Parole nuove in italiano: l’elenco proposto dagli utenti all’Accademia della Crusca

L'Accademia della Crusca si è attrezzata per seguire il mutamento linguistico, approntando una pagina web in cui gli utenti possono proporre parole da accogliere nell'uso dell'italiano standard.

L'Accademia della Crusca
L'Accademia della Crusca appronta una pagina web dove gli utenti possono proporre parole da inserire a pieno diritto nella lingua italiano.

Si sa che la lingua italiana è un fatto complicato. Unitaria sì, ma solo da anni recenti, quando l’italiano “standard” si è diffuso soprattutto ad opera di quei tanto additati, e non benevolmente, giornalisti, che dagli anni ’50 entrano nelle case degli italiani attraverso la televisione e diffondono una lingua più o meno unitaria. Ma le varianti regionali non sono mai del tutto morte, e per questo nulla di strano se qualcuno si chiede – e legittimamente chiede – se siano ammissibili alcuni usi particolari.

Questo è il caso di espressioni come “scendi il cane” o “siedi il bambino“, che tanto hanno fatto discutere nei giorni scorsi.  L’Accademia della Crusca sembrava averle sdoganate, ma si sa, i giornalisti complottisti avevano travisato tutto, e così l’Accademia fiorentina ha rapidamente chiarito che no, non si potranno usare queste espressioni in contesti formali. Via libera solo in situazioni familiari, e solo nel parlato, dunque.

La pagina per proporre parole nuove

Ma com’è che l’Accademia si è espressa su questo fenomeno? Esiste una pagina apposita, come segnala Supereva in cui gli utenti possono proporre e segnalare parole che sentono come diffuse e che ritengono debbano essere ammesse a pieno titolo nel patrimonio della lingua nazionale. Si tratta di un’esigenza che vede in prima linea il linguaggio della generazione del Millennial. Tutti termini che prima non potevano, per forza, esistere.

I termini più proposti

Alcuni termini sono effettivamente piuttosto utilizzati, e definiscono prevalentemente azioni riguardanti i nuovi mezzi di comunicazione. Abbiamo “postare”, “taggare”, “screenshottare” “photoshoppare” “shazzammare”, “whatsappare”. Anche “sbuguiardare”, “apericena” o “stalkerare” ormai possono considerarsi termini diffusi. Qualche nostalgico che è rimasto bambino ha proposto anche “babbano”, che identifica i non maghi nella saga di Harry Potter.

Sulla scorta di “petaloso”

Ma qualcuno ha proposto anche “buongiornotte”, “puccioso”, “ansieggiare”, “ideicida”. E poi, sulla scorta di “petaloso”, ecco una quantità di improbabili aggettivi il “-oso”, come “petoso”, “ruttoso”, “inzupposo”, “scondinzoloso”, “batuffoloso” o “cementoso”.

Concessioni regionali

Alcune concessioni anche ai regionalismi come il romano “scialla”, il milanese “sbatti”, o nuovi superlativi in “-errimo”, perché diciamolo, fa molto elegante usare questo suffisso.

I nonsense

E per finire, io nonsense, e qui troviamo “cicciogamer”, “astralopiteco”, “urgentilmente”, “maquantoèbelloskyrim”, “vammà”, “patatonzolo” e “awware”.

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Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.