Coldiretti: se mangi agnello a Pasqua salvi 60mila pastori

Coldiretti: se mangi agnello a Pasqua salvi 60mila pastori. Parte la campagna social #iostocoipastori

Coldiretti: se mangi agnello a Pasqua salvi 60mila pastori
Coldiretti: se mangi agnello a Pasqua salvi 60mila pastori

Coldiretti: se mangi agnello a Pasqua salvi 60mila pastori. E’ un argomento che negli ultimi anni è diventato fonte di polemiche, specie sui social. Ma a proposito del quale dovrebbe valere l’usuale regola di civiltà: chi vuole lo fa, chi è contrario no. In ogni caso seguire la tradizione pasquale portando in tavola carne d’agnello può essere in questo periodo benaugurante per il ritorno alla normalità ma, dice Coldiretti, aiuta anche la sopravvivenza di 60mila pastori duramente colpiti dalla crisi provocata dall’emergenza sanitaria. In occasione della Giornata mondiale della pastorizia parte quindi la campagna social dei pastori #iostocoipastori per sostenere il valore sociale, economico, storico e ambientale di un mestiere a rischio estinzione. “In occasione di questa festività – sottolinea la Coldiretti – si acquista infatti gran parte di circa 1,5 chili di carne di agnello consumata a testa dagli italiani durante tutto l’anno. La carne di agnello è – evidenzia la Coldiretti – una presenza antica della tradizione gastronomica italiana, come dimostrano i piatti della transumanza tramandati da secoli: dall’abruzzese agnello cacio e ova al molisano agnello sotto il coppo fino all’abbacchio alla scottadito del Lazio“.

Coldiretti: se mangi agnello a Pasqua salvi 60mila pastori

In una situazione in cui la maggioranza dell’offerta viene dall’estero, e soprattutto da Romania e Grecia, per portare in tavola qualità al giusto prezzo il consiglio della Coldiretti è dunque quello di preferire carne di agnello a denominazione di origine, quella garantita da marchi di provenienza territoriale, o di rivolgersi direttamente ai pastori, quando sia possibile. “Gli animali custoditi negli allevamenti italiani rappresentano un tesoro unico al mondo, che va tutelato e protetto anche perché a rischio non c’è solo la biodiversità delle preziose razze italiane, ma anche il presidio di un territorio in cui la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali”, commenta il presidente della Coldiretti Ettore Prandini