La proposta della Lega per salvare le piccole librerie: il commento dell’Associazione Librai Italiani

Dopo la proposta dell'Onorevole Daniele Belotti di abbassare il limite massimo di sconto applicabile al prezzo di copertina dei libri, abbiamo sentito il parere di Paolo Ambrosini, Presidente dell'Associazione Librai Italiani.

Libri
Il Presidente dell'Associazione Librai Italiani ha rilasciato un'intervista sulla proposta di Belotti di abbassare la soglia di sconto applicabile ai libri.

Qualche giorno fa, Open ha pubblicato un’intervista all’Onorevole Daniele Belotti, in cui spiegava la sua proposta di modifica alla Legge 128 del 2011 che disciplina del prezzo dei libri. Secondo questa Legge, lo sconto che una libreria può decidere di fare sul prezzo di copertina è del 15%. Uno sconto piuttosto forte, che possono permettersi solo grandi aziende del settore.

La proposta dell’Onorevole Belotti mira ad abbassare questa percentuale fino al 5%, in modo da tutelare anche le piccole librerie.

Proprio su questa proposta abbiamo sentito il parere di Paolo Ambrosini, Presidente dell’Associazione Librai Italiani, che ha concesso a CiSiamo.info un’intervista.

Secondo lei, la modifica proposta dall’Onorevole Belotti è auspicabile per salvaguardare le piccole librerie?

Oggi il grosso problema per una libreria è che l‘attuale livello di sconto per legge applicabile alla clientela è pari al 50% del margine lordo teorico dell’azienda libraria: mi sa indicare altri settori dove l’imprenditore, il lavoratore rinuncia in partenza al 50% del suo guadagno? Credo che questa sia la causa prima delle difficoltà che oggi hanno le librerie a restare attive nel mercato visto che si devono confrontare con operatori che sono di proprietà o controllati dagli stessi editori ( gruppi editoriali) e che quando scontano un libro lo fanno forti del fatto che sono loro in quanto editori a stabilire e stampare il prezzo di vendita e a determinare le condizioni alle librerie loro clienti.

Lei ritiene che possa esserci ancora futuro per le piccole librerie?

Come tutte le vicende umane dipende se si riesce a riequilibrare il mercato e a ridare marginalità ai librai per consentire loro di reinvestire in attività e progetti a sostegno della loro offerta commerciale

Nella sua opinione, quali altre iniziative possono favorire le piccole librerie?

L’altro grande problema che da sempre denunciamo e che in parte è la conseguenza della difficoltà delle librerie, è la scarsa propensione alla lettura del Paese. In questi anni sono stati pochi, rispetto agli altri settori della cultura, gli interventi per promuovere il libro e la lettura, e dato che come ha anche riconosciuto il Ministro Bonisoli, il libro è la porta d’ingresso per i consumi culturali, noi rinnoviamo la richiesta di finanziamenti importanti e duraturi per la promozione del libro e della lettura.

Possono esserci altre politiche da attuare per favorire il commercio librario?

Una maggiore collaborazione tra pubblico e privato con una cabina di regia nazionale aiuterebbe molto ad individuare nuove strategie o a mettere a sistema esempi virtuosi che nel territorio per iniziativa privata ci sono.

In che misura le vendite online hanno messo in crisi il mercato librario? C’è qualche altro fattore determinante?

Il commercio librario al pari del commercio tutto si confronta oggi con una cambiamento negli stili di acquisto; nel nostro caso pesano però due fattori non trascurabili:

1 il prezzo stampato sul libro che per noi è un valore, ma che rende facilmente riconoscibile il risparmio quando online si fa una ricerca

2 Il servizio che l’online riesce a dare al cliente, che noi librai da tempo rivendichiamo come condizione prioritaria per consentirci di operare, ma che purtroppo negli ultimi anni anzichè migliorare è peggiorata con situazioni a dir poco imbarazzanti per alcuni importanti distributori nei periodi più caldi del mercato.

Se potesse far una domanda/ richiesta al Ministro dei Beni Culturali Bonisoli, che cosa chiederebbe?

Un intervento deciso e rapido per riequilibrare il mercato del libro e per far sì che gli operatori possano tornare ad investire e a promuovere sviluppo. Restare ancora fermi per timore di scontentare qualcuno è il modo per vivere tranquilli ma non di certo di svolgere il ruolo al quale si è chiamati come Ministri della Repubblica.

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Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.