Socrate: Il nostro pensiero civile comincia 2500 anni fa ad Atene, in giro nelle strade

E nell'Agorà, la grande piazza centrale dove i cittadini si ritrovano, incontrandosi per scambiare fatti e notizie, visto che non ci sono ancora “media” né giornalisti.

Socrate
Socrate

E neanche i giornali naturalmente: l’idea di inclinare nuove e pettegolezzi in fatti di cronaca non è venuta a nessuno fino alla primissime gazzette di citta, duemila anni dopo, nei primi anni del 1600, quando stampare sulla carta s’è fatto mestiere, e a scrivere, oltre ai grandi autori classici, ai poeti e romanzieri stampati sulle prime macchine a pedale, con i fogli messi a mano, cominciano in giro i primi reporter seguiti a breve dagli inviati speciali, mandati dal direttore sui campi di guerra a narrare a casa di fucili e cannoni, di cavalli alla carica e divise infangate, di morti eroi, e feriti bendati in cammino per le retrovie dopo battaglie sanguinose. Quando la radio, i magazine, la televisione non erano ancora neanche fantascienza, che sarebbe cominciata solo più tardi, a cavallo dei primi anni del XX° secolo. con Jules Verne e il cinema di Meliès e dei Lumière.

La prima “voce” quotidiana in Italia, il “Corrierone” come qualcuno di altra parrocchia cartacea continua a definire il più vecchio ed autorevole popolare “foglio” (che conta oggi però ben 64 pagine salvo imprevisti, escluse “coste” aggiuntive, inserti speciali, speciali tematici, volumi promozionali delle serie in stampa che saranno in edicola dalla prossima settimana) ebbene, il Corriere della Sera, la vigilia della Festa de Lavoro ci riporta allegato alle sue, in altre 167 pagine fresche di stampa, rilegate con copertina e risvolti, il ricordo e la vita di Socrate, iniziativa culturale “di massa” d’attenzione e risveglio del pensiero, della consapevolezza, della conoscenza, in un tempo di edonistici ed autocompiaciuti selfie, e di diffuse stupidità social in una rete che purtroppo dà la parola e la possibilità di intervento anche alle più inutili e insulse scioccherie.

Socrate forse non sapeva neanche scrivere, non ha lasciato nulla di pugno suo, ha lasciato che lo facessero altri sulle tracce delle sue incessanti riflessioni, della sua ansia di sapere: in Platone è certo il protagonista principale, il suo dire, gli insegnamenti, i suoi conviti in cammino coi discepoli, o in sosta sotto gli alberi ombrosi nelle piazze con loro in cerchio intorno, ad ascoltare; il ricordo del suo meditare, la lettura del suo agire, per chi non l’avesse “incontrato” e studiato già di suo, o non avesse le idee chiare su chi fosse il vero primo attore dell’infanzia della civiltà, è colta informazione e utile memoria:

Come fa sicuramente bene fermarsi a riflettere sul concetto originario di conoscenza e sapere, da cui siamo educati, formati, e debitori. E’da Socrate, e gli altri del tempo che la civiltà occidentale ha iniziato a pensare. La morte accettata da Socrate innocente consapevole è l’insegnamento più alto, fondamento etico e morale: il rispetto della Legge al quale è tenuto ogni uomo che voglia considerarsi onesto e civile, sottoposto nella sua libertà, solo alle vincolanti regole irrinunciabili della convivenza sociale. Ieri come oggi.

La Giustizia, la Legge. Quella ateniese era davvero amministrata dal popolo, con tutti i difetti e le pecche del voto popolare, Non ci sono avvocati: ogni imputato si difende da solo dalle accuse che nel processo gli vengono rivolte e argomentate, non da un pubblico ministero, che non era ancora stato inventato, ma da un altro cittadino che s’è sentito offeso o danneggiato dall’azione e comportamento dell’imputato, contro di sé o contro la comunità cittadina. Ci sono dei principi codificati: i giudici sono 501, estratti a sorte tra i circa 20.000 ateniesi titolari del diritto di cittadinanza e di residenza, circa il 10% degli abitanti della città, che ospita anche lavoratori, schiavi, e stranieri di varia origine, residenti e integrati ma che rimangono sempre stranieri. I giudici votano con dischetti di bronzo: pieni per il sì, forati per il no, devono rimanere in aula finché il dibattimento non sia concluso e la sentenza di assoluzione o di condanna, emessa.

Non hanno neanche la pausa pranzo, mangiano, durante i brevi intervalli, il cibo portato da casa. Sarà la polis ateniese, nuovamente riunita in giudizio a stabilire “l’errore giudiziario” ormai irrevocabile, e a restituire al “suo” filosofo l’onore e la dignità. Meleto, l’accusatore accanito è condannato a morte.

Oggi con la conquista della civiltà della rappresentanza “in nome del popolo” i nostri giudici in toga a volte, monocratici, ammessi ad amministrare giustizia secondo la legge, e ad “interpretarla” secondo il caso e l’opinione propria, decidono sanzioni e pene, anche alternative, sulla base dell’incarico vinto a concorso, per titoli ed esami, solo nei processi maggiori assistiti dalla giuria popolare fasciata dal tricolore

Sarà domani, 1°Maggio l’annuale Festa dei Lavoratori, che richiama l’opera, l’impegno, l’attività produttiva di ogni uomo (e donna, oggi) e la dignità sociale che ne deriva, che ogni anno si celebra in tutto il mondo. Anche da noi, dove quel lavoro che la Costituzione mette a base dell’impegno nazionale, ma che il progresso sociale, la tecnologia in avanzamento costante, l’inerzia politica, gli insufficienti investimenti, che nel paese sembra più nessuno voglia rischiare, mantenendo i capitali al sole caldo dei Caraibi o mettendoli a frutto nel paniere della finanza di speculazione, o in altri paesi dove quel lavoro festeggiato come più alta espressione di merito dell’uomo, è meno pagato e permette solo sopravvivenza aleatoria, senza lussi, senza il superfluo cui invece siamo abituati ad avere intorno e indosso, come al contrario Socrate a suo tempo invece pratica, additando l’austerità a sistema di vita, e insegnando altri valori, altro alto pensiero, altro sapere, come scopo dell’esistere.

Ma al tempo suo non c’erano, attraenti e seduttivi, i centri commerciali!

Ennio Testa
Nel mezzo del cammin di… sua ottava decade, e non sentirsela addossol, dopo averne viste, sentite, vissute, lette e meditate di tutti i colori, di luce e di buio. Nato e vissuto a Roma, la città del cuore, di cui ama persino i “sanpietrini”, con ascendenze e attiva tradizione milanese, trasferito poi nelle terre etrusche altrettanto amate. Libero e vagabondo ha calpestato e conosciuto le vie di tutta l’Italia e della mezza Europa dove l’impegno l’ha portato, sommando esperienza e saperi che oggi l’aiutano a scrivere.