretato da Rita Pavone. Sempre in quegli anni fu interprete con il compagno Salerno nelle due serie di telefilm La famiglia Benvenuti, dirette da Alfredo Giannetti. Più recenti sono le sue collaborazioni con la soap-opera Un Posto al Sole e nella serie Il Commissario Manara.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.