Agit-Poetry Slam, allo Zelig Cabaret la competizione fra poeti a giuria popolare

Il 24 gennaio andrà in scena allo Zelig Cabaret di Milano il Poetry Slam, competizione tra poeti a giuria popolare.

Zelig Poetry Slam
Zelig Poetry Slam

Il Poetry Slam, competizione tra poeti, sembra che si possa fare ovunque, come all’Après-coup di Porta Romana, a Milano. «Un posto strano, freak… direi un locale anni venti trenta, avanguardista. Con pezzi originali e una galleria d’arte, sedie, tavoli, piatti arredamento, oggettistica, divani di pelle, forchetta… Una Wunderkammer ricercata di quegli anni. A metà tra Jack lo squartatore e una galleria d’arte, dove si mangia e si beve benissimo», così l’attore Enrico Pittaluga, già reduce dall’esperienza di Tournée da bar.

Il Poetry Slam, competizione a giuria popolare, sembra che possa esser anche fatto da chiunque: un regista con un passato da rapper, uno scrittore di sketch com, un’attrice, un sassofonista, un avvocato. «C’è chi la fa rap, chi musicale, chi è molto asciutto, chi scrive benissimo ma legge male».

Questa è la volta di due Maestri di Cerimonia d’eccezione: Paolo Agrati e Ciccio Rigoli. A Paolo Agrati piacciono il fritto e gli zombie, parlare con le donne e far crescere le piante. Ciccio Rigoli ha dismesso la cravatta, che prima metteva per nascondere la maglia della salute, ed ora indossa Dr. Martens, jeans, maglia nera, giacca e unghie smaltate di nero, si prodiga per il recupero sociale di Ciro dei Neri per caso.

In scena il 24 gennaio allo Zelig Cabaret di Milano

I concorrenti ce li presenta Rigoli: «Francesca Pels, espressione di una poesia molto metropolitana, molto milanese. Sergio Garau, presidente della LIPS (Lega Italiana Poetry Slam), nonché la voce più internazionale dei nostri slammer, si è esibito ovunque: dal Brasile al Messico, in Svezia, Germania. Un nome storico del Poetry Slam Italiano. Simone Savogin, tre volte campione italiano, il più performativo tra i poeti. Gianmarco Tricarico, scelto per la sua assoluta follia. L’uomo che ha scritto la Poesia Killer. Non potevamo non portare un uomo che ha scritto una Poesia Killer a Zelig. Marko Miladinovic, l’artista più completo fra tutti quelli dello Slam italiano e svizzero. O lo ami o non lo riesci a comprendere, ma, appena entri nel suo meccanismo, non puoi non amarlo. Davide Passoni, rapper e performer. Un animale da palcoscenico. Alessandro Burbank, il più indie dei poeti italiani, ha aperto il concerto di Willie Peyote e da anni porta avanti progetti di poesia innovativa».

Intervisto Marko Miladinovic, che la critica definisce ora “rivoluzionario elvetico”, ora “re incontrastato del funk sommesso” e, ancora, “la mala leche de los mejores monologistas”.
Per lui: «il Poetry Slam è stata una gavetta e l’alternativa a un’avanguardia ormai impossibile (ombra compresa)».

«Grazie al Poetry Slam – continua Marko Miladinovic ho incontrato e conosciuto i migliori poeti e performer europei contemporanei e ho viaggiato per l’Europa e in lungo e in largo per l’Italia. È stato importante per le alleanze stabilite, le amicizie che ho stretto, come per la mia maturazione, perché ho imparato a stare davanti a un pubblico (specchio dell’artista in cui si teme di vederci riflesso un imbecille) e potenziarmi e sperimentare nuove possibilità».

Approfondendo mi dice come il fenomeno stia trasformando le nuove generazioni anche in Ticino, «non solo per la fiducia in se stessi, il confronto, il miglioramento nella scrittura e nella lettura, ma anche per farla finita con la vergogna e prendere finalmente coraggio delle proprie aspirazioni».

Ciò che sia Pittaluga che Miladinovic ci tengono a sottolineare è la dimensione popolare del fenomeno. Ciò che colpisce, di primo acchito, è la diversità nell’esprimere un sentimento comune; perché il Poetry Slam è anche questo: una multiformità ed eterogeneità di sguardi e di persone che vi gravitano intorno.

Il poeta parla di un luogo originario della poesia, della polis come culla e luogo a cui ritornare; l’attore parla di fruizione popolare e preferisce narrarmi episodi di condivisione tra performer e attori.

C’erano una volta i treni e le navi di agitazione popolare, dove venivano allestiti spettacoli e videoproiezioni. Una di quelle navi approda ora allo Zelig Cabaret di Milano, viale Monza 140 il 24 gennaio.

L’intento non è politico, ma state certi che non riuscirete a rimanere seduti a guardare.