“Vie dei diritti”, cambiano nome 19 strade: «Mantenere sempre viva la memoria»

Il ricordo per le vittime uccise dalla mafia

Una via da dedicare a Giuseppe Puntarello e a chi, come lui, si è opposto alla mafia. Il segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia di Sicilia è uno dei 19 protagonisti delle cosiddette “vie dei diritti“. Si tratta di strade che saranno dedicate ai sindacalisti uccisi nel secondo dopoguerra. Largo del Camoscio, da oggi, si chiamerà via Giuseppe Puntarello.

Le “vie dei diritti” e la lotta alla mafia

Alla cerimonia hanno partecipato diverse autorità locali, familiari di Puntarello e la sua unica figlia rimasta in vita, Alfonsina, che ha 92 anni oltre ad altri congiunti delle vittime di mafia. «Con l’intitolazione di queste strade nel quartiere operaio di Bonagia rendiamo omaggio al ricordo e alla memoria dei sindacalisti di un’epopea di scontri nelle campagne. Inoltre ricomponiamo la grande famiglia della Cgil con gli insegnamenti che ci hanno lasciato – ha dichiarato il segretario generale della Cgil Palermo Enzo Campo – ed è proprio per questo che siamo grati all’amministrazione comunale. In un momento in cui la mafia si rinnova come dimostrano gli arresti di ieri, è un dovere sottolineare l’importanza della lotta contro la mafia. Palermo è l’unica città che ricorderà 39 dirigenti sindacali uccisi, per tenere viva la memoria di un movimento che ha fatto la storia della Repubblica. In questo si conferma città aperta, aperta ai migranti, alle tante vertenze, alla cultura. Noi oggi siamo qui per affermare la cultura del lavoro. Perché il lavoro, allora come oggi, resta il tema centrale. Un lavoro dignitoso come forma di emancipazione contro la precarietà e lo sfruttamento».

ne parliamo in pausa pranzo

Il segretario della Cgil Palermo ha ribadito la richiesta di verità per i delitti dei sindacalisti, rimasti quasi tutti impuniti. «I nostri dirigenti uccisi non hanno avuto giustizia. Era un’altra la magistratura del tempo, questi omicidio finivano in un trafiletto sui giornali. Rivendichiamo la riapertura dei processi e che per questi nostri dirigenti, riconosciuti come vittime ed eroi da una giustizia sociale e storica, si possa arrivare a stabilire una verità giudiziaria, con l’attribuzione dei mandanti e degli autori degli omicidi».

Le parole del nipote di Puntarello

All’iniziativa delle vie dei diritti è intervenuto anche il nipote Giuseppe Rizzo, figlio di Alfonsina. «Il recupero della memoria di questi uomini, eroi loro malgrado, può avere una forza prorompente, in una fase in cui assistiamo ad una sorta di rimozione collettiva della nostra storia, recente e più remota, e con il ritorno di rigurgiti nazionalistici – ha detto Rizzo – Mio nonno si era schierato con i braccianti e i contadini poveri, che sognavano un futuro migliore. Oggi le tutele e i diritti per cui i nostri eroi si sono battuti sono molto compromessi. Ridare ai protagonisti di queste battaglie il posto che meritano nella storia è importante».

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Alessandro Artuso
Nato a Roma il 18 giugno 1991, ho conseguito la laurea triennale presso l'Università della Calabria e la magistrale all'Università degli Studi di Messina. Giornalista pubblicista, da luglio 2018, ho maturato la mia prima esperienza lavorativa con la redazione calabrese ottoetrenta.it con la quale collaboro da aprile 2015. Ho lavorato nell'azienda Silicon Make App producendo articoli inerenti a tematiche come Sviluppo app, Web marketing e Social media marketing. Interessato alle notizie a tutto tondo, mi pongo come elementi imprescindibili la ricerca e il controllo delle fonti.