Coronavirus, in Lombardia esperti al lavoro sul test sugli anticorpi

L'emergenza resta, ma si inizia a pensare al dopo: si potrebbero trovare quelli che sono già immuni per iniziare a riaprire alcune attività

test sugli anticorpi
Foto: Pixabay

Pur non essendo ancora conclusa la fase di emergenza, in Lombardia i primi segnali positivi sulla gestione del Coronavirus iniziano a esserci. E si inizia così, tra le istituzioni, anche a pensare a come e quando si potrà riprendere almeno parzialmente la propria normalità. “Una task force di esperti voluta dalla Regione ha così avviato una valutazione scientifica su più di 100 diverse tipologie di test commerciali per la determinazione degli anticorpi che si sviluppano a seguito dell’infezione da coronavirus, al fine di estendere le possibilità di screening su ampi strati della popolazione”. A riferirlo sono il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e l’assessore al Welfare Giulio Gallera.

Test sugli anticorpi per trovare gli immuni

Il principio su cui si basa la strategia è piuttosto semplice anche per chi si intende poco di medicina a livello professionale. Si punta infatti a trovare chi ha già sviluppato l’immunità, pur non avendo avuto i sintomi della malattia. Questo sarebbe un meccanismo interessante per provare a valutare la ripresa di alcune attività.

“Si tratta di un primo passo – aggiungono Fontana e Gallera – volto all’identificazione delle proposte diagnostiche che diano le migliori garanzie di specificità, sensibilità, semplicità d’uso ed alta velocità e capacità di essere processati. La Lombardia metterà a disposizione i risultati di questa analisi in ambito nazionale ed internazionale”.

Dal momento che la diagnosi sierologica di COVID è ostica e non c’è ancora la certezza delle performance dei diversi test, gli esperti dei laboratori lombardi hanno pensato di avviare un percorso che si delinea attraverso una road map specifica:

•          Il Cesimento delle piattaforme analitiche/expertise nell’ambito del gruppo

•          Il Censimento dei materiali (sieri, plasmi) disponibili da parte di ciascun centro

•          La Costituzione di gruppi di 3-4 laboratori che si incarichino di validare le performance di test diversi;

•          L’Utilizzo di uno schema unico per la validazione dei saggi da parte di ciascun gruppo operativo;

•          La Condivisione dei dati e delle strategie diagnostiche proponibili, prima del rilascio dei dati stessi verso l’esterno.

Gli esperti, per questa ricerca, potranno disporre e andranno ad approfondire le analisi sul siero di pazienti ricoverati, dimessi e tolti dalla quarantena perché negativi, oltre a quelli risalenti agli anni precedenti, durante i quali l’infezione ancora non era in circolo.

“La ricerca scientifica procederà di pari passo all’immane sforzo che stiamo compiendo per l’assistenza ospedaliera e domiciliare – concludono Fontana e Gallera – al fine di poter disporre di strumenti diagnostici ad ampio raggio e per rilasciare alla comunità internazionale il maggior numero possibile di informazioni, per il presente e per il futuro, utili a debellare questo nemico invisibile”.