Palamara si difende: “Da me mai illeciti, non sarò il capro espiatorio”

Palamara si difende: "Da me mai illeciti, non sarò il capro espiatorio". Disposto a dimettermi se lo faranno tutti i membri del 'sistema', scrive l'ex presidente dell'Anm su il Giornale

Palamara si difende:
Luca Palamara

Palamara si difende: “Da me mai illeciti, non sarò il capro espiatorio”. “Ritengo convintamente di dover chiedere scusa ai tanti colleghi che nulla hanno da spartire con questa storia, che sono fuori dal sistema delle correnti, che ogni giorno evadono numerosi fascicoli dietro ai quali si annidano vicende personali complesse e che inevitabilmente saranno rimasti scioccati dalla ‘ondata di piena’ che è montata in questi giorni e che rischia, ingiustamente, di travolgere quella magistratura operosa e aliena dalle ribalte mediatiche che rappresenta la parte migliore di noi”. Così scrive, in un suo intervento su ‘Il Giornale’, Luca Palamara, ex pm di Roma cacciato dall’Anm di cui è stato presidente, sotto inchiesta a Perugia. Intervento nel quale ripercorre a tappe la sua carriera e il suo lavoro, il ruolo nel sindacato, quello che definisce ‘il lato oscuro del sistema’ e ancora ‘le amicizie con i vip’, ‘l’utilizzo del trojan’.

Palamara si difende: “Da me mai illeciti, non sarò il capro espiatorio”

Non mi sottrarrò alle mie responsabilità su questi fatti: oggi posso dire che ho sottovalutato le mie frequentazioni di quel periodo perché in me prevaleva l’idea di schivare qualsiasi pericolo e di essere un incorruttibile. L’idea che si potesse pensare il contrario su di me mi ha fatto diventare un animale ferito e questo mi ha portato spesso ad utilizzare espressioni sbagliate verso colleghi con i quali ho sempre avuto rapporti di stima… – prosegue Palamara – Come ho detto con il recente deposito degli atti della Procura di Perugia queste accuse sono ora cadute e la mia certezza di non aver mai commesso alcuna condotta illecita nella mia attività ha ora trovato conforto nella decisione degli stessi inquirenti”. 

Sono disposto a dimettermi solo se ci sarà una presa di coscienza collettiva ed insieme a me si dimetteranno anche tutti coloro che hanno fatto parte di questo sistema, – prosegue Palamara – per dare oggi la possibilità a tutti quei magistrati che ingiustamente ne sono rimasti penalizzati di attuare un reale rinnovamento della magistratura senza infingimenti, senza più tensioni e senza sterili ed inutili contrapposizioni ideologiche. Spero che i prossimi 36 componenti del Comitato direttivo centrale possano essere questi ultimi e che loro stessi possano difendere l’autonomia della magistratura, bene supremo per tutti. Il d.m. 30 maggio 1996 è il mio concorso e lo ricorderò sempre come il più bel momento della mia vita… – conclude – Tutto quello che è accaduto in questo anno non ha nulla a che vedere con l’imparziale esercizio della giurisdizione al quale io sempre mi sono ispirato nel rispetto di tutti i cittadini italiani. Non farò il capro espiatorio di un sistema“.