Coronavirus, Galli (Sacco): “Niente vaccino prima dell’estate”

Anche nei farmaci somministrati ai pazienti si naviga a vista

Vaccino Coroavirus
Foto: PIxabay

E’ un periodo davvero difficile quello che stiamo vivendo ormai da qualche settimana con il numero dei contagiati da Coronavirus che cresce di giorno in giorno. Ma al momento l’unica cosa che possiamo fare per rallentare il contagio è quella di restare in casa e muoversi solo se strettamente necessario.

Sicuramente sarà difficile che ci si possa risollevare in tempi brevi: “La mia speranza è che di questo virus ci si possa liberare in non più di mesi dal momento dell’applicazione di determinate regole; e ho già dato un termine agghiacciante. Non è e non sarà una cosa breve, se dovesse avvenire in tempi brevi sarò il primo a fare una festa”- ha fatto sapere a Tv2000 Massimo Galli, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano.

Vaccino Coronavirus – I tempi non saranno brevi

Oltre ai medici impegnati in prima linea per curare i malati, ci sono anche i ricercatori alle prese con il lavoro per avere a disposizione un vaccino. Ma anche in questo ambito è necessario attendere.

“Il vaccino – aggiunge Galli – è una speranza. Ci sono almeno 18 programmi aperti per arrivare al vaccino. Mi auguro che nelle varie dichiarazioni che si susseguono ci sia del vero più o meno in tutte. Sicuramente qualcosa verrà fuori, ma dubito che noi siamo in grado di delimitare e circoscrivere l’epidemia e di superarla attendendo il vaccino. Il vaccino verosimilmente ad essere fortunati arriverà dopo l’estate, non prima. E anche se arrivasse prima passeranno comunque ei mesi”.

Poche certezze anche sulla cura

Si naviga a vista anche per i farmaci che vengono somministrati ai vaccini. “Andiamo per tentativi. L’utilizzo della Clorochina, farmaco antimalarico, è un po’ quello che facciamo sempre in mancanza di altro nell’ipotesi abbastanza vaga che possa funzionare. Stiamo cercando di mettere in fila dei numeri per cercare di capire se funziona e stiamo aspettando che dalla Cina arrivino delle indicazioni perché loro questi conti li hanno fatti prima di noi. Sul farmaco Remdesivir abbiamo iniziato la sperimentazione per saperne veramente di più e ne abbiamo usato parecchio come farmaco concesso fuori da studi per uso compassionevole”.

Per quanto riguarda poi il picco dell’epidemia, “non stiamo contando tutte le persone infettate ma selezionando le persone che hanno sintomi importanti. E questo, dal punto di vista epidemiologico, non ci mette nella condizione di avere assoluta fiducia sulla valutazione dei dati osservati per definire quando ci sarà il picco”.